9 Dec 2021
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Un’ambasciata … che porta pena

Ambasciate e consolati non sono obbligati ad agire da sostituti di imposta e ora i dipendenti dovranno pagare tasse non versate dal 2012. Bottiroli (Fp Cgil Milano): le tasse vanno pagate ma occorrono rate accessibili, non un salasso su questi operatori che non hanno responsabilità

14 gen. – “Le tasse saranno pagate ma questi arretrati sono una vera e propria botta, le lavoratrici e i lavoratori chiedono che possano essere cadenzati in più rate e compatibilmente ai loro stipendi, senza altre penalizzazioni visto che non sono loro i responsabili di questa situazione”. Cesare Bottiroli, segretario della Fp Cgil Milano, interviene sulla vicenda che sta interessando in tutto il paese i dipendenti delle rappresentanze diplomatiche straniere in Italia: dovranno pagare circa 12mila euro l’anno di arretrati Irpef non versati, partendo dal 2012. Perché? “Ambasciate, consolati, organismi internazionali in Italia, per via della Convenzione di Vienna del 1963, non sono obbligati ad agire da sostituti d’imposta e quindi a trattenere le tasse ai dipendenti. Così spesso i loro Cud riportavano la dicitura ‘reddito esente da imposta’  – spiega il sindacalista -. Ma da meno di un anno l’Agenzia delle Entrate ha chiesto il conto: arretrati dal 2012 più sanzioni”.

A Milano, che ha tante sedi consolari, che si dice? “I lavoratori coinvolti sono circa 200. I loro stipendi non sono certo quelli dei diplomatici e a volte vengono erogati anche in ritardo. Se le rateizzazioni non saranno diluite (se ne prevedono infatti solo due) queste persone non riusciranno a reggere un tale debito. Loro vogliono mettersi in regola, con tempistiche ragionevoli, mentre i datori di lavoro si sono disinteressati della partita – risponde Bottiroli -. Domani replicheremo l’assemblea che si è tenuta ieri a Roma, in virtù del fatto che tanti lavoratori si sono rivolti alla Fp Cgil – aggiunge -.  Li abbiamo già incontrati in una riunione lo scorso dicembre, circa 40 persone dipendenti di 11 consolati”.

L’assemblea nazionale di ieri è stata organizzata dalla Cgil con le categorie della Funzione Pubblica e della Filcams. Se i sindacati hanno “sollecitato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di affrontare subito il problema”, al Ministero del Lavoro chiedono di avviare quanto prima un tavolo per rinnovare la “Disciplina di rapporto di lavoro di questi lavoratori, scaduta a dicembre 2019. Questa è spesso l’unico strumento che permette di regolamentare i loro diritti e il loro salario. La proposta di revisione della disciplina, elaborata insieme a Cisl e Uil, è stata presentata da alcuni mesi – rilevano Cgil, Fp e Filcams -. Riteniamo che il Ministero del Lavoro si stia muovendo con un ritardo incomprensibile e inaccettabile e lo invitiamo a convocarci nel più breve tempo possibile o sarà tempo di pensare a forme di mobilitazione”.