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18 Ottobre 2021 - 16:21
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Gli UV o dell’unione valorosa del quadrato rosso

Intervista a Sergio Fassina,  coordinatore regionale uffici vertenze e procedure concorsuali di Cgil Lombardia: “Il nostro sforzo è quello di contribuire alla costruzione di un sindacato le cui aree di attività siano  sempre più interconnesse. Dobbiamo essere un sistema a rete che potenzi le sinergie tra area della tutela individuale e area della tutela collettiva”. Al progetto già coinvolta la Fp Cgil Lombardia

18 ott. – “Lavorare in un ufficio vertenze significa scegliere di occuparsi quotidianamente dei problemi individuali che insorgono dentro i rapporti di lavoro o a rapporto concluso, a seguito di presunte violazioni contrattuali, normative, legislative da parte dei datori di lavoro”. Così Sergio Fassina, responsabile regionale area vertenze legale e procedure concorsuali di Cgil Lombardia, che intervistiamo in seguito al report di attività  presentato nei giorni scorsi alla stampa. “Dai crediti accertati e recuperati, dovuti a lavoratrici e lavoratori, nel 2018 nella nostra regione abbiamo recuperato 54 milioni di euro, il 68% del totale. Dal 2013 al 2018 la cifra sale a 338. Le aziende che si occupano di recuperi crediti per i loro clienti ci dicono: siete dei professionisti. E lo siamo”.

Gli UV recuperano stipendi, straordinari o differenze retributive dovute a scorretti livelli di inquadramento, intervengono in caso di violazione dei diritti, di misconoscimento di istituti contrattuali, impugnando i provvedimenti disciplinari, i licenziamenti nelle loro varie forme (collettivi e individuali), analizzano le ragioni che portano i lavoratori a dimettersi, “dietro cui spesso scopriamo esservi una grave inadempienza dell’azienda. Accade quando il lavoratore si rivolge a noi per essere assistito nell’invio telematico delle dimissioni e poi scopriamo, durante il colloquio,  che da tre mesi l’azienda non paga lo stipendio – afferma Fassina -. Le dimissioni allora diventano per ‘giusta causa’ e la proposta di avviare un’azione vertenziale per il recupero dei crediti ne è la conseguenza, così come l’invio del lavoratore al Patronato per accedere a un altro diritto a lui fin lì sconosciuto, quello all’assegno di disoccupazione. Tutto questo rappresenta per noi interconnessione e sinergia con altre aree della tutela individuale – continua il coordinatore regionale -. Il lavoratore spesso ha una vaga contezza dei propri diritti ed è su questo punto che si misura la capacità del vertenziere di trasmettere conoscenza dei diritti, fiducia e un percorso concreto per renderli esigibili”.

Indubbiamente è fondamentale la capacità di ascolto. “Il vertenziere lavora per diagnosi e non su prodotti prestabiliti. Deve fare un’istruttoria decodificando quanto gli viene raccontato, incontra il lavoratore nel suo bisogno e lo fa a partire dalle proprie competenze” precisa Fassina. Quali sono? “Lo spettro di intervento della sua attività è estremamente ampio e per questo servono formazione e aggiornamento costanti sul mercato del lavoro, in campo legislativo (con le varie modifiche che intervengono nel diritto del lavoro e fallimentare), contrattuale, giurisprudenziale (che in parte contribuiamo a modificare con la nostra azione giudiziaria e con le nostre scelte di politica del diritto)”.

Cosa succede se uffici vertenze o categorie non riescono a risolvere il contenzioso? “Il caso si trasferisce al legale convenzionato. Ma dobbiamo sempre avere chiaro che il lavoratore accede alla sede giudiziaria attraverso l’azione attivata dal vertenziere; la presa in carico è stata fatta dai nostri uffici e l’iter processuale (in tutti i gradi di giudizio) sarà oggetto di costante verifica e aggiornamento con l’UV”.

Il servizio ha un costo? “La prima consulenza è gratuita sia per gli iscritti sia per i non iscritti e possono esserlo anche consulenze successive. Di fatto, solo se si apre una vertenza  si chiede di iscriversi al sindacato”.

Ci sono casi di lavoratrici e lavoratori che più che di vertenze avevano bisogno di far fronte a un senso di solitudine? “Dico spesso che ci sono due posti dove non mancheranno mai le persone: i panifici e le Camere del Lavoro. A chi ci taccia di essere un ferro vecchio o, peggio, un sindacato reazionario dico: venite nelle nostre sedi, venite negli uffici vertenze a sentire la disperazione della gente. La frantumazione del mondo del lavoro, la deregolamentazione dei contratti di lavoro avvenuta per via legislativa hanno reso i lavoratori più deboli, precari, sotto ricatto. Da qui lo sforzo e la proposta che ha trovato nella Carta dei diritti universali del lavoro il suo massimo punto di sintesi: identificazione di diritti minimi imprescindibili e universali, perché validi per tutte le lavoratrici e i lavoratori al di là del loro rapporto di lavoro.

Per il coordinatore regionale “la rappresentanza sociale del lavoro non è delegabile a nessun altro soggetto e il sindacato, con il suo progetto di tutela, difesa e promozione dei diritti (dentro e fuori il rapporto di lavoro) continua a rappresentare, con la sua funzione di corpo sociale intermedio, un punto di riferimento imprescindibile per il lavoro e la democrazia nel nostro paese. Da qui anche l’esigenza di fornire ai lavoratori una mappa chiara delle nostre attività”.

Quindi? “In Camera del Lavoro ci si prende carico della persona sapendo profilare l’insieme delle tutele, individuali e collettive, che il lavoratore può trovare e che non conosce. Il nostro sforzo ora è quello di costruire un sindacato sempre più interconnesso. È fondamentale ci sia sinergia tra gli uffici vertenze e le categorie. Dobbiamo valorizzare la nostra pluralità di competenze. E anche immaginarci non più divisi rigidamente tra area politica e area tecnica, con l’una che contende il primato all’altra, ma essere (e così presentarci al lavoratore) un sistema a rete, interconnesso, appunto,  tra area della tutela individuale e area della tutela collettiva. Ci siamo avviati a questo approccio grazie ad una profonda riflessione che ha avuto avvio proprio nel nostro centro confederale regionale ed estesa subito alle categorie regionali. Per ottenere questi cambiamenti occorre condividere il progetto e concorrere al suo sviluppo. Solo così può iniziare il cambiamento auspicato, cui sottende un cambio culturale. Il lavoratore entrando in una Camera del Lavoro deve poter leggere la mappa del sistema dei servizi e delle tutele per sentirsi veicolato e accompagnato dalla nostra organizzazione ”.

Lo scorso 22 febbraio si è costituito l’Ufficio giuridico regionale di Cgil Lombardia con l’obiettivo, spiega Fassina, “di riunire in uno stesso luogo tutti i direttori degli uffici vertenze lombardi e un gruppo di avvocati giuslavoristi, indicati dalle Camere del Lavoro e soci fondatori di Wikilabour”. Questo Ufficio sta approfondendo tre aree principali di intervento: danno differenziale, biologico da lavoro (infortuni e malattie professionali); terziarizzazione e appalti; nuovo codice della crisi di impresa e insolvenza.

All’attività di approfondimento sono chiamate a partecipare le categorie regionali, la Fp Cgil è già stata coinvolta e auspichiamo possano venire richieste di analisi utili all’azione sinergica di cui abbiamo parlato e spunti per attivare politiche del diritto su temi innovativi, proprio muovendo dalle criticità chi ci vorrete segnalare, intercettate dal vostro lavoro quotidiano sul campo” aggiunge il coordinatore. Specificando che in alcuni casi sono gli uffici vertenze a “intercettare situazioni complesse su cui la categoria magari non è ancora arrivata e a cui noi vogliamo dare sostegno. Per questo – va ribadito – chiediamo un rapporto di reciprocità alle categorie. Noi ci siamo, siamo a diposizione e invitiamo a consultarci anche in via preventiva”.

In che senso? “Ad esempio prima della stipula di un accordo se la situazione presenta criticità che necessitano di approfondimenti tecnici. Il vertenziere è aggiornato su tutta la partita normativa e una sua consulenza, prima magari di firmare un accordo collettivo con deroghe significative, può evitare situazione complicate in caso di successivi interventi di tutela sul piano individuale. Non si tratta naturalmente di sostituirci al sindacalista ma piuttosto, ove necessario, di integrare alcune conoscenze che rendano più efficace l’azione collettiva e, se del caso, la successiva tutela individuale. Così, con il nostro lavoro contribuiamo ad arricchire il grande quadrato rosso nel quale tutti ci riconosciamo”.