6 Dec 2021
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Covid-19 / Carenza di Dpi nelle strutture sanitarie pavesi, la diffida unitaria al Prefetto

Sturini (Fp Cgil): “la sorveglianza sanitaria è la priorità”

18 mar. – “Abbiamo mandato una diffida unitaria al Prefetto, che ci ha risposto”. Patrizia Sturini, segretaria Fp Cgil Pavia, come stanno facendo anche gli altri sindacati lombardi dove il Covid-19 sta mordendo di più, ha coinvolto, insieme ai colleghi di Cisl e Uil, l’ufficio territoriale del governo perché si intervenga sui sistemi di prevenzione e protezione delle lavoratrici e dei lavoratori che assistono le persone contagiate. “La diffida è stata condivisa con i delegati Rsu e aziendali di tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie della provincia: mancano i Dpi, cioè maschere, guanti, quanto occorre per schermarsi dal virus” sottolinea Sturini.

Cosa ha risposto il Prefetto? “Ha accolto la nostra istanza, richiamando le aziende sanitarie e socio sanitarie a prendere le dovute misure di sicurezza per la salvaguardia dei loro dipendenti e, in raccordo con l’Agenzia di tutela della salute pavese, ha chiesto a Regione Lombardia di provvedere, fornendo i dispositivi di protezione individuale o facendoli comunque arrivare”.

La sindacalista spiega che la gestione dei Dpi non è gestita dai territori in base ai fabbisogni ma è centralizzata a livello regionale e che la loro richiesta è aumentata dopo il necessario coinvolgimento delle strutture della sanità privata. “Quando gli ospedali pubblici, da una settimana a questa parte, hanno raggiunto il picco da Covid-19, alcune strutture accreditate hanno trasformato le sale operatorie in terapie intensive. Vedi la Città di Pavia, con 40 posti letto, e il Beato Matteo con 70. Oppure la Maugeri, dove in pneumologia sono stati trasferiti pazienti contagiati. Nella distribuzione dei Dpi queste strutture non erano state previste. Ma anche – aggiunge Sturini – si è sottovalutata la situazione delle Rsa, dove vengono trasferiti pazienti in fase di guarigione e dove gli anziani sono soggetti particolarmente esposti”.

Legittimamente i lavoratori sono preoccupati. “Hanno paura, tutti. Medici, infermieri, operatori socio sanitari, amministrativi. Ci sono tensioni, stanchezza, turni massacranti, e un forte stress psicologico. Spaventa la contaminazione diffusa. Chi può bardarsi lo resta per tutto il turno, di 7 o 12 ore, senza poter andare in bagno se serve. Manca la continuità dell’assistenza sanitaria – attacca Sturini -. Prima agli asintomatici si facevano i tamponi, ora non più. Ma la sorveglianza sanitaria è la priorità! Come la sanificazione periodica dei locali”.

Non bastasse, c’è il nodo della formazione. “Non a caso si fa la specialistica. Ad assistere chi soffre di problemi pneumologici non si può chiamare un dermatologo. Invece è quello che si sta facendo: per carenza di personale si chiamano a raccolta tutti i disponibili, a prescindere dalle competenze. Ma questo è un rischio”.