12 Aug 2022
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Lombardia / Tavolo Covid-19

Il segretario Fp Cgil Lombardia Gilberto Creston riassume i temi affrontati all’incontro di ieri, in video-conferenza, con la Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia

5 mar. –  Ieri le categorie regionali della funzione pubblica di Cgil Cisl e Uil hanno ‘incontrato’ in video-conferenza i vertici dell’Assessorato al Welfare di Regione Lombardia. Incontro fortemente richiesto dai sindacati per far fronte alla situazione emergenziale scaturita dal coronavirus.

Facciamo il punto con Gilberto Creston, segretario della Fp Cgil Lombardia.

Com’è andato l’incontro di ieri? “È stato un incontro condizionato dai tempi contingentati e dalle modalità organizzative un po’ improvvisate, comunque è stato utile per le informazioni che la Direzione Welfare ha dato a tutte le sigle sindacali del comparto e della dirigenza. C’è stata rappresentata una situazione molto critica del sistema sanitario regionale, in continua evoluzione vista la diffusione del contagio.

Cosa avete richiesto a Regione? “Abbiamo ribadito che le lavoratrici e i lavoratori della sanità e del socio sanitario assistenziale vanno tutelati con i necessari dispositivi di protezione individuale. Serve un’organizzazione del lavoro adeguata all’emergenza sanitaria e direttive omogenee, anche formando ad hoc il personale, in modo che possa operare all’altezza della situazione e in modo uniforme. Naturalmente, se prima già del coronavirus chiedevamo nuove assunzioni, ora ne chiediamo anche di più e con urgenza, preferibilmente a tempo indeterminato perché bisogna guardare in prospettiva. Vanno stabilizzati i precari e rinnovati i contratti a tempo determinato che hanno superato i 36 mesi di lavoro. Per poter riaprire strutture che sono state chiuse nel tempo possono essere pensate, ma in subordine, anche altre forme di reclutamento.

Chiediamo anche risorse aggiuntive per il personale – aggiunge Creston –. Dal 20 febbraio lavoratrici e lavoratori si stanno dedicando in modo straordinario a far fronte all’emergenza sanitaria, senza risparmiarsi. E chissà per quanto tempo saranno chiamati a farlo. Bisogna che questo venga loro riconosciuto, anche il contratto nazionale prevede questa possibilità, con prestazioni aggiuntive e indennità.

Vanno poi tutelate le attività del settore socio sanitario, vedi le case di riposo: una tutela che coinvolga utenza, personale e livelli occupazionali che potrebbero essere messi a rischio da una eventuale stretta ai servizi.

Quali risposte avete ottenuto? “Risposte di impegno da parte di Regione che però sono molto influenzate da vincoli e da condizioni oggettive. Ad esempio, sulle carenze di organico l’impegno lo hanno confermato ma è vincolato alla effettiva possibilità di utilizzare pienamente tutti gli strumenti: bandi, chiamate dirette, utilizzo di operatori già andati in pensione, utilizzo del privato. Sui dispositivi di protezione ci sono dei limiti di reperimento dei prodotti.

L’emergenza sanitaria pare non sarà breve. Quali sono i territori lombardi in maggiore sofferenza? “Purtroppo gli esperti ci dicono che ci vorranno alcune settimane per invertire il processo di diffusione del virus e quindi dobbiamo aspettarci una estensione delle situazioni di sofferenza che, ad oggi, riguardano Lodi, Cremona, Pavia e parte del bergamasco.

Non bisogna abbassare la guardia. Rispetto all’apporto della sanità privata? “La sanità privata è stata gradualmente interessata. Impensabile escluderla, in una regione dove ha in mano quasi il 40% delle attività. Le strutture del privato hanno messo a disposizione una quarantina di posti letto per le terapie intensive, ma dovrebbero salire fino al centinaio. Reparti saranno trasformati per fare fronte alle necessita. Colgo qui l’occasione – sottolinea il dirigente sindacale – per riaffermare che il contratto nazionale della sanità privata va rinnovato, a maggior ragione visto l’impegno che verrà richiesto a causa degli effetti del contagio”.  

I continui tagli alla sanità pubblica e le riforme del welfare lombardo hanno ridisegnato l’offerta di prestazioni nella nostra regione. Credi che da questa esperienza, quando ne usciremo, si potrà ripartire dal valore del servizio pubblico come spina dorsale del diritto alla salute di cittadine e cittadini? “È ancora presto per dire come potrà evolvere il sistema sanitario, certamente si è evidenziata l’impreparazione ad affrontare situazioni eccezionali soprattutto in contesti come quello lombardo che mostravano già prima alcune carenze, in particolare sugli organici. Dovrà senza dubbio essere ripensato un sistema che era considerato tra i migliori del paese ma che sta evidenziando evidenti criticità”.