3 Dec 2021
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Covid-19 e lavoro agile: in Lombardia partono le diffide alle amministrazioni pubbliche

Sindacati: “La salute viene prima di tutto. Riterremo responsabili di eventuali danni alla salute le amministrazioni inadempienti alle nostre rivendicazioni a rispettare la legge che, nella data situazione, significa tutelare la vita”. Vanoli (Fp Cgil): “definire subito le attività indifferibili”

23 mar. – Le pubbliche amministrazioni che non rispettano la legge saranno denunciate. Questo hanno intimato oggi Fp Cgil-Cisl Fp-Uil Fpl-Uil Pa della Lombardia facendo partire le diffide alle Pa del territorio e, per conoscenza, ai prefetti.

Nel pubblico impiego, come prevede la direttiva 2/2020 del Ministero, il lavoro agile è contemplato come modalità di lavoro ordinaria, anche per servizi cosiddetti essenziali. Per far fronte all’emergenza provocata dal coronavirus il Decreto-Legge n. 18 del 17 marzo scorso ha aggiunto il suo carico, con l’articolo 87, per cui: negli uffici deve andare solo il personale addetto alle attività ritenute indifferibili; i dipendenti possono usare i propri mezzi informatici nel caso non fossero stati forniti dall’amministrazione; se il lavoro agile proprio non è possibile allora vanno usati gli strumenti contrattuali previsti, dalle ferie pregresse alla banca ore. Passate tutte queste possibilità resta l’esenzione del dipendente dal servizio che verrà però considerata lavoro a tutti gli effetti, senza erogazione del buono pasto dove previsto.

Da qui la netta presa di posizione dei sindacati: Rispettare e salvare la vita alle lavoratrici e ai lavoratori pubblici e insieme tutelare il diritto alla salute di tutte le persone è il nostro obiettivo. Perseguiremo in sede giudiziaria chi non ottempera nell’immediato al Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18” sostengono FP CGIL – CISL FP – UIL FPL – UIL PA regionali.

Per la segretaria generale Fp Cgil Manuela Vanoli, come peraltro segnalato anche a livello unitario nazionale (con i sindacati che chiedono di modificare il Dpcm del 17 marzo), “occorre vengano subito definite quali sono le attività indifferibili da svolgersi in loco e quali invece possono essere svolte da remoto. Non solo: può sembrare assurdo, e in effetti lo è, ma questa determinazione va poi comunicata alle lavoratrici e ai lavoratori che sono spesso lasciati nell’incertezza. Nella nostra regione si procede a macchia di leopardo, le comunicazioni sono difformi tra gli enti. Bisogna dare uniformità una volta per tutte. Il contagio non si può contenere con misure a random, ci vogliono criteri univoci. Soprattutto – aggiunge – bisogna che le persone stiano il più possibile a casa. Tanti servizi possono essere erogati da remoto garantendo i diritti di cittadinanza. E, nel caso specifico, tutelando maggiormente la salute delle persone”.