11 Aug 2022
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Nikolajewka, non è solo un problema di tamponi

Comunicato stampa FP CGIL – CISL FP – UIL FPL Brescia

Con questa lettera vogliamo ricostruire i fatti recenti tristemente accaduti presso questa struttura così importante per la comunità bresciana, per il volontariato e la cultura dell’assistenza sociosanitaria.

Il covit 19 non ha risparmiato nessuna struttura sociosanitaria, ma a volte le scelte organizzative e i comportamenti susseguenti fanno la differenza.

Sappiamo che le rsa sono al centro della bufera, che i morti non si contano più, che i dispositivi di sicurezza individuali non sono arrivati per tempo, che il virus non si ferma a mani nude o semplicemente ignorandolo. Ebbene anche il centro residenziale e diurno per disabili Nikolajewka  non è un mondo a parte.

Abbiamo capito tutti che in questi giorni difficili che la situazione stava sfuggendo di mano, gli ospedali esplodevano e le rsa e tutti i centri diurni e residenziali iniziavano a incubare il virus.

Così le operatrici e noi rappresentanti sindacali abbiamo incalzato le direzioni delle strutture,  anche quella della cooperativa Nikolajewka chiedendo maggiori protezioni: una mascherina chirurgica usata per diversi giorni a stretto contatto con gli utenti, che vengono stipati tutti insieme dentro furgoni e che in qualsiasi momento potrebbero contagiarsi all’esterno della struttura, fa pensare.

Avrebbe dovuto far pensare la salute di molti di questi utenti che associano diverse patologie e che la continuazione del servizio li avrebbe esposti a rischi maggiori.

Prima del decreto con cui il governo decide di chiudere i centri diurni per disabili la preoccupazione regnava all’interno di tutte queste strutture, le quali  difficilmente avrebbero retto alla portata del covit 19; in effetti alcune di esse si erano già messe al riparo chiudendo il servizio. La Lombardia, in modo sconsiderato, a nostro modo di vedere, dovette aspettare il decreto per chiuderli al contrario di altre regioni come ad esempio il Veneto.

Ma Nykolajewka decise di non chiudere potendo legalmente farlo. E alla chiusura per legge rispose chiedendo una deroga all’ATS  per gestire 7 utenti presso il diurno. Si intervenne chiedendo spiegazioni, preoccupati per il lavoro delle operatrici e la salute dei pazienti, visto quello che la pandemia stava avanzando pesantemente ovunque nella nostra città. Due di questi utenti moriranno nei giorni successivi. Apprendiamo che nella struttura residenziale ci sono molti contagi, che vengono attribuiti al personale dalle dichiarazioni del presidente della cooperativa apparse nei giorni scorsi sul giornale.

Ora sappiamo che i DPI erano introvabili, che gestire una pandemia senza l’adeguata preparazione non è roba da poco ma vogliamo anche fare chiarezza su quelle situazioni che si sarebbero potute evitare, anche con  decisioni di buon senso.

Perché rischiare così e non chiudere prima, perché ostinarsi a tenere aperto il cdd sapendo di non avere dispositivi di sicurezza idonei o nelle giuste quantità? Perché rischiare?

Il quadro generale è complicato, le responsabilità non spetta a noi accertarle ma non si possono nemmeno addossare ai lavoratori che sono stati esposti a rischi notevoli.

Serve dire queste cose oggi per non sbagliare più domani.

FPCGIL – FP CISL – FPUIL Brescia
F.Baruffaldi – K. Musumeci – D. Barbagovanni