30 Nov 2021
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Covid-19 / Ospedale di Circolo di Varese senza protezioni

La denuncia di un’infermiera: “Non riconoscono l’infortunio sul lavoro a operatrici e operatori, tenuti in casa in quarantena”

14 apr. – Fa l’infermiera all’Ospedale di Circolo di Varese. Ed è decisamente preoccupata perché il coronavirus sta facendo ammalare anche colleghe e colleghi, “che, come me, non si sentono tutelati. Non ci sono dispositivi di protezione e nemmeno una profilassi idonea”. La lavoratrice racconta che le rappresentanze sindacali più volte hanno scritto all’azienda ospedaliera perché intervenga con una pianificazione che consenta di contenere e di fermare il contagio. Ma finora non ci sono state risposte.

Al personale sanitario il tampone viene fatto solo se ha la febbre alta. Non riconoscono l’infortunio sul lavoro a operatrici e operatori, tenuti in casa in quarantena. Nemmeno ai sospetti Covid+ vengono fatti accertamenti. Nessun ritorno, a oggi, a chi ha fatto richiesta di alloggio per evitare, in caso di contagio, di diffondere il virus tra i propri cari – aggiunge la donna -. Eppure la comunicazione ci è arrivata dallo stesso ospedale. Ci sentiamo presi in giro, come quando misurandoci la temperatura ci dicono che è 34”.

L’infermiera, oltre che rivendicare misure di salute e sicurezza, avanza anche una proposta rispetto alle persone che vengono mandate a casa dall’ospedale e che ancora necessitano di cure, ad esempio una iniezione intramuscolare. “Gli infermieri ospedalieri dovrebbero poter essere ingaggiati anche sul territorio, anche perché i medici di famiglia non riuscirebbero a seguire tutti. Questo però presuppone investimenti, assunzioni, e ancora e sempre, sorveglianza sanitaria per gli operatori”.