29 Nov 2021
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Beni Culturali / Riforma, investimenti e partecipazione

I sindacati scrivono al ritrovato Ministro Franceschini

12 sett. – I sindacati gli hanno scritto chiedendo di essere convocati quanto prima. Dario Franceschini, tornato a capo del Ministero per i Beni e le Attività culturali, ha congelato la riforma del predecessore Alberto Bonisoli. Il Ministero ha subito una prima riorganizzazione con lo stesso Franceschini (anni 2014-2016), con misure che hanno causato “seri e diffusi problemi funzionali e logistici – primo fra tutti lo squilibrio di risorse organizzative fra fruizione e tutela a svantaggio di quest’ultima”, sostengono i segretari di Fp Cgil (Oliverio), Cisl Fp (Marinelli) e Uil Pa (Cantelmo). Poi un secondo riassetto è giunto con Alberto Bonisoli. È dello scorso giugno il DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) con cui si arriva a un “eccessivo accentramento di funzioni con sostanziale compressione dell’autonomia di musei, parchi e archivi di Stato”, continuano le organizzazioni sindacali che, escluse da un regolare confronto per via della crisi di governo alle porte, denunciano la falcata unilaterale della controparte.

“Il problema non è solamente formale, in quanto ci troviamo di fronte al pericolo che dal prossimo 1 gennaio, con l’entrata in vigore del DPCM, diventi pressoché impossibile assicurare la funzionalità della gestione delle strutture centrali e periferiche se non si interviene immediatamente” sottolineano le categorie di Cgil Cisl Uil, concordando sulla decisione del ritrovato Franceschini di interrompere la riorganizzazione Bonisoli.

Fatte salve le prerogative della politica, i sindacati sostengono che “una riforma – se ritenuta davvero necessaria – si attuerebbe con proficuo successo solamente se discussa con chi conosce da anni i problemi e le necessità di chi lavora negli Istituti nei vari settori, altrimenti si traduce in un mero esercizio di autorità” insistono le rappresentanze di lavoratrici e lavoratori – . Un primo incontro per avviare tale confronto peraltro sarebbe una utile occasione per conoscere le linee programmatiche sulle quali intende indirizzare l’azione di governo sul Ministero (anche alla luce della riacquisizione delle competenze in materia di Turismo) e degli scenari che potranno derivare dai progetti di Autonomia differenziata che riguardano il possibile trasferimento di competenze in materia di beni culturali alle Regioni richiedenti; delle politiche di governo degli organici; degli sviluppi dei piani assunzionali annunciati e futuri necessari, nonché delle rilevanti questioni contrattuali attualmente pendenti”.

“Per far funzionare qualsiasi riforma è necessario un adeguato contingente di personale. L’età media delle lavoratrici e dei lavoratori del Ministero dei Beni Culturali è la più alta tra i dipendenti ministeriali e anche la carenza di personale è alta. In Lombardia molti siti archeologici si aprono quasi con solo personale esterno – denuncia Felicia Russo, coordinatrice regionale della Fp Cgil -. Personale non adeguatamente formato, con  salari decisamente diversi rispetto ai dipendenti interni. Chiediamo al Ministro un serio piano di assunzioni  per consentire l’apertura dei siti e un miglior accesso e fruizione ai tanti visitatori del nostro patrimonio artistico e culturale – aggiunge Russo -. Condividiamo le dichiarazioni del Ministro Franceschini quando sostiene che il Mibac  è il  Ministero più importante. Ma va gestito investendo in primis sulla tutela e la conservazione dell’immenso e bellissimo patrimonio. La valorizzazione è il passo successivo”.