30 Nov 2021
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Covid-19 / Questure e Prefetture in smart working

All’esordio della ‘fase 2’ Ferraccio, coordinatore Fp Cgil Lombardia, fa il punto della situazione negli uffici del Ministero dell’Interno, tra criticità e opportunità

5 mag. – “La riapertura va vincolata alle innovazioni che ci dovranno essere nei futuri decreti del Presidente del Consiglio e nelle ordinanze regionali. Fino al 17 maggio siamo con lo smart working come modalità ordinaria di lavoro nelle pubbliche amministrazioni, quindi anche nelle Prefetture e nelle Questure. Stiamo preparando la nuova fase, siamo in una attesa attiva”. Così Andrea Ferraccio, coordinatore del Ministero dell’Interno per la Fp Cgil Lombardia, con cui facciamo il punto sulla situazione nel suo settore a fase 2 appena iniziata. “Su input del coordinamento nazionale Fp Cgil, ho segnalato ai referenti territoriali di avviare le richieste alle amministrazioni per programmare la riapertura, con il medico competente e il responsabile del servizio prevenzione e protezione”.

Della fase 1 cosa ci racconti? “È stata caratterizzata dallo smart working, la modalità di lavoro a distanza innovativa per la Pa che tra febbraio e metà marzo progressivamente è stata attivata nelle Prefetture e nelle Questure delle province lombarde – risponde Ferraccio -. Alcune di queste si sono trovate per la prima volta ad affrontare questa nuova modalità organizzativa, a differenza di altre, vedi Milano, già partita come realtà pilota e dunque con un po’ più di esperienza. Attualmente la maggioranza dei colleghi lavora da remoto o con dei periodi intervallati, a turno, da un giorno al massimo in ufficio”.

Quali sono state le prime Prefetture e Questure coinvolte dal lavoro da remoto? “Oltre a Milano, quelle dei territori più colpiti dal Covid-19: Cremona, Lodi, Bergamo, Brescia e Milano”.

Il sindacalista precisa che la rimodulazione delle modalità operative e orarie è stata preceduta, quando ancora si lavorava in presenza, da una serie di riunioni preparatorie, “principalmente con le Rsu, su cui come Cgil abbiamo puntato molto, cercando costantemente le modalità più sicure per il personale. Si è lavorato molto sugli sportelli da tenere aperti, sulla possibilità di rinviare gli appuntamenti già fissati o trasformarli in appuntamenti telefonici. Ho tenuto contatti telefonici intensi con Rsu e delegati delle Prefetture e Questure lombarde – aggiunge -. Una rete costruita grazie al ciclo di assemblee fatte dallo scorso settembre a ridosso della mia nomina a coordinatore regionale. Con loro abbiamo spesso concordato, laddove c’erano criticità, il modo per intervenire. Ma una richiesta costante di informazioni c’è stata anche da parte dei colleghi. Il vaglio dei singoli provvedimenti è stata un’attività estremamente frenetica”.

Quali sono state le criticità maggiori? “Come Cgil fin da marzo, abbiamo saputo da diversi colleghi iscritti e non iscritti e dalle Rsu – ascoltiamo tutti, come è nella cultura e nella pratica inclusiva del nostro sindacato – che a macchia di leopardo in alcune realtà c’erano problemi sul contratto: singoli titolari di ufficio a volte hanno inteso l’emergenza pandemica per sospendere alcuni istituti contrattuali, vedi congedi parentali e legge 104 (assistenza ai familiari con disabilità), decurtandoli in modo improprio e creando a cascata problemi sulle persone. Su questo aspetto stiamo ancora lavorando”.

Un altro aspetto messo in evidenza da Ferraccio è che “l’attuazione dello smart working è stata più viscosa in alcune Questure d’Italia rispetto che alle Prefetture. Non è un caso che le difficoltà siano avvenute proprio qui”.

Perché? “Per due motivi. Uno. Le Questure non avevano mai sperimentato lo smart working. In tutta Italia erano pochissime le province che avevano iniziato la sperimentazione, una di queste, appunto, Milano. Due. Il personale dell’amministrazione civile lavora a stretto contatto con il personale della polizia di stato, condividendo le banche dati, la cui gestione era uno dei grandi nodi da risolvere. In generale, le Prefetture sono riuscite prima e più facilmente ad attuare il lavoro da remoto. Le Questure hanno avuto un avvio più lungo anche se ora è pienamente realizzato nella maggioranza delle realtà lombarde”.

Qualche aspetto da mettere a valore? “Questa emergenza rappresenta una opportunità per mettere al primo posto in agenda la digitalizzazione, la velocizzazione, lo snellimento delle procedure e modalità di lavoro. C’è necessità di spingere molto di più, anche a beneficio dei servizi ai cittadini”.