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18 Ottobre 2021 - 16:36
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Buon Primo Maggio!

di Manuela Vanoli, segretaria generale Fp Cgil Lombardia

1 Mag. – “Il Primo Maggio i lavoratori del mondo intero, rivendicando il loro diritto alla conquista di migliori condizioni di vita riaffermano la loro volontà collettiva di accelerare la marcia verso l’emancipazione del lavoro, che libererà tutta l’umanità dal timore delle crisi, dalla paura della fame, dall’incubo della guerra, ed aprirà ad essa la via radiosa del benessere crescente e d’un più alto livello di civiltà. Il lavoro è creatore di beni; il lavoro eleva gli uomini, li rende migliori e li affratella; il lavoro è pace” ha scritto Giuseppe Di Vittorio.

C’è voluta una pandemia per fare scoprire o riscoprire, in Italia e non solo, la centralità dei servizi pubblici, a partire da quelli per la salute e l’assistenza delle persone. Mentre il Covid-19 ha mostrato la sua insita volontà di espansione, contagiando cittadini e mietendo con forza insaziabile vittime, le lavoratrici e i lavoratori della sanità e del socio sanitario assistenziale si sono trovati di fronte a una sfida inedita, spesso senza difese, e sopportando con braccia, testa e cuore carichi senza precedenti. Molti di loro, penso ai medici di base, alle ostetriche, agli infermieri, agli operatori socio sanitari per citarne solo alcuni, quando non si sono ammalati sono morti. Andando a impoverire di professionalità fondamentali – e ancor prima di uniche vite umane – quei servizi di welfare senza i quali, e lo dico senza retorica, saremmo persi.

La salute pubblica, come se ne ha cura, è indice di quanto un paese creda in se stesso. Per quanto riguarda il nostro, indica anche quanto si rispetti e applichi la Carta Costituzionale.

Nella nostra regione non hanno pesato solo i tagli di anni a risorse economiche e umane ma anche lo smantellamento della rete territoriale dei servizi a vantaggio di una centralità ospedaliera che senza quella rete ha mostrato le sue fragilità e in modo dirompente, ora, sotto l’urto della pandemia. Ne stiamo pagando un prezzo altissimo. Quel sistema va, da ora, decisamente ripensato.

Nonostante le tantissime persone morte e continuano a morire per il virus –  anche a causa di gravi errori, diversi dei quali imperdonabili e di cui se ne dovrà rispondere -, nonostante i contagi, nonostante le difficoltà, per merito della grande dedizione e dei sacrifici dei lavoratori coinvolti il sistema sta tenendo. Dopo oltre due mesi di emergenza sanitaria, però, oggi non ci sono né ci saranno più scuse: a lavoratrici e lavoratori degli ospedali, di Rsa e case di riposo, ai medici delle cure primarie e di continuità assistenziale, a tutte le professionalità della sanità, agli operatori socio sanitari, a quanti lavorano ai vari livelli in queste strutture, vanno garantiti strumenti di protezione e di profilassi (tamponi, test sierologici), formazione, alloggi in caso di quarantena. E va dato loro il giusto riconoscimento economico per il super impegno di questa fase, siano del settore pubblico siano del settore privato.

Servizi pubblici sono anche tutti quegli altri che erogano diritti di cittadinanza, dagli uffici comunali ai servizi dell’Inps, dell’Inail e del sociale, dai servizi funebri a quelli dell’igiene ambientale, dai beni culturali alla giustizia e ai servizi di edilizia residenziale, dalla polizia locale alla polizia penitenziaria, al personale dell’esecuzione penale esterna, ai vigili del fuoco. Ne ho citati pochissimi. Eppure anche qui non sono mancati lavoratori contagiati, non sono mancati decessi. I servizi essenziali hanno continuato a funzionare anche nel momento più violento dell’emergenza. I lavoratori andavano protetti, e con loro i cittadini. I lavoratori andranno sempre protetti, insieme ai cittadini. Da qui si può andare solo avanti e come sindacato ci impegneremo ostinatamente ancora di più su questo versante: salute e sicurezza delle persone e nei luoghi di lavoro vengono prima di ogni altra riflessione. Che comunque va fatta, partendo dalla riorganizzazione di alcuni servizi – penso ad esempio allo smart working che sta consentendo di erogarne molti– e ai bisogni formativi in termini tecnologici, alla imprescindibile innovazione delle Pa anche attraverso il ricambio generazionale delle nuove assunzioni. Sono numerose e sfidanti le partite che ci attendono, alcune già da tempo sollecitate dalla categoria e dalla Cgil, altre del tutto inedite. Qui penso, ad esempio, ai servizi educativi all’infanzia e a tutto quello che sta comportando, ai bambini e alle famiglie ma anche al personale educativo, averli chiusi per contenere il contagio.

Anche le pubbliche amministrazioni entreranno nella cosiddetta ‘fase due’, quella della convivenza con il coronavirus. Una fase che, se non gestita con attenzione, rischia di essere più complicata di quella che sta per chiudersi. Non è un momento facile per i cittadini, il mondo del lavoro, per le ricadute sociali. Il clima politico, a quanto pare, non aiuta.

Intanto noi, come sindacato, faremo la nostra parte, accanto e tra le lavoratrici e i lavoratori. Siamo donne e uomini in carne e ossa – anche in Cgil c’è chi si è ammalato, chi ci ha purtroppo lasciato – e lottiamo con una speranza e una fiducia che si salda nel lavoro di chi, per tutti, tutti i giorni si cura delle cittadine e dei cittadini – piccoli, giovani, adulti, anziani – e così del paese. Buon Primo Maggio!