12 Aug 2022
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La corsa del corriere nell’abisso del lavoro

Sorry We Missed You di Ken Loach racconta la progressiva degradazione del driver Ricky, che con il suo furgone consegna pacchi fino allo sfinimento. Un film che ci porta all’estremo e chiama alla presa in carico

13 gen. – Ken Loach da sempre rappresenta il lavoro: a partire dal secolo scorso, dagli operai edili di Riff-Raff nell’Inghilterra degli anni Novanta ai lavoratori delle ferrovie in Paul, Mick e gli altri, colpiti dalle privatizzazioni della Thatcher. Poi nel nuovo millennio, con titolo paradigmatici come In questo mondo libero…: la storia di due ragazze che aprono un’agenzia interinale e iniziano a sfruttare lavoratori più deboli e soprattutto migranti. Ha inscenato anche guerre, Loach: la guerra di Spagna in Terra e Libertà, il conflitto civile irlandese ne Il vento che accarezza l’erba. E il mondo del lavoro oggi non è forse una guerra? Ecco perché il cinema dell’inglese nei nostri anni si è fatto più cupo, oscuro e pessimista. Nell’epoca dell’impiego frantumato è ambientato Io, Daniel Blake e soprattutto Sorry We Missed You, l’ultimo film attualmente nelle sale: la storia di Ricky a Newcastle oggi. Ricky, una famiglia piena di debiti, accetta un nuovo lavoro da corriere in un regime di “auto-impiego” (self-employment): il furgone è suo ma lavora per un’azienda di consegne in franchising, che ha un altro nome ma evoca Amazon. “Non lavori per noi ma con noi”, dice il supervisore, in un inganno linguistico: ecco Ricky che prende pacchi dal magazzino e li consegna, in modo sempre più veloce, più frenetico. Se sbaglia paga una multa, se perde il teaser elettronico una pesante sanzione. La sua vita personale si erode fino all’estremo: l’inferno del lavoro si riflette sull’intimo, sfilaccia il rapporto con la moglie e i figli, una bambina di undici anni e un diciannovenne difficile, che protesta attraverso i graffiti. Ricky corre sempre. Nella sequenza più bella del film l’uomo recapita le consegne accompagnato dalla figlia piccola, e insieme fanno un “gioco”, vanno veloce perché c’è poco tempo. Per Loach l’unico tonico dal capitalismo selvaggio si trova nell’affetto famigliare, nell’amore dei propri cari: è comunque solo una pausa dal meccanismo spietato che ci stritola. Come il corriere Ricky, che subisce una progressiva degradazione sino al finale (che non sveliamo): basti dire che il suo personaggio assume il valore di simbolo, amaro e commovente, del lavoro oggi e dello stato delle cose. Che vanno così, ma così non dovrebbero andare. Sorry We Missed You è quasi insostenibile perché ci riguarda: Ricky siamo anche noi, e Loach chiama alla presa in carico. (Emanuele Di Nicola)