30 Nov 2021
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Beni comuni / A sostegno della legge di iniziativa popolare del Comitato Rodotà

Fp Cgil in campo nella raccolta firme. De Simone (comitato iscritti Regione Lombardia): “ci sono beni che vanno resi esigibili alla collettività e protetti dagli interessi privati”

1 ott. – “L’Italia presenta uno dei patrimoni naturali ed artistici più ricchi al mondo per diversità e ricchezza. Ma dal 1990 ad oggi, i governi italiani hanno venduto a privati una fetta di patrimonio che ammonta a 900 miliardi di euro. Boschi, colline, interi borghi e palazzi storici, riserve idriche, infrastrutture e collezioni artistiche, sono tutti stati oggetto di acquisizioni private. Da sempre, anche il patrimonio che rimane pubblico è spesso trascurato e gestito non nell’interesse di chi in futuro dovrà e vorrà farne uso, ma nell’interesse economico di chi lo gestisce e quindi, spesso, al risparmio”. Così sul sito internet Generazioni Future, trampolino di lancio della campagna del Comitato “Popolare di Difesa dei Beni Pubblici e Comuni Stefano Rodotà” per una legge di iniziativa popolare sui beni comuni.

La raccolta firme è iniziata a marzo e gli organizzatori hanno l’obiettivo di raggiungere entro il prossimo 7 ottobre le 50mila firme certificate per portare la proposta in Parlamento, ma poi di raggiungere quota 1 milione per fare più forza a questa battaglia.

“Nell’ordinamento italiano non c’è una definizione di beni comuni e pubblici. Nel 2008, sotto il governo Prodi, una Commissione guidata da Stefano Rodotà ha elaborato un testo per inserire nel codice civile dei criteri per poter legiferare nella gestione di questi beni pubblici”. Mariarosaria De Simone fa parte del Comitato iscritti Fp Cgil di Regione Lombardia e si è attivamente spesa nella raccolta firme nel suo ente e nel sistema di enti collegati, il Sireg. “Abbiamo chiuso quella certificata nei giorni scorsi, ma la campagna continuerà in incontri sul territorio, tavoli, piattaforme on line fino a un milione di firme – ribadisce -. È importante che si introduca il concetto giuridico dei beni pubblici e comuni, il testo di legge è proprio quello del 2008 della Commissione Rodotà, finito in Parlamento ma poi arenatosi con la caduta del governo” racconta, spiegando di aver raccolto già come Fp Cgil le firme per il referendum sull’acqua come bene comune “rimasto poi bloccato perché non c’è una norma giuridica per farlo attuare”.

Vincere questa sfida porterebbe a modificare il codice civile del 1942 riordinando la disciplina dei beni pubblici distinti, oltre che dai beni privati, dai beni comuni “ossia delle cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona” riporta il progetto di legge. Si tratta, ad esempio, dell’acqua, della terra, dell’aria, delle foreste, ma anche di beni sociali come la salute, l’istruzione, la ricerca, il lavoro.

“L’assunto di fondo è che ci sono beni che vanno resi esigibili alla collettività e protetti dagli interessi privati: dagli ospedali alle scuole e agli asili, dai porti e aeroporti ai ricoveri per anziani, per citarne alcuni – continua De Simone -. Pensiamo, ad esempio, alla legge Rognoni-La Torre sui beni confiscati e sequestrati alle mafie: senza un sostegno giuridico quei beni potrebbero essere venduti o dismessi invece che essere messi a disposizione di una comunità. Con la Cgil in merito abbiamo sostenuto nel 2012 la campagna, ‘Io riattivo il lavoro’, da cui si ottenne il Codice Antimafia, rimettendo nel circuito della legalità i beni sottratti ai mafiosi”.

Insomma questa sfida è da vincere, sia nella raccolta firme sia “soprattutto per costruire una cultura dei beni comuni, per noi e ancora di più per le generazioni future” chiude la cgiellina.

Con lei la Fp Cgil, che anche nelle giornate nazionali a Napoli di “Effepiù” aveva il banchetto per questa raccolta firme, in linea con il titolo della quattro giorni e del pensiero di Rodotà: “Orientati dalla Costituzione”, appunto.