8 Dec 2022
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Covid-19 / Il punto sulla situazione sanità nel bresciano

Ronchi (Fp Cgil): situazione sempre più drammatica, e tagliati i primi 10 posti di lavoro?

30 mar. – Ieri a Brescia i contagiati dal Covid-19 hanno superato gli 8000. “Ci avviamo a una tragicità simile al territorio bergamasco ” afferma Stefano Ronchi della Fp Cgil.

Come la stanno affrontando le strutture ospedaliere? “Al Civile di Brescia, la più grande struttura della Lombardia, dopo la riorganizzazione dei reparti, partita un mese fa, sono stati raddoppiati i posti della terapia intensiva, ora a 110. Di cui 13 realizzati grazie a una sottoscrizione cittadina partita dal Giornale di Brescia, che ha raccolto a oggi oltre 14 milioni di euro – risponde il segretario della categoria -. Ma, come hanno già sottolineato sindaco e vice sindaco, ai posti aperti non è seguito l’arrivo del personale necessario e promesso”.

Nel frattempo, 15  tra infermieri e medici sono arrivati dall’Albania e ne sono attesi altri 15 dalla Polonia. “Un bellissimo gesto di solidarietà, siamo loro grati” sottolinea commosso Ronchi.

Torniamo al Civile. “Dedicati al Covid-19, sui tre presidi di Brescia, Gardone e Montichiari, ci sono 700 posti. Bisognerebbe averne di più per i casi Covid ma i tre ospedali hanno usato tutti gli spazi, comprese mense e lavanderie”.

Per quanto riguarda le altre strutture? “L’Asst Garda ha dedicato il 77% dei posti ai pazienti con il coronavirus, nei poli di Gavardo, Desenzano, Manerbio e Lonato, con 475 posti letto complessivi e 30 terapie intensive. Manerbio si è riconvertito tutto al Covid, ad esclusione del nido e di pediatria. È in situazione emergenziale, anche per il personale che si è ammalato e quello che è in piedi è molto provato. Mentre abbiamo scoperto che il polo di Leno, che ha 56 posti per la riabilitazione, ha trasferito i suoi pazienti Covid sul territorio. Dall’Asst Franciacorta, nonostante la richiesta di avere dati, non abbiamo avuto ancora risposte. Qui, come all’Asst Garda, le relazioni sindacali non sono costruttive come col Civile, dove hanno capito il valore aggiunto che possiamo dare come parti sociali per contribuire a gestire l’emergenza”.

Ronchi racconta inoltre di un altro “fatto grave. Asst Garda non rinnoverà a 9 fisioterapisti e 1 logopedista che operano nel presidio di Leno il contratto a tempo determinato che scade domani 31 marzo. In un momento in cui, come sindacato, cerchiamo di limitare i negativi  impatti economici dell’emergenza sanitaria sul reddito delle famiglie, proprio una struttura pubblica non riesce a trovare collocazione a questi professionisti, precari da diversi anni a causa di diverse gestioni private del reparto di riabilitazione. Questi giovani corrono anche il rischio, senza rinnovo del contratto, di essere esclusi dalla  clausola sociale della prossima gara di appalto”.

Cosa ci dici rispetto alle strutture della sanità privata? “Per i primi 15 giorni non sono state coinvolte e hanno atteso le  decisioni regionali arrivate dopo il pericolo di collasso della strutture pubbliche. Solo la Poliambulanza (gruppo Ancelle) che è un gigante con 1800 lavoratrici e lavoratori e 700 posti letto, da subito, in buona sinergia con il Civile, ha riorganizzato i reparti, raddoppiando i posti letto di terapia intensiva, ora a quota 65. Altre strutture – aggiunge – ora accolgono i pazienti che hanno superato la fase acuta: alla Domus Salutis sono stati loro riservati 50 posti, alla Don Gnocchi di Rovato 30, alla Maugeri di Lumezzane 43. Mentre l’Irccs Fatebenefratelli ha casi Covid all’interno ma non ne riceve da fuori. Villa Gemma e Villa Barbarano sono solo per i Covid. Le tre cliniche del Gruppo San Donato (Sant’Anna, Città di Brescia, San Rocco), con i loro 1100 addetti complessivi, assistono pazienti Covid – dopo una grande riorganizzazione interna dei reparti -, con 26 posti di terapia intensiva”.

Sul fronte sindacale come va? “Sin dal 26 febbraio abbiamo fatto richiesta di incontri per capire come le strutture pubbliche e private intendevano muoversi per questa emergenza. Abbiamo fatto anche richiesta di attivare, per 5 cliniche private, il fondo di integrazione salariale (Fis) per via della chiusura delle prestazioni esterne e della riqualificazione dei reparti  che ha portato a una riduzione delle attività. Le aziende mettono lavoratrici e lavoratori in permessi non retribuiti, in particolare i fisioterapisti, e questa scelta unilaterale impatta sui redditi delle famiglie” spiega Ronchi.

Aggiungendo ancora che per la sanità pubblica e privata sono state mandate diffide unitarie sia per lo smart working, laddove per certe attività amministrative potrebbe essere usato molto di più, sia sui dispositivi di protezione individuale per operatrici e operatori e l’applicazione del “Protocollo Salute”, firmato nei giorni scorsi a livello nazionale. “Tra medici e operatori, il personale malato a causa del virus si aggira attorno al 10%, i Dpi scarseggiano in tutte le strutture. Al Civile sono già 330 i lavoratori contagiati e tre giorni fa abbiamo registrato il primo morto. Non esiste una turnazione  degna di questo nome, con medici e operatori costretti anche a turni di 12 ore – evidenzia il sindacalista -. La stanchezza fisica, unita alla stanchezza mentale e allo stress  lavorativo degli operatori, in rapporto quotidiano e continuo con la morte dei pazienti, ha portato negli ospedali più grandi ad attivare un servizio di sostegno psicologico”.

Da Ronchi viene sottolineata anche la mancata valorizzazione della sanità territoriale: “può essere una risorsa contro la diffusione del virus, a partire da un utilizzo più integrato dei medici di medicina generale che però vanno protetti assolutamente e adeguatamente– accusa –. Ne sono caduti già 5! Più in generale – prosegue – il prezzo altissimo che medici e operatori delle strutture pubbliche e private  stanno pagando di persona ci parla del coraggio e della professionalità messa a disposizione della comunità per continuare a salvare vite umane dal Covid-19. Perciò vogliamo dire un grande GRAZIE a tutte le operatrici e  gli operatori, medici, medici di medicina generale e di continuità assistenziale, che ogni giorno permettono ma di far vivere concretamente il nostro diritto alla salute. Aiutiamoli e aiutiamoci stiamo a casa” conclude.