30 Nov 2021
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Covid-19 / Se gli enti locali della Lombardia “sabotano lo sforzo del paese” a uscire dall’emergenza

Oggi il coordinamento Fp Cgil regionale delle Funzioni Locali a raccolta in video conferenza. Durissimo il capo area nazionale Purificato: “È in gioco la pelle delle persone”. La coordinatrice lombarda Pirovano: “Una fase anomala, nuova, tragica, eccezionale”.

20 mar. – “Il trend, da parte delle amministrazioni pubbliche, a ignorare le norme governative e le direttive del Ministero della Pa è sconcertante”. Alessandro Purificato, capo area Fp Cgil nazionale, ha partecipato alla videoconferenza organizzata oggi dalla collega lombarda Lucilla Pirovano per fare il punto sulle diverse questioni che stanno emergendo negli enti locali nel tempo del Covid-19.

È lei a introdurre una serie di questioni: disomogeneità ad applicare le varie disposizioni, a partire dall’uso del lavoro agile e dalle attività indifferibili da rendere in presenza fisica, fino alla carenza di dispositivi di protezione individuale o all’imposizione delle ferie “quando il contratto nazionale non lo prevede, se non per smaltire entro aprile quelle pregresse del 2019. Ogni amministrazione si sta muovendo a sé, per cui si stanno creando situazioni di forte disparità” rileva Pirovano.

Dai vari territori, i sindacalisti “Effepiù” snocciolano le criticità cui si trovano a far fronte le lavoratrici e i lavoratori degli enti, amministrazioni comunali in testa, e tendenzialmente ricorrenti.

Tra cui quelli della polizia locale, chiamata a collaborare per controllare il rispetto delle varie misure con un’indennità di ordine pubblico. Ma scarseggiano i Dpi e li vogliono tutti i lavoratori.

A Bergamo la Fp Cgil ha fatto partire diffide nei confronti dei Comuni che non hanno ancora attivato lo smart working, forma di lavoro ordinaria delle Pa. Fatto tanto più grave in uno dei territori più drammaticamente colpiti dal virus. Diffide anche per Monza, dove l’amministrazione da un lato chiede al personale lasciato a casa di usare permessi personali, dall’altro tiene negli uffici, magari chiusi, dipendenti addetti a servizi non essenziali.

C’è poi carenza di strumentazione per poter lavorare da casa, come viene segnalato per Lecco. Insieme alla furbizie che scattano laddove gli enti sostengono di non poter attivare lo smart working finché non sarà attivata la timbratura elettronica per i dipendenti.

Da Mantova viene segnalato che gli enti faticano a lasciare a casa i lavoratori perché temono il futuro onere del danno erariale; così, ad esempio, il personale ausiliario dei nidi viene mandato a fare le pulizie negli uffici. Un danno erariale che per il sindacato è inesistente, visto che è stato smentito dagli atti legislativi. A Pavia si aggiungono le difficoltà di rigide regole per lo smart working, di cui viene controllato anche il lasso temporale delle attività: accensione del pc, lettura delle mail, ecc. C’è un’arretratezza sostanziale da parte delle amministrazioni rispetto allo smart working e difformità nella sua applicazione, si ribadisce da Legnano. Come c’è differenza tra enti grandi e piccoli, come si riafferma per l’area milanese: quelli più grandi mettono in lavoro agile più personale, mentre quelli più piccoli, magari chiudono i servizi ma lasciano i 20-30 dipendenti negli uffici. A sostegno dei rappresentanti della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, gli Rls, la Fp Cgil Milano ha redatto un vademecum per la gestione dell’emergenza sanitaria, in caso di contagi.

C’è poi Brescia, altro territorio assediato dal virus, che denuncia, ad esempio, la mancanza della dovuta quarantena per il personale venuto a contatto con persone positive al Covid-19, e i timori per i dipendenti degli uffici anagrafe, particolarmente esposti al rischio contagio.

Molte altre le questioni affrontate, dall’applicazione del fondo di integrazione salariale (Fis) per i lavoratori delle Fondazioni e delle Aziende speciali, alla legge 104 e i congedi parentali. O a come ci si regolerà, per il personale educativo, se il blocco dei servizi all’infanzia verrà prolungato. Non c’è una pronta risposta per tutte, in un contesto spaesante e fluido, con le procedure che cambiano di continuo. Ma su tutte la  categoria è in costante aggiornamento, riflessione, impegno.

“Sconcerta che molte inadempienze degli enti non siano alle nostre richieste sindacali ma a quanto sta scritto nella legge e nelle direttive del Ministero della Funzione Pubblica –ribadisce Purificato -. È in gioco la pelle delle persone. Chi agisce in contrasto con le disposizioni del governo di rendere al minimo la presenza nei posti di lavoro e attivare lo smart working, che peraltro è di default, sta sabotando lo sforzo del paese per uscire da questa situazione. Ma anche le resistenze da parte di alcuni lavoratori al lavoro agile vanno redarguite”.

Il Protocollo unitario firmato dai sindacati confederali con il governo il 14 marzo scorso per contrastare e contenere il virus nei luoghi di lavoro è, per il dirigente sindacale, “lo strumento più appropriato” per dare uniformità a una situazione a macchia di leopardo.

La salute pubblica e dei lavoratori deve prevalere. Non sta in piedi, anche sul piano umano, che la vita sia una variabile in ragione della salvaguardia contabile, in ragione della Corte dei Conti. Bisogna evitare assolutamente la diffusione del contagio – continua Purificato -. Le controparti, se inadempienti, si stanno sottraendo anche a un dovere civico e qui dobbiamo alzare il livello dello scontro”.