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18 Ottobre 2021 - 17:39
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Covid-19 / Strutture sanitarie e case di riposo nella provincia di Sondrio

Turcatti (Fp Cgil): “agire in modo cruciale per cambiare il corso degli eventi”

6 apr. – “La situazione non è drammatica, nei numeri, come in altre realtà (vedi Bergamo, Brescia, Cremona) ma i timori nel ritardo ad attrezzarsi per affrontare il diffondersi del Covid-19 stanno purtroppo trovando puntuale riscontro”. Michela Turcatti, segretaria generale Fp Cgil Sondrio, ci segnala che alla Asst Valtellina e Alto Lario “il personale nei reparti e nei servizi territoriali si sta ammalando e rischia, come un po’ ovunque altrove, di essere la principale fonte di contagio dentro e fuori le mura delle strutture. I dati dei contagiati sono attendibili sono in parte, perché il numero di tamponi fatti non consente una fotografia puntuale dell’epidemia”.

Lavoratrici e lavoratori sono preoccupati. “Decisamente, ci contattano di continuo per avere risposte. Ribadiamo, come sta facendo dall’inizio la Fp Cgil Lombardia, la necessità dei dispositivi di protezione individuale, della formazione sul loro corretto utilizzo, a partire da chi per la prima volta si trova a operare in un contesto diverso dal solito. Vanno poi tenute separate dalle altre le figure professionali che operano in contesti Covid e bisogna sottoporre ai tamponi tutti gli operatori sanitari, sociosanitari, non solo sintomatici, e i pazienti ‘sospetti’ o che possono essere entrati in contatto con persone Covid+. Non solo dopo le numerose richieste che abbiamo fatto!” attacca la dirigente sindacale.

Come sono le relazioni sindacali con la Asst? “C’è interlocuzione, ci confrontiamo in videoconferenza. Ma ci sono diversi aspetti da affrontare con la direzione strategica. Come succede con Regione Lombardia, anche a noi viene detto che tutto quello che si doveva fare in merito alle misure previste è stato fatto. Non basta, bisogna vedere come si praticano quelle misure”.

Cosa chiedete alla Asst? “Oltre a quanto già detto, di ampliare la platea di chi può usufruire del lavoro agile, anche rispetto a lavoratrici e lavoratori cui è stato attivato solo in parte. Di interrompere la fruizione forzata delle ferie 2020, come sta capitando un po’ in tutte le pubbliche amministrazioni. Di dare informazioni chiare al personale sulla fruibilità dei congedi e gli istituti previsi dal decreto ‘Cura Italia’”.

Con l’Ats Montagna come va? “Chiediamo un maggior coinvolgimento e più informazioni. Ad esempio, rispetto alla decisione, appresa dalla stampa, di aprire un reparto Covid a bassa intensità presso l’ospedale di Chiavenna, fruendo di personale attualmente alle dipendenze di una cooperativa sociale, l’Arca, sempre di Chiavenna. Decisione di cui dovranno rendere conto”.

Com’è la situazione nelle case di riposo? “Le condizioni delle case di riposo, delle residenze sanitarie assistenziali e di quelle per i disabili stanno drammaticamente precipitando in provincia di Sondrio. Ad esempio, in una struttura negli ultimi 10 giorni sono deceduti 15 ospiti, nessuno ufficialmente riconducibile al Covid perché non sono stati fatti i tamponi. Il personale di Rsa e Rsd che si sta ammalando è in netto aumento, e così gli anziani. La stessa stampa diffonde notizie su alcune strutture dove c’è un aumento inusuale di decessi. Come categoria stiamo mandando di continuo note e diffide, anche al Prefetto, perché mancano i Dpi”.

Qualcuno risponde a queste diffide? “A metà marzo il sindaco di un comune ci ha minacciato di denunciarci per procurato allarme. Noi andiamo avanti, nel tentativo di non far precipitare ancora di più la situazione”.

Ti riferisci a questioni specifiche? “C’è una grande insicurezza sulla reale dimensione del fenomeno, vista la sintomatologia sospetta di molti anziani. La possibile e drammatica deriva può portare anche all’auto-allontanamento degli operatori, spaventati per sé e per la diffusione del contagio. Solo la settimana scorsa ho gestito 5 pratiche di dimissioni chieste da operatrici di Rsa. Il funzionamento di queste strutture, già provate dall’assenza di personale, è fortemente a rischio tenuta”.

Turcatti spiega che, a livello unitario, e insieme ai confederali Cgil Cisl Uil, è stato chiesto un tavolo con la direzione generale Ats Montagna e il Prefetto, per un monitoraggio costante, dai dispositivi di protezione individuale, ai decessi, partendo dal raffronto marzo 2020 su marzo 2019. “Proprio domani ci sarà un incontro cui parteciperò in qualità della mia delega confederale – racconta -. Ma il solo confronto non basta più, bisogna agire in modo cruciale per cambiare il corso degli eventi”.