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18 Ottobre 2021 - 16:51
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Covid-19 / Le diffide unitarie mandate alla Asst Ovest Milanese

Addamo (Fp Cgil Ticino-Olona): “la salute delle persone viene prima”

30 mar. – “La situazione è complessivamente critica. L’Asst Ovest Milanese continua a non risponderci. A livello unitario continuiamo a inoltrare numerose note-diffida, indirizzandole anche al Prefetto. Vogliamo un confronto vero, subito, ed è già tardi”. Così Vera Addamo, segretaria generale Fp Cgil Ticino-Olona, nel fare il punto sulla situazione Covid-19 nella sanità pubblica del suo territorio.

Perché le diffide? “In ragione delle misure per la prevenzione e la gestione dell’emergenza epidemiologica, abbiamo chiesto più volte un tavolo. Con i provvedimenti restrittivi nazionali e regionali, la questione delle attività indifferibili da rendere in presenza e quelle da svolgersi con lavoro agile, diventato modalità ordinaria per le pubbliche amministrazioni, riguarda anche la sanità. L’obiettivo è contenere il contagio. Peccato che numerosi enti lo considerino un’opzione e non un obbligo. Noi chiediamo che vengano definite queste attività servizio per servizio. I giorni passano e ancora non è stato fatto!” accusa la dirigente sindacale.

Altro nodo cruciale è la tutela del personale. “I dispositivi di protezione individuale sono o insufficienti o inesistenti e questo è gravissimo. L’azienda socio sanitaria solo venerdì 27 marzo ha inviato comunicazione ai dipendenti sull’uso dei Dpi! Non solo lavoratrici e lavoratori si ammalano, ma diffondono il contagio, negli ospedali e rientrando a casa. Misure di protezione per loro sono ora previste anche dal Protocollo da poco sottoscritto con il Ministero della Salute. I Dpi vanno garantiti in modo rigoroso, nella quantità e qualità necessarie – evidenzia Addamo -. Ma questo non basta. Vanno cercati i lavoratori e le lavoratrici positivi al Sars-CoV-2. Lo è il Direttore Generale! Occorre un monitoraggio costante, con tamponi a tappeto. È una questione in primis di salute e per fermare la riproduzione del Covid tra colleghi e familiari. Ma c’è anche un altro punto: non accertare il contagio non consente di riconoscere l’eventuale infortunio lavorativo. Oltre il danno, la beffa”.  

Che procedura va adottata? “Chiediamo una valutazione del contagio da parte del medico competente, contando i tamponi fatti al personale sia esposto sia sintomatico, suddiviso per profilo e tra comparto e dirigenza e di quello posto in quarantena. Allo stesso tempo, riteniamo fondamentale una corretta e costante sanificazione degli ambienti, finanche letto per letto! Vogliamo sapere quanti ne vengono fatti per presidi, uffici, reparti, servizi. Ne sarebbe auspicabile una pianificazione programmata. Senza dimenticare l’aggiornamento alle misure di prevenzione e contenimento del contagio che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione deve redigere nel documento di valutazione dei rischi”.