9 Dec 2021
HomePubblicazione“Per noi il cambiamento è ridare valore sociale al sistema pubblico”

“Per noi il cambiamento è ridare valore sociale al sistema pubblico”

Così la segretaria generale Fp Cgil Sorrentino all’iniziativa confederale su lavoro pubblico e diritti costituzionali a Roma

18 sett. – Se occorre “un’etica del lavoro pubblico nuova, una credibilità e riconoscibilità della Pa”, occorre anche “cambiare con i lavoratori e non contro i lavoratori”. All’auditorium romano di via Rieti si è tenuto oggi un convegno Cgil – iniziativa itinerante nell’ambito delle Giornate del Lavoro che approderanno il 20 settembre a Lecce – dal titolo “Investire nel lavoro pubblico a garanzia dei diritti costituzionali”. Tania Scacchetti, segretaria confederale, nell’introdurre i lavori ha sottolineato che il settore pubblico – e con esso chi lo fa andare avanti – è strategico per lo sviluppo del Paese e per la sostenibilità sociale di questo sviluppo. Per cui oltre che sfatare falsi miti – ad esempio quello che ci sarebbero troppi dipendenti pubblici (sono solo 49 ogni 1000 abitanti in Italia, quando in Europa stanno tutti sopra di noi), oppure quello che crescono le economie dove si taglia sui servizi pubblici – “occorre anche aprire una nuova stagione occupazionale, bisogna costruire un turnover”. All’iniziativa, organizzata insieme a Fp e Flc, Scacchetti ha ribadito un mantra delle due categorie. Serve “una nuova politica salariale per investire su professionalità, formazione e carriere. Solo il protagonismo del mondo del lavoro può essere motore di cambiamento. Dobbiamo rispondere alle aspettative di questo mondo. L’obiettivo della giornata è rendere visibile il lavoro pubblico. Noi insieme ai lavoratori pubblici vogliamo lavorare a una società giusta” ha detto.

Nella sua lectio magistralis il Prof. Andrea Morrone (Università di Bologna) ha toccato nodi nevralgici per il sindacato: “La nostra Costituzione considera il lavoro un valore fondamentale e fondante. C’è poi un diritto alla prestazione sociale. Serve uno sforzo congiunto di costituzionalisti e giuslavoristi per connettere il concetto di lavoratori in quanto persone (articolo 2 con articolo 4)”. E ancora: “la Costituzione privilegia la stabilità a ogni forma di precariato. Il lavoro è al vertice del sistema di cittadinanza”.

E anche Gabriele Rabaiotti, assessore del Comune di Milano, quando ha affermato che “il lavoro pubblico deve saper tradurre i principi costituzionali” per cui “la non azione pubblica è anticostituzionale” è in linea con le rappresentanze dei lavoratori della Cgil. Con Francesco Sinopoli, segretario generale della Federazione Lavoratori Conoscenza: “Dobbiamo rimettere in campo un’idea di lavoro pubblico che traduca i principi costituzionali e su un asse di cambiamento”. E con Serena Sorrentino, segretaria generale della Funzione Pubblica: “il sistema pubblico è di tutti per tutti, è il modo in cui i diritti costituzionali divengono sostanziali”.

Per la numero uno della Fp, in un tempo di smarrimento di senso, bisogna “provare a ricostruire un senso politico”. È un’”ambizione alta”. Il sindacato vuole “universalità, equità e sostenibilità sociale, evitando che i diritti siano economicamente condizionati. Per noi il tema della disuguaglianza è primario – rileva Sorrentino -. Ci serve una nuova alleanza civica che ricostruisca nella cittadinanza (per condizionare le scelte della politica) la consapevolezza che è una battaglia comune quella per il lavoro pubblico”. Sul piano operativo, “serve liberare la contrattazione e dare responsabilità a chi negozia. Serve discontinuità sulle risorse per i rinnovi contrattuali e per espandere il perimetro pubblico”. Dal punto di vista organizzativo, “l’approccio sul merito deve mutare. La valutazione non può camminare coi diritti disegnando una geometria variabile. Il raggiungimento dell’obiettivo non può essere unico parametro”. Altri punti centrali affrontati dalla dirigente sindacale sono che “l’innovazione non si riduce alla digitalizzazione. Non basta agire sugli strumenti, occorre agire sui processi. Si investa su professionalità e formazione” e che “per noi il cambiamento è ridare valore sociale al sistema pubblico”.

Nelle sue conclusioni, Maurizio Landini ha evidenziato come elemento inedito di discussione non solo “di garantire alle persone il diritto a lavorare. C’è di mezzo di più: la qualità della vita di tutti. La contrattazione è efficace se si è coinvolti nella fase dove si prendono le decisioni. C’è un elemento di complessità e cambiamento che riguarda i contratti nazionali e come noi esercitiamo la contrattazione – ha detto il segretario generale Cgil -. I diritti sono diversi anche nello stesso luogo di lavoro. Abbiamo bisogno di confederalità, unità dell’azione sindacale”. Landini, reduce dall’incontro sindacale odierno con il presidente del Consiglio Conte sulla legge di stabilità, ha ripreso anche un tema purtroppo drammatico e rovente, quello dei morti sul lavoro. “Il tavolo che si aprirà con il governo sulla salute e sicurezza nel lavoro sottende un problema di lavoro pubblico e tagli”. E allora bisogna “fare formazione e smetterla di tagliare”. Come pure dobbiamo “ricostruire una cultura del lavoro e dei diritti”.