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Il lavoro delle donne in divisa

‘Oltre le sbarre’, l’iniziativa della Fp Cgil nazionale e lombarda al carcere di Milano San Vittore
11 giu. - Questa mattina si è tenuta, presso la casa circondariale di Milano San Vittore, l'iniziativa promossa da Fp CGIL Nazionale e della Lombardia “Oltre le sbarre, il lavoro delle donne in divisa”. Il tema al centro del dibattito è stato la parità di genere tra gli operatori di polizia penitenziaria e il superamento del “tetto di cristallo” che caratterizza ancora il lavoro femminile.

Presieduto da Manuela Vanoli, segretaria generale FP CGIL Lombardia, il convegno è iniziato con gli interventi di Francesco Basentini - Capo Dipartimento Amministrazione Penitenziaria – che in video collegamento ha parlato di un tardivo riconoscimento del lavoro delle agenti donna nelle carceri. Incalzato da Vanoli e da Florindo Oliverio, segretario nazionale FP CGIL, rispetto alle azioni concrete che l'Amministrazione Penitenziaria dovrebbe mettere in atto dopo la piattaforma per le pari opportunità negli istituti di reclusione presentata dalla Fp Cgil il 5 marzo scorso, Basentini ha rinviato alla necessità di effettuare un “passaggio politico” in merito.

Dopo il saluto di Giacinto Siciliano, direttore del carcere di San Vittore, sono intervenuti il Provveditore DAP Regione Lombardia, Pietro Buffa, Elena Lattuada, segretaria generale Cgil  Lombardia, Manuela Federico, comandante di reparto della casa circondariale di San Vittore e Lorella Brusa, responsabile politiche di genere FP CGIL nazionale.

Buffa ha definito insidioso parlare del lavoro femminile in termini di pari opportunità, indicando come prioritaria la mancata unificazione dei ruoli del personale e la possibilità di crescita orizzontale e verticale che penalizza maggiormente la componente femminile. Elena Lattuada ha affermato che le pari opportunità saranno attuali fino a quando non sarà superata la disparità tra il lavoro maschile e femminile e ha ricordato quanto sia importante riportare al centro il lavoro, poiché con esso sia gli uomini che le donne trovano una forma di affermazione di sé nella società.

È seguito poi il racconto dei 12 anni di lavoro di Manuela Federico che ha sottolineato di aver “spezzato una tradizione di comando dai capelli corti”, riuscendo a guadagnare il rispetto degli agenti e dei detenuti grazie all'autorevolezza cha ha saputo imprimere al suo ruolo di comandante donna. Dopo la relazione di Lorella Brusa – che, tra i dati illustrati, ha evidenziato come, nella maggioranza dei paesi europei, uomini e donne lavorino nelle carceri in condizioni di parità – è iniziata la tavola rotonda moderata dalla giornalista del Corriere della Sera Simona Ravizza e da cui sono emerse esperienze e proposte.

Ha iniziato Serenella Molendini, Vice Consigliera nazionale di Parità, individuando nel quadro normativo da modificare il nodo centrale, in particolare alcuni commi dell'articolo 6, legge 395/90, che vincolano il lavoro delle operatrici donne nei reparti femminili e questo realizza di fatto una disparità visto che la popolazione carceraria è prevalentemente maschile. Barbara Campagna, coordinatrice DAP ministeri FP CGIL Lombardia, tra le proposte ha citato la creazione di un corpus normativo a tutela della genitorialità, la rilevazione di misure organizzative adottate e adottabili attraverso la raccolta di circolari, lo studio di rimedi in caso di mancata applicazione delle tutele. Paola Cassani, agente di polizia locale, vede nella formazione continua e nello sviluppo delle competenze un modo per perseguire la parità al lavoro. Lucia Covello, poliziotta penitenziaria, ha raccontato che le agenti sono viste dalle detenute come un punto di riferimento e per questo assorbono "come spugne" quanto accade nel carcere. “Ogni giorno per noi è diverso” ha detto, sottolineando la durezza e la fatica di questo lavoro, che diventa difficile abbandonare una volta tolta la divisa.
Michela Pascali, segretaria del SILP nazionale, ha evidenziato l'importanza di riconoscere la persona umana dentro la divisa e il rispetto dei singoli operatori di polizia che lavorano per la sicurezza pubblica. Laura Testa, delegata SILF, ha condiviso la sua esperienza nel sindacato della Guardia di Finanza costituito il 27 febbraio scorso. Alessandro Giungi, consigliere del Comune di Milano, ha promesso di farsi parte attiva nella promozione delle parità opportunità in favore dei lavoratori della sicurezza urbana. Mauro Palma, garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, ha evidenziato tre rischi per le donne della polizia penitenziaria in una istituzione strutturata al maschile: l'uso strumentale della vulnerabilità che riduce la potenzialità femminile, la falsità del neutro che è declinato rispetto a chi ha più potere, e gli stereotipi di genere, portando l'esempio concreto di un carcere che aveva organizzato corsi di formazione informatica per gli uomini e di ricamo per le donne.
La giornata è stata conclusa da Serena Sorrentino, segretaria generale FP CGIL nazionale, che ha rilanciato l'importanza della grande vertenza per un piano straordinario di assunzioni in cui, attraverso la contrattazione, le pari opportunità devono essere intese come valorizzazione delle differenze e non l'appiattimento della neutralità. Inoltre, la divisa deve essere il simbolo di una differenziazione professionale e non di genere in un contesto lavorativo in cui la carenza di organico femminile porta alla creazione di modelli organizzativi incentrati sugli uomini. (Andrea Ferraccio)

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- Cosa vuol dire essere una donna in divisa? E assumere un ruolo di comando? Qui il video della Fp Cgil Nazionale >>

- Donne poliziotte, tra vita e lavoro. Nota Fp Cgil  >>

- Piattaforma della Fp Cgil nazionale per le pari opportunità uomo donna nel Corpo di Polizia Penitenziaria. Il testo >>


pubblicazione | 11 giugno 2019, 20:40
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