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11 Agosto 2020 - 7:00
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Rsa di Schivenoglia / Cambiato unilateralmente il contratto

Le 22 lavoratrici storiche passate al ccnl Uneba. Giusti (Fp Cgil Mantova): ‘una azione vergognosa della Fondazione che ha cancellato diritti acquisiti’

21 apr. “L’esplodere della pandemia ha fermato l’azione di protesta delle lavoratrici che non si sono sottratte alla cura dei tanti ospiti contagiati all’interno della struttura. Il contagio non ha invece distratto il presidente Caleffi dai suoi propositi”. Nella nota unitaria dei sindacati mantovani tutta l’amara rabbia per il cambio contrattuale subito dalle 22 lavoratrici della Rsa Scarpari Forattini di Schivenoglia (sul centinaio complessivo di operatrici e operatori), passate al ccnl Uneba dopo anni di contratto degli enti locali. “Per difenderle da gennaio scorso abbiamo indetto lo stato di agitazione. Queste operatrici erano state assunte prima della riforma delle Ipab, che nel 2004 sono passate da enti di assistenza di diritto pubblico a Fondazioni di diritto privato, per cui ai nuovi assunti, dal maggio 2005, è stato applicato il contratto del terzo settore ma non al personale storico – racconta Elena Giusti, segretaria generale Fp Cgil Mantova -. Purtroppo le intenzioni della Rsa si sono palesate a fine 2018”.

Con l’arrivo del Covid-19 nella struttura molti anziani ospiti sono rimasti contagiati, “sui circa 100 totali il 40% è deceduto, il personale ha lavorato senza garanzia di sicurezza vista la scarsità di dispositivi di protezione. Non solo. – continua la sindacalista -. A marzo il contratto è stato cambiato in modo unilaterale ma intanto i turni sono stati senza sosta, per coprire le assenze per malattia. Con un taglio di 150 euro in busta, senza vedersi pagato lo straordinario e nemmeno i 100 euro stabiliti dal governo per chi ha marzo ha continuato a lavorare. Insomma a queste lavoratrici sono stati cancellati diritti acquisiti e questa è un’ingiustizia”.

Che farete ora? “Con senso di responsabilità le lavoratrici continueranno il proprio lavoro ma continueremo la lotta anche nei tribunali”.