29 Nov 2021
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Covid-19 / I sindacati chiedono a Regione Lombardia più risorse economiche e umane

Ieri video conferenza delle categorie fp con l’Assessorato al Welfare. Creston (Cgil): “l’epidemia va affrontata con maggiore impegno, tutelando maggiormente il personale coinvolto”

27 mar. – Si è svolto ieri, in videoconferenza, un incontro tra Assessorato al Welfare di Regione Lombardia e categorie Cgil Cisl Uil della funzione pubblica. Punti trattati: investimenti aggiuntivi per incentivare i dipendenti del servizio sanitario nazionale, risorse aggiuntive regionali, il punto della situazione a fronte dell’epidemia da Covid-19.

“Alla Lombardia, grazie al Dl 18/2020 sono stati assegnati oltre 41 milioni di euro per il personale sanitario e come parti sociali abbiamo chiesto di includere tutte le lavoratrici e i lavoratori che stanno supportando il sistema, pur se non strettamente sanitari – racconta Gilberto Creston, segretario regionale Fp Cgil -. Inoltre, non condividiamo – aggiunge – che siano stati esclusi gli amministrativi, per cui abbiamo impegnato Regione a premere, in fase di conversione del decreto legge,  ad aumentare i finanziamenti”.

Come saranno distribuite le risorse alle aziende sanitarie? “Previo accordo con i sindacati. C’è l’impegno a concludere entro la prossima settimana. Per quanto riguarda la ripartizione, riteniamo che a tutte le lavoratrici e i lavoratori, della dirigenza e del comparto, vada riconosciuto lo stesso impegno in questa emergenza sanitaria.

Mentre Regione ha proposto una distribuzione parametrata in percentuale ai fondi, noi la chiediamo invece ‘per testa’” risponde Creston.

Il Covid-19, appunto. Come influisce sulle risorse da distribuire? “Tra l’altro, anche in base alla percentuale di pazienti contagiati. Come organizzazioni sindacali abbiamo chiesto siano compresi anche gli enti di supporto, dall’Areu, l’agenzia regionale di emergenza urgenza, alle aziende di servizi alla persona. Anche qui da Regione abbiamo ottenuto l’impegno a farci avere una bozza di accordo per trovare la quadra entro la prossima settimana”.

Per quanto riguarda invece le Rar 2020? “Le distanze al momento sono grandi. Regione sta sulla linea dello scorso anno, noi, a fronte del Covid, chiediamo decisamente maggiori risorse economiche per tutte le lavoratrici e i lavoratori. E vorremmo fosse anticipata loro una quota già nei prossimi mesi”.

Rispetto all’emergenza sanitaria, il punto sulle criticità? “Continuano ad ammalarsi troppi operatori sanitari ed è purtroppo in costante aumento anche il numero di decessi tra le loro fila. Le criticità restano tante, nonostante le terapie intensive siano state incrementate del 50% – afferma il dirigente sindacale -. Ci sono vuoti molti reparti per acuti, potrebbero essere sfruttati; la quarantena di pazienti Covid positivi asintomatici potrebbe essere effettuata con assistenza domiciliare”.

I tamponi per il personale? “Regione mette le mani avanti, dice di non avere strumenti sufficienti per farli a tutti. I laboratori processano circa 5mila tamponi al giorno, quelli fatti sugli operatori sanitari sono circa 11mila (16% dei complessivi) di cui il 20% è risultato positivo”.

Quindi resa sulla sorveglianza sanitaria? “Da parte sindacale senz’altro no! Regione ci ha riferito che richiamerà le aziende sanitarie a rilevare la temperatura dei lavoratori in entrata, quindi non attraverso l’autocertificazione”.

E voi? “Abbiamo sottolineato che continuano a mancare i dispositivi di protezione individuale, a partire dalle mascherine. A Regione abbiamo anche fatto presente di rappresentare una realtà che non trova riscontro nei fatti. L’epidemia sul nostro territorio va affrontata con misure più efficaci, tutelando di più il personale coinvolto e comprendendo in questa attenzione anche il sistema delle case di riposo e delle strutture socio assistenziali.  Servono assunzioni. E ribadiamo che le ore di straordinario andranno conteggiate in un contatore separato, come abbiamo già richiesto”.

Altro? “Abbiamo chiesto di estendere l’indennità per malattie infettive anche al personale che, pur non operando nelle stesse unità operative delle malattie infettive, gestisce pazienti contagiati dal Covid. È una questione di correttezza e di buon senso” chiude Creston.