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24 Ottobre 2021 - 6:16
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Il lavoro della polizia locale al tempo del Covid-19

Sciamanna (Fp Cgil Lombardia): se dobbiamo controllare le persone la giusta distanza spesso non si può mantenere. Abbiamo bisogno di dispositivi di protezione, Regione faccia la sua parte

22 apr. – “Il Covid-19 ha colpito duro in Lombardia e soprattutto nei piccoli centri le lavoratrici e i lavoratori della polizia locale stanno soffocando. Nei centri più grandi va meglio, anche perché c’è più personale. A Milano, ad esempio, su circa 2900 agenti, 1100 sono in servizio, gli altri sono in smart working o assenti con altri istituti”. Corrado Sciamanna, coordinatore Fp Cgil Lombardia, lavora nella metropoli milanese che ha fatto un massiccio ricorso al lavoro agile e messo “in rotazione i 1100 agenti operativi negli uffici e sulle strade, alternandoli, ogni 15 giorni, con uno stop a casa. Con le misure restrittive per contenere l’epidemia, le persone che lavorano e circolano sono meno, c’è stato un depotenziamento delle nostre attività e operiamo in modo diverso”.

Cioè? “Dobbiamo controllare appunto per quali motivi le persone escono di casa. Un altro servizio è verificare che le persone in quarantena non escano. Nei centri più piccoli ci si conosce un po’ tutti e il contatto visivo a distanza è sufficiente. In città citofoniamo o telefoniamo alle persone, o le invitiamo ad affacciarsi alle finestre. A Milano abbiamo distribuito le card elettroniche per i buoni spesa, oppure i pc che le scuole hanno dato agli allievi. Le città hanno cambiato esigenze e noi cambiamo con esse”.

A dispositivi di protezione individuale come va? “All’inizio dell’epidemia per noi è stato un grosso problema, non sono arrivate. Le cercavamo ovunque. Non le hanno date ai medici e nemmeno a noi. Quindi non abbiamo lavorato in sicurezza. Ora cominciano ad arrivare, ma dobbiamo stare attenti anche quando inizierà la fase 2. La distanza, con i controlli che dovremo fare, sarà difficile da mantenere. Le protezioni ci servono e sarei dell’idea di chiedere a Regione Lombardia di contribuire in merito, visto che ha la delega sulla polizia locale”.

Avete avuto contagiati? “Sì, alcuni ricoverati in ospedale. Altri, senza la possibilità del tampone ma con i sintomi del virus, sono rimasti a casa. In altre regioni, purtroppo, ci sono stati anche decessi”.

Cosa dovrete fare con la fase 2? “Dovremo controllare quante persone vanno sui mezzi pubblici, nei locali, dovremo contingentare l’afflusso delle persone, ad esempio negli uffici comunali. Andrà a lavoro molta più gente e quindi saremo più impegnati, oltre a dover gestire le attività ordinarie. Francamente nessuno riesce ancora a valutare come faremo. Lavoreremo con il buon senso, come sempre. C’è da dire, di questa fase, che quando abbiamo imparato a gestire una situazione ce ne troviamo di fronte subito un’altra diversa. Un altro tema – aggiunge Sciamanna – sarà come opereremo negli uffici, quante lavoratrici e lavoratori della polizia locale potranno stare nelle sedi, rispettando le dovute distanze. Per ridurre la compresenza sfrutteremo senz’altro i turni, e una parte di personale sarà mantenuta in smart working”.

Altro da segnalare? “Quando i lavoratori restano a casa vengono usati istituti contrattuali quali ferie e permessi. C’è stata una questione, ora risolta. La polizia locale prende una indennità per servizio esterno pari a 10 euro al massimo al giorno. Il Ministero, per gli agenti che fanno accertamenti Covid in strada, ha previsto una indennità di ordine pubblico. Alcune amministrazioni, dando una interpretazione errata, ne volevano erogare solo una delle due. Ma è stato poi chiarito dal capo della Polizia che le due indennità, peraltro pagate da due istituzioni diverse (Comune e Prefettura), si sommano, per un complessivo di 18 euro”.