29 Nov 2021
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Anno giudiziario 2020 a Milano / Udite udite

Russo (Fp Cgil): “Si dà lavoro ai nonni e non ai nipoti. Nella giustizia impieghiamo i pensionati invece dei giovani, tanto il tasso di disoccupazione è solo al 30%”. La sindacalista denuncia anche il forte uso di personale esterno e la situazione di limbo dei precari della giustizia, che attendono invece risposte vere

3 feb. – “Hanno elogiato tutti il personale per quel che fa. Peccato che a questo personale, in tutti questi anni, non è stato riconosciuto nulla. Oggi lavoratrici e lavoratori degli uffici giudiziari vanno in pensione con la stessa qualifica con cui sono stati assunti.  Speriamo che si acceleri e che i prossimi lavoratori e lavoratrici che andranno in persone riescano a fare un passo avanti”. Felicia Russo, coordinatrice Fp Cgil, sabato 1° febbraio è intervenuta all’iniziativa di inaugurazione dell’anno giudiziario 2020 del Distretto della Corte d’Appello di Milano, presente il Ministro Alfonso Bonafede.

Qual è la situazione? “La criticità più pesante, un po’ come è per tutto il pubblico impiego, è la carenza di personale. Le assunzioni previste non bastano, non coprono pensionamenti. Abbiamo personale anziano (in questa Corte d’Appello il 16% dei dipendenti supera i 60 anni, il 20%  compirà i 60 nel triennio 2020/22, la percentuale più elevata di dipendenti è tra i 46 e 55 anni, pochissimi sono sotto i 35 anni). Di media la scopertura di organico è al 25-30% su ogni ufficio, in alcuni si toccano punte del 50%”. Qualche esempio specifico? “Alla Procura della Repubblica di Milano i posti vacanti sono 123, alla Corte appello 73, al Tribunale 175 (qui quest’anno in 19 andranno in pensione e 6 nuovi assunti si sono dimessi). Al distretto di Brescia è ancor peggio, visto il numero di amministrativi insufficiente in rapporto a cittadini e affari che ricadono nel territorio, sia alla Corte sia in Tribunale, dove mancano 60 unità su 170 addetti”.

Come fanno gli uffici giudiziari a rispondere alla cittadinanza? “Certi servizi rischiano di essere chiusi o ridotti. Per evitare disservizi, si stipulano convenzioni con enti e associazioni varie per recuperare personale esterno, vedi a Milano, Venezia, Roma, Napoli, Genova, ma succede un po’ ovunque. E a volte il personale esterno è più numeroso dei dipendenti pubblici.

Da dove arrivano queste lavoratrici e lavoratori esterni? “Possono essere dipendenti del consiglio dell’ordine degli avvocati, di cooperative, della società Aste Giudiziarie, possono essere volontari, rifugiati richiedenti asilo, pensionati delle forze dell’ordine o di altri enti, se non dello stesso Ministero. Alla Procura di Napoli è stata stipulata una convenzione per impiegare detenuti. A tutela della privacy dell’utenza, dati così sensibili e delicati non vanno affidati a personale non dipendente. Non va sdoganata l’idea che un diritto fondamentale su cui si fonda la nostra Repubblica sia erogato a intermittenza e da personale non abilitato, precario o volontario, che di fatto sostituisce il pubblico dipendente”.

Quindi? “Occorre un piano straordinario di assunzioni e vanno regolarizzati i precari che da circa 10 anni lavorano con specifiche mansioni nelle cancellerie, a fianco dei dipendenti pubblici, senza goderne gli stessi diritti e retribuzione, senza riconoscimenti contributivi. Legittimamente sono in attesa di risposte dal Ministero. Bisogna anche investire in innovazione, informatizzazione, formazione e riqualificazione del personale attualmente in servizio”.



Tre minuti, e schiacciati a ridosso della chiusura, sono troppo pochi. La nostra coordinatrice Felicia Russo non ha…

Pubblicato da Funzione Pubblica Cgil Lombardia su Sabato 1 febbraio 2020