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PolPen / A settembre si celebra il 202° del Corpo

Lo Presti (Fp Cgil Lombardia): dal punto di vista sindacale c’è poco da festeggiare
5 sett. – Durante il mese di settembre si celebra il 202° annuale del Corpo di Polizia Penitenziaria. Ad esempio, lunedì 9, organizzata dal Provveditorato regionale, la cerimonia riguarderà gli istituti penitenziari milanesi. “Dal punto di vista sindacale c’è poco da festeggiare. Questa ricorrenza è un’occasione propizia per denunciare alla politica, alle istituzioni, all’amministrazione le criticità che vanno avanti da decenni - commenta Calogero Lo Presti, coordinatore Fp Cgil Lombardia -. Nessuno dei governi ha finora preso in seria considerazione le varie problematiche che ormai sono diventate endemiche”.
Le vogliamo ricordare? “La prima è la grave carenza di organico – risponde il sindacalista -. I vari corsi allievi annunciati dai Ministri non hanno mai colmato il deficit tra i nuovi arrivati e gli usciti. L’ultima rilevazione l’abbiamo dal Decreto Ministeriale 206/2017, per cui la carenza di agenti, in Lombardia, è pari a 600 unità. Gravissima quella dei sottufficiali, pari al 70/80% in tutte le carceri. Il  ruolo di questi ultimi è stato affidato agli assistenti capo impropriamente, sul piano giuridico ed economico, visto che non sono pagati per la responsabilità che si assumono”.
E i guai non finiscono qui. “Abbiamo un parco macchine vecchio, con 500/600mila chilometri nelle gomme, e questo è un pericolo per tutti. C’è la cronica carenza di fondi per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei fabbricati. Nelle visite periodiche da me fatte negli istituti lombardi, ho verificato che raramente non si viola il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Ancora – aggiunge Lo Presti –, è ritornato dirompente il tema del sovraffollamento carcerario. In Italia ci sono circa 60mila detenute e detenuti, sui 50mila che dovrebbero essere. In Lombardia, il dato aggiornato al 31 agosto scorso evidenzia un’eccedenza di 2401 detenuti: in base alla capienza degli istituti, dovrebbero essere 6199 e invece sono 8600, di cui il 40% extracomunitari, con connesse le problematiche gestionali del caso”. Quindi, qual è la proposta sindacale? “Vanno individuate misure deflattive, misure alternative per i reati minori. Anche per evitare il più possibile quello che a  volte può succedere a seconda delle condizioni di detenzione, cioè che il carcere diventi una palestra di malavita invece che luogo di rieducazione. Meglio i lavori socialmente utili, ad esempio. Va scansato il rischio che le persone scarcerate, invece che essere reinserite in società, finiscano nella quota delle recidive”.
Sempre legata alla popolazione detenuta c’è, per il coordinatore regionale, la questione dei soggetti con problemi di salute mentale. “Non abbiamo le competenze per trattarli. Per loro occorre il personale sanitario: spesso sono violenti con se stessi, con i compagni, con i lavoratori. Una locazione diversa per loro va pensata. Poi, rispetto alle aggressioni, si apre pure tutta un’altra partita, quella della vigilanza dinamica”. Cioè? “Se la vigilanza dinamica ha permesso maggior libertà alle persone detenute non ha impedito l’aumento dei loro atti di violenza verso il personale penitenziario. Non abbiamo strumenti di protezione e continuiamo a finire in ospedale, come il collega di Pavia, cui qualche mese fa è stato strappato un lembo di orecchio. È doveroso il rispetto dei diritti umani, come vuole la Corte Europea, ma anche lavoratrici e lavoratori hanno diritto alla loro incolumità”.
Il governo Conte bis ha mantenuto alla Giustizia il Ministro Alfonso Bonafede. Hai qualcosa da dire in merito? “Spero che, al di là della riconferma, ci sia più attenzione, da parte di questo nuovo governo, alle questioni del mondo carcerario nel suo complesso. Dal nostro sindacato rilanciamo l’allarme al Ministro, alle istituzioni, al Dap,  al nuovo Provveditore regionale Pietro Buffa: le donne e gli uomini che lavorano nelle carceri chiedono e meritano più sensibilità e rispetto”.
A proposito di donne, preannunciamo una prossima intervista a Rachele Russo, neo coordinatrice lombarda del coordinamento donne Fp Cgil Polizia penitenziaria.
tiziana.altea | 05 settembre 2019, 15:51
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