12 Aug 2022
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Sacra Famiglia di Cocquio / Intervenire “prima che sia troppo tardi”

Lettera aperta della segretaria generale Fp Cgil Varese Moretto sulle mancate misure per gestire l’emergenza Covid-19 nelle strutture del sociosanitario assistenziale del territorio: “Non potete più voltare lo sguardo, non potete più lasciare che tutto vada avanti senza intervenire”

9 apr. – “Prima che sia troppo tardi”. Gianna Moretto, segretaria generale Fp Cgil Varese, ha scritto una lettera di SOS e di denuncia indirizzata all’assessore al welfare lombardo Giulio Gallera e al direttore generale Ats Insubria Lucas Maria Gutierrez. Ma anche, per conoscenza: al Prefetto Dario Caputo, alla direttrice delle filiali varesine della Fondazione Sacra Famiglia Laura Puddu, al sindaco di Cocquio Trevisago Danilo Centrella, agli organi di stampa.

Una lettera aperta per sensibilizzare sulla situazione delle residenze sanitarie per disabili della Sacra Famiglia di Cocquio e di tutto il territorio, perché nemmeno davanti alle diffide ci sono state risposte.

La denuncia di Moretto è pesante: “Finora in Provincia di Varese Vi siete mossi in colpevole ritardo, e senza alcuna strategia apparente, per tutto ciò che ha interessato il comparto sociosanitario ed assistenziale nella prevenzione e nella gestione dell’emergenza. Sin dall’ordinanza, avversata dalle Parti Sociali ma non solo, che prevedeva il ricovero di pazienti COVID positivi nelle RSA, siete stati sordi ad ogni richiesta e supplica che proveniva dalle strutture del territorio”. Cioè da residenze sanitarie assistenziali e per disabili, comunità socio sanitarie, comunità terapeutiche per la salute mentale.

Nessuna misura è stata presa per prevenire il contagio, al punto che persino i centri diurni per disabili “sono stati chiusi in ritardo rispetto alle regioni limitrofe. Non sono stati fatti tamponi se non, come nella struttura di Sacra Famiglia a Cocquio Trevisago, in colpevole ritardo e solo quando l’emergenza si era fatta mediatica e la pressione arrivava contemporaneamente da tutte le parti interessate, anche da parte delle Istituzioni sul Territorio” attacca la dirigente sindacale. Segnalando che solo negli ultimi giorni, nella sede di Cocquio, sono stati eseguiti sugli ospiti 178 tamponi, con 65 persone positive. “65 ragazzi estremamente fragili che hanno contratto un virus che si infila in queste sacche con una facilità disarmante. Abbiamo già dovuto salutarne uno. Da lontano, senza abbracciarlo, come fosse un estraneo” sottolinea Moretto.

L’attesa è ora sui tamponi fatti a lavoratrici e lavoratori, “persone splendide che lavorano 12 ore al giorno senza sosta per garantire assistenza a questi ragazzi. Per loro abbiamo chiesto ripetutamente a Voi e alla altre autorità competenti tamponi preventivi e Dispositivi di Protezione Individuale. Abbiamo chiesto che fossero requisiti alloggi, per evitare loro di divenire inavvertitamente veicoli del contagio. Per loro e per tutte le strutture come loro, noi FP CGIL abbiamo inviato segnalazioni, comunicazioni, richieste, diffide, arrivando a coinvolgere il Prefetto di Varese”.

Solo il sindaco di Cocquio ha risposto, “promuovendo anche la raccolta di materiale e finanziando lo screening sierologico”.

Più che legittimo, allora, chiedere “chi lavorerà” se gli operatori risultassero contagiati. “Chi imboccherà, laverà, accudirà, vestirà i nostri ragazzi? Chi lo farà coi nostri anziani nelle RSA del territorio? L’ATS? La Regione? La Protezione civile? La Croce Rossa? L’Esercito?”.

Da qui l’affondo diretto: “Non potete più voltare lo sguardo, non potete più lasciare che tutto vada avanti senza intervenire. Vi ricordiamo che mancano: personale, materiale e alloggi, per evitare un ulteriore diffusione del virus”. Insieme alla richiesta di considerare, nelle risposte concrete e immediate che si auspicano, tutte le strutture del territorio varesino. Circa un centinaio tra Rsa, Rsd, Css e comunità terapeutiche.