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Salute mentale / Le Rems come ‘ultima ratio’

La risposta argomentata di chi lavora nel campo alle dichiarazioni di chi “dimostra di non conoscere le leggi in vigore nel suo paese”
11 mar. – Macio Fada, Fp Cgil Brescia, componente della Rsu Dell’Asst Spedali Civili in servizio presso il Dipartimento salute mentale, risponde alle recenti dichiarazioni del senatore Franco Zaffini e del deputato Emanuele Prisco. I due onorevoli sostengono, come riporta anche agenziastampaitalia.it, che le Rems non abbiano sufficienti posti a disposizione, a differenza dei (superati) Opg. Sostengono anche che siano “in aumento i reati contro la persona commessi da soggetti affetti da gravi disturbi psichici”. “Da dove trae questo dato, da quale ricerca scientifica, da quale rapporto?” domanda Fada. “Nulla, solo fuffa, ma intanto la vecchia associazione ‘malattia mentale’ e ‘pericolosità’ viene ricondotta a chiacchera da bar e alimenta pregiudizi e stigma”. Il sindacalista rincara la dose: “Che un parlamentare non conosca le leggi in vigore nel suo paese (legge 9 del 2012: ‘Disposizioni per il definitivo superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari’ e la legge 81/14 che ne ha sancito la definitiva chiusura avvenuta, dopo il commissariamento delle regioni inadempienti, nel 2017) è già grave di per sè. O che non conosca le sentenze della Corte Costituzionale n. 253 del 2003 e n.367 del 2004 che hanno ampliato le misure alternative all'internamento, privilegiando il diritto di cura su quello della sicurezza. Ma che aggiunga affermazioni fondate sul nulla, con l'obiettivo evidente di diffondere paura e stigma verso persone attualmente ristrette, denota il livello di preparazione e qualità umana del personaggio”. Non è vero che le Rems non hanno sufficienti posti a disposizione. “La legge – spiega Fada - considera la Rems come ‘ultima ratio’ per persone che non possono, per la loro condizione psicopatologica e per il reato commesso, trovare appropriato un percorso esterno. Qui la Rems ha un senso e sono più che sufficienti i posti previsti. Il resto delle persone, soprattutto quelle con misura di sicurezza provvisoria, possono trovare risposta nei Dipartimenti Salute Mentale presenti in Italia, così come avvenuto tra il 2011 (oltre 1400 internati) e il 29 aprile 2018 (625 internati). Le liste di attesa si formano perchè ancora non esiste una modalità operativa di interlocuzione tra il sistema giudiziario e quello dei servizi psichiatrici, auspicata dal Consiglio Superiore della Magistratura con due risoluzioni, che dovrebbero venire applicate dai protocolli nelle regioni: a Brescia è già attivo, Milano a breve lo sarà, in Emilia e nel Lazio”. (aa)
angela.amarante | 11 marzo 2019, 14:02
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