28 Nov 2022
HomePubblicazioneDalla parte delle persone

Dalla parte delle persone

di Manuela Vanoli, segretaria generale Fp Cgil Lombardia

14 mar. – Senz’altro a fare la parte del leone ci sono loro: le donne e gli uomini che in prima linea negli ospedali,  negli ambulatori, nei servizi di emergenza urgenza si stanno adoperando per assistere le persone contagiate dal coronavirus. Medici, infermieri, professionalità sanitarie, operatori socio sanitari, medici di famiglia, barellieri e tutte quelle figure ausiliarie che contribuiscono al funzionamento del sistema sanitario si stanno spendendo al massimo per far fronte a un’epidemia ormai su scala globale. Sono in trincea, ormai stremati per i numeri di persone da soccorrere, dai riposi saltati, e dal contagio che sta prendendo anche loro. È facile cadere nelle spire del virus senza i dovuti dispositivi di protezione individuale. Non ce n’è in numero sufficiente e non ce n’è più. La sanità tagliata da anni di politiche scellerate si trova disarmata. Così, ad esempio, viene detto a lavoratrici e lavoratori che le mascherine non servono, oppure che improvvisamente il materiale monouso si puó sterilizzare e riutilizzare. 

Nella stessa situazione drammatica sono le operatrici e gli operatori delle case di riposo, in gran parte dipendenti dalle cooperative sociali, che hanno il carico, la responsabilità e le preoccupazioni di assistere un’utenza già di per sé fragile, che il Covid-19 sta divorando. 

In trincea ci sono anche i vigili del fuoco, la polizia locale, gli operatori dei servizi di igiene ambientale, peraltro oggi con un surplus di rifiuti ospedalieri da smaltire. C’è tutto il mondo delle lavoratrici e dei lavoratori di un sistema carcerario che ribolle.

La situazione emergenziale è tanto più critica, lo ribadisco, perché il lavoro pubblico per tanti, troppi anni è stato ritenuto un costo invece che motore di sviluppo del paese, oltre che di ben-essere, inteso come presa in carico delle persone e delle loro esigenze. Il lavoro pubblico, in quanto erogatore dei diritti di cittadinanza, sia attraverso il settore pubblico che privato, è un sistema, costituisce l’ossatura del paese. Non a caso si parla di servizi essenziali che non possono smettere di funzionare ed erogare prestazioni necessarie ai cittadini, neanche sotto virus: oltre ai settori già riportati, ci sono poi gli enti locali e le amministrazioni centrali, dagli uffici anagrafe ai tribunali, per citarne solo pochissimi. 

Queste lavoratrici e questi lavoratori svolgono una funzione pubblica che ora più che mai è funzione partigiana per non cedere terreno a questo nemico feroce. Ma non sono invincibili, non sono esenti dal contagio di questo nemico invisibile e purtroppo palpabile: vanno quindi messi assolutamente nelle condizioni di poter lavorare in sicurezza, con tutti i dispositivi di protezione del caso. E vanno fatti sentire partecipi dalle amministrazioni e dagli enti per cui lavorano: sono persone che, come tutte, stanno attraversando questo fenomeno inedito e molto pericoloso. C’è, insomma, bisogno di ricomporre la relazione umana, prima ancora che istituzionale e sociale, nella loro funzione: i dipendenti pubblici sono persone.

La direttiva 2/2020 della Ministra della Pa prevede il lavoro agile come modalità ordinaria di lavoro nelle amministrazioni. Quindi, per tutte le attività cosiddette differibili, questo strumento – che ha incluso il valore della conciliazione – va esteso il più possibile: il lavoro pubblico continua a erogare prestazioni anche così. Bisogna vigilare su questo. Per quanto ci riguarda lo stiamo facendo e lo faremo, anche inviando diffide ai prefetti. Perché prima viene la salute delle persone

L’importanza del ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi pubblici viene mostrata oggi dalla battaglia in trincea. Domani si misurerà sempre più dal riconoscimento e dagli investimenti che verranno fatti sulla loro specifica funzione, e da quelli per la ricerca che deve essere quanto più valorizzata e stabile

Chi oggi sta lavorando “in trincea”, a partire dal personale degli ospedali e delle case di riposo, non vuole essere considerato un eroe, vuole lavorare in sicurezza, vuole essere messo nelle condizioni di poter lavorare bene e vuole il giusto riconoscimento della propria professionalità e del lavoro che sta facendo. 

Questo è il lavoro pubblico, fatto di persone e dalla parte delle persone.