8 Dec 2022
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Coronavirus e carceri

Il Covid-19 rappresenta un male ulteriore per l’alta densità umana degli istituti penitenziari, in cui in questi giorni sono esplose sommosse. Ma il disagio è di lunga data. Anche in Lombardia, vedi Torre del Gallo e San Vittore

10 mar. – Il sovraffollamento carcerario è già un tema serio di per sé. Con il Covid-19 che sta infuriando per il paese diventa ancora più drammatico, in luoghi dove è difficile tenere il metro di distanza. Le misure prese dal governo per contenere il contagio da coronavirus hanno imposto restrizioni anche qui, vedi alle visite dei familiari sospese temporaneamente (per sopperire, sono state ampliate le possibilità di colloqui telefonici e videochiamate). Ma la paura è tanta e unita a disagio e difficoltà sta scatenando sommosse negli istituti penitenziari italiani: devastazioni, incendi, sequestri di agenti penitenziari, proteste sui tetti (c’è chi chiede l’indulto, la libertà), fughe. Morti.

Per quanto riguarda la Lombardia, a finire sulle pagine delle cronache ci sono stati il carcere di Torre del Gallo di Pavia e quello di San Vittore a Milano.

A Torre del Gallo, “la situazione è rientrata ieri. Adesso si contano i danni – racconta Riccardo Panella, segretario Fp Cgil Pavia -. Gli uffici sono stati devastati. La miccia è scattata per le restrizioni dei colloqui ma questa protesta secondo me nasce da lontano. Da tempo denunciamo lo stato in cui versa questo carcere, che ha 730 detenuti, oltre il 40% in più rispetto ai 500 regolamentari, e con solo 230 operatori di polizia penitenziaria, un numero estremamente basso rispetto alle necessità operative del carcere”.

Panella sottolinea anche che nell’istituto “c’è anche un’utenza particolare, con il reparto psichiatrico. Anche qui ci sono carenze di operatori sanitari e specialisti. Insomma, c’è una situazione insostenibile da ogni punto di vista”. La Fp Cgil pavese ha già fatto diverse denunce ma sinora sono rimaste tutte inascoltate. “Non è più tempo di belle parole – incalza il sindacalista -. È il tempo di agire. Per quanto riguarda la nostra attività sindacale, passata questa fase di restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, metteremo in campo altre iniziative. Gli operatori penitenziari e il personale civile devono essere messi nelle condizioni di poter lavorare in sicurezza e il carcere deve poter svolgere la sua missione costituzionale: la rieducazione delle persone detenute. Oggi più che mai servono degli investimenti – continua -. Il segnale venuto dalle proteste delle carceri di tutta Italia ci dà la misura dell’inadeguatezza dell’organizzazione dell’amministrazione penitenziaria in questo momento”.

Alla casa circondariale di San Vittore i detenuti sono circa 1100. “A San Vittore, rispetto ad altre carceri, dove purtroppo abbiamo registrato detenuti morti o fuggiti, la situazione è stata ed è più contenuta. I nostri delegati mi hanno riferito che ci sono stati danneggiamenti a suppellettili e locali ma per fortuna nessun agente di polizia penitenziaria ha subito danni o è rimasto ferito” racconta Cesare Bottiroli, segretario Fp Cgil Milano.

Anche per lui c’è un punto che va “sicuramente evidenziato”, slegandolo dalla contingenza, un punto che “deve far riflettere tutti quanti: gli istituti penitenziari in Italia vanno strutturati in modo da consentire spazi adeguati, sufficienti, nel rispetto delle disposizioni nazionali e internazionali sulle tutele e i diritti della popolazione detenuta. Allo stesso tempo però, ma con maggiore intensità, – evidenzia il segretario – come categoria Cgil che rappresenta i lavoratori e le lavoratrici del sistema carcerario, dal personale penitenziario a quello sanitario e civile – diciamo che sono necessari provvedimenti volti a tutelare tutto questo personale, per cui una migliore situazione all’interno delle carceri è necessaria anche a migliori condizioni di vita, lavoro e sicurezza. Per tutti”.

La Fp Cgil nazionale intanto valuta come un passo in avanti le misure previste dal decreto legge 8 marzo 2020 ma non bastano. Ne servono altre per “deflettere la pressione nelle carceri in queste ore, a partire dall’estensione del ricorso ai domiciliari, ad un provvedimento sotteso all’assolvimento anticipato della pena fino ad un massimo di un anno per alcuni reati minori e al potenziamento urgente e straordinario di Polizia penitenziaria al pari di come si sta procedendo in altre amministrazioni pubbliche in ragione dell’emergenza Covid-19”.