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24 Ottobre 2021 - 6:49
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Coronavirus / Cosa succede negli ambulatori dei medici di famiglia della Lombardia

Barbieri (Fp Cgil MMG): “Se si ammalano i medici di medicina generale cadrà la prima linea di difesa”

4 mar. – “Arduo non scadere nella polemica dopo che, da ormai dieci giorni, il contributo delle Agenzia di Tutela della Salute è in sostanza inesistente. Sono comprensibili le difficoltà anche per loro di reperire dispositivi di protezione nel momento in cui scarseggiano ma non possiamo dimenticare che hanno avuto due mesi abbondanti di vantaggio rispetto all’epidemia in Cina. Sono state predisposte per tempo le ordinazioni del caso? Non ci risulta”. È dura amarezza quella di Giorgio Barbieri, responsabile Fp Cgil Lombardia dei Medici di medicina generale, ma l’urgenza sanitaria da Covid-19 lo richiede.

Il contagio si sta diffondendo. “Il rapido espandersi di importanti focolai in Lombardia e Veneto dimostra che l’infezione, nella maggioranza dei casi, decorre in una prima fase a livello sub-clinico e, probabilmente, sono moltissimi i casi che restano asintomatici fino a guarigione. In caso contrario, sarebbe stato agevole isolare i malati e contenere fin da subito il virus” sostiene Barbieri.

Da tempo si sta dicendo che siete voi il primo presidio sanitario a cui rivolgersi e non i pronto soccorso. “È evidente. Sono i medici di medicina generale il primo fronte. Siamo noi (senza dimenticare i colleghi farmacisti) quelli cui abitualmente ci si rivolge per l’influenza o comuni raffreddori. Ora, guardiamo avanti: è verosimile ipotizzare che questo virus circolerà per una dozzina di settimane. Se si ammalano i medici di medicina generale cadrà la prima linea di difesa. Eppure, non una sola mascherina ci è ancora stata consegnata”.

Quindi, come vi siete organizzati a tutela vostra e dei cittadini? “Ci dobbiamo arrangiare: cerchiamo di limitare il numero di pazienti in sala d’attesa e facciamo indossare a quelli sintomatici le poche mascherine che siamo riusciti a recuperare. Paradossalmente, gli ambulatori sono da sempre anche uno dei nodi principali della rete di diffusione delle malattie infettive. In questo contesto, se ci capita un caso davvero sospetto, non abbiamo alcun dispositivo di protezione per noi”.

Barbieri chiude con un ultimo affondo: “È triste osservare che, a fronte di una risposta all’altezza della situazione da parte di organismi quali OMS, WHO, Istituto Superiore di Sanità e dello stesso Governo, che stanno assumendo determinazioni responsabili e provvedimenti corretti, in periferia la reazione sia stata pari a zero. Persino laddove operano singoli dirigenti di buona levatura, il sistema delle ATS lombarde mostra una sconcertante inadeguatezza”.