30 Nov 2021
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Sanità penitenziaria / Nel pavese fuori norma e fuori Costituzione

La denuncia della Fp Cgil con la segretaria Sturini: la Asst di Pavia deve assumere personale sanitario

17 feb. – L’assistenza sanitaria in carcere è un tema poco affrontato. Ma resta un tema serio, a maggior ragione con il sovraffollamento della popolazione detenuta. Nel territorio pavese, con ben tre case circondariali – Pavia, Vigevano, Voghera – si attesta attorno al 137%. “Immaginatevi quale possa essere in questo contesto il carico di lavoro degli operatori sanitari, che sarebbero già insufficienti rispettando la capienza regolamentare degli istituti– sostiene Patrizia Sturini, segretaria della Fp Cgil Pavia -. Ad aggravare il tutto adesso è anche la carenza di medici sia psichiatri sia quelli che devono coprire i turni notturni e festivi, così a coprirli sono tutti liberi professionisti e, da quanto ci risulta, non più disponibili a dare la disponibilità visti i turni massacranti”.

La sanità penitenziaria a chi è in carico? “Alla Asst di Pavia. La normativa (Dpcm 1 aprile 2008) ha trasferito al Servizio sanitario nazionale il compito di fornire assistenza alle persone ristrette negli istituti penitenziari, intendendola in senso ampio, come prevenzione e cura delle malattie, incluse quelle psichiche, nel rispetto dei livelli essenziali. Ma la Asst non ha ancora avviato un piano di assunzioni necessario a garantire il diritto alla salute delle persone che – ricordiamolo – è sancito nella nostra Costituzione” risponde Sturini.  Aggiungendo che è anche un problema di sicurezza individuale e collettiva e di rispetto delle professionalità. “Un medico visita circa 70 persone al giorno, di media, più i controlli e le prestazioni da effettuare per le dimissioni. Uno psicologo fa circa 10 colloqui, oltre a prestarsi del servizio che valuta il rischio suicidario e autolesivo dei nuovi detenuti.

Tutto si tiene: il sovraffollamento crea problemi anche di salute, i buchi di personale idem, perché si lavora troppo e questo genera in primis un forte stress e stanchezza, i rischi di sbagliare aumentano, come le situazioni di tensione con i detenuti. Lo ribadisco: serve più personale sanitario, medico e non, e questo è un compito che chiediamo di assolvere con urgenza all’Azienda socio sanitaria territoriale”.