28 Nov 2021
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Professioni infermieristiche e non solo

Dalla replica al Coordinamento regionale OPI alle richieste a Regione Lombardia. I sindacati a tutto campo a sostegno delle lavoratrici e lavoratori coinvolti a contrastare il Covid-19

8 apr. – E no, eh?! Al Coordinamento degli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Regione Lombardia “evidentemente” qualcosa è sfuggito. E Fp Cgil-Cisl Fp-Uil Fpl lombarde replicano alla nota ricevuta rivendicando di essere, nell’emergenza coronavirus, ben presenti al fianco di infermiere e infermieri, e, in quanto loro rappresentanze, di avere messo in campo tutta una serie di azioni, a livello nazionale, regionale e territoriale per la loro valorizzazione. Da quella professionale a quella economica.

“Abbiamo replicato alla nota ricevuta il 3 aprile scorso dal Coordinamento regionale OPI, indirizzandola per conoscenza anche al Ministro della Salute, al Presidente di Regione Lombardia, all’Assessore Regionale al Welfare, e alla Presidente FNOPI (Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche – ndr), elencando quanto a livello unitario abbiamo fin qui fatto e proposto” racconta Gilberto Creston, segretario Fp Cgil Lombardia.

Ce le sintetizzi? “Intanto, con il Ministro della Salute abbiamo siglato unitariamente il Protocollo per la prevenzione e sicurezza di chi lavora nei servizi territoriali e nelle strutture sanitarie, socio sanitarie assistenziali pubbliche e private – risponde Creston -. A Regione Lombardia sin dallo scoppio dell’epidemia, a febbraio, abbiamo chiesto di fornire a operatrici e operatori sanitari pubblici e privati i necessari dispositivi di protezione individuale, incalzandola – come continuiamo a fare anche con aziende sanitarie e strutture del socio assistenziale – per l’effettiva tutela di tutto questo personale. Il nostro pressing è servito, ad esempio, per far rientrare l’autocertificazione chiesta ai lavoratori, una mossa indegna di Regione”.

Per quanto riguarda la valorizzazione economica “A Regione Lombardia, per il personale in prima linea nel contrastare il Covid, e dunque anche per infermiere e infermieri, abbiamo chiesto: di incrementare i fondi previsti dal decreto ‘Cura Italia’; di pagare le ore straordinarie; di riconoscere l’indennità malattie infettive e quella di sub intensiva per tutte le unità operative che gestiscono i pazienti con ausili per la respirazione; di riconoscere il tempo di vestizione nella misura di 30 minuti, derogando a eventuali accordi decentrati e nazionali; di salvaguardare le indennità di turno per chi lavora sulle 24 e 12 ore; di incrementare le Rar 2020 del 70%; di assegnare al personale infermieristico su 3 turni nelle 24 ore una quota aggiuntiva di 500 euro; di istituire una indennità mensile Covid, che per il personale infermieristico e ostetrico si traduce in una quota aggiuntiva mensile di 1000 euro (mentre per il personale tecnico è di 700 euro e per il personale di supporto di 600 euro)”.

Rispetto a sanità privata e terzo settore? “Ci stiamo confrontando con le rispettive associazioni datoriali, anche per sostenere con ammortizzatori sociali quelle professionalità coinvolte dalla stretta di alcune prestazioni sanitarie”.

Non siete di certo rimasti a guardare quanto fatto da altri. “Ci stiamo muovendo a tutti i livelli possibili, anche con comunicati stampa e attraverso l’uso massiccio della rete, per sensibilizzare su questa importante partita e pungolando Regione Lombardia alle sue responsabilità e compiti, vedi garantire a tutti i cittadini la presa in carico e la sorveglianza sanitaria potenziando i servizi territoriali, che si fa anche attraverso la messa in sicurezza e la tutela della salute delle lavoratrici e lavoratori di questi servizi”.

Quindi con l’Opi come finisce? “Le organizzazioni sindacali sono pronte, anzi, rivendicano subito un confronto costruttivo, vero, di merito”.