9 Dec 2021
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Inps / Trevisani (Fp Cgil): fase 2 da gestire con gradualità e molta attenzione

Per la coordinatrice sindacale, con gli ottimi risultati avuti dai servizi ordinari e straordinari effettuati da remoto, “non bisogna avere fretta di riaprire completamente le sedi dell’istituto previdenziale. Prima la sicurezza delle persone. L’Inps è rimasto e rimarrà sempre a sostegno dei bisogni primari dei cittadini e dei lavoratori del paese”

5 mag. – “La fase 1 da noi, in Lombardia, è iniziata in Lombardia subito a fine febbraio. L’Inps subito aveva percepito la gravità della situazione e disposto una chiusura degli sportelli per tutelare la salute dei dipendenti e dell’utenza, evitando, con l’abituale forte aggregazione fisica delle persone, un pericolo sanitario collettivo”. Antonella Trevisani, coordinatrice Fp Cgil, ripercorre i mesi che hanno impresso una svolta alle attività dell’istituto previdenziale con il diffondersi del Covid-19 nel paese. “Successivamente l’istituto  ha dovuto riaprire gli sportelli. Rispettando le disposizioni delle autorità competenti, ha contingentato l’accesso all’utenza. Ciò, soprattutto su Milano dove non opera ancora il servizio di prenotazione agli sportelli, ha creato un grosso problema di assembramento delle persone fuori delle sedi, con momenti anche di tensione tra gli utenti in attesa.

Con la chiusura totale delle attività si è passati nella piena fase 1 dell’emergenza sanitaria, in Lombardia e nel paese, e l’Inps ha provveduto in tempi rapidissimi a mettere tutto il personale in smart working, lasciando operare in sede soltanto un numero esiguo di lavoratrici e lavoratori addetti alle attività indifferibili”.

Sono stati attivati sportelli telefonici. “Sì, per il servizio di relazioni con il pubblico. L’utenza non è stata assolutamente abbandonata ma, tra canali telefoni e telematici, attraverso le caselle di posta istituzionale, i cittadini hanno potuto interloquire senza interruzione con l’istituto”.

Come è andata con lo smart working? “Lavoratrici e lavoratori hanno dato grande dimostrazione del senso di responsabilità e di abnegazione al lavoro, consapevoli che il servizio che rende l’istituto è il cuore del welfare nel nostro stato. All’Inps – evidenzia Trevisani – state assegnate anche le funzioni di maggiore tutela per quanto riguarda la crisi economica che stiamo vivendo in conseguenza della crisi sanitaria. I lavoratori si sono impegnati al massimo per garantire la continuità delle prestazioni e affrontare anche un nuovo ed enorme carico di lavoro rappresentato dai cosiddetti ‘prodotti Covid’ che vanno dal bonus baby sitter ai congedi, dalle casse integrazioni e in deroga ai vari bonus e ai Fondi di integrazione salariale. Tutti strumenti a sostegno del reddito dei lavoratori e delle famiglie italiane. Naturalmente altri operatori hanno continuato nell’attività ordinaria: pensioni, Naspi, assegni familiari e così via. Lo smart working al momento sta dando risultati positivi, sia per i servizi al cittadino, dal pensionato al lavoratore, sia per i prodotti Covid”.

Come sono state riorganizzate le attività per questi ‘prodotti Covid’? “Attraverso gruppi di lavoro creati ad hoc, recuperando personale da servizi che potevano e possono essere momentaneamente accantonati. Buona parte del personale è stata riconvertita per affrontare i prodotti dell’emergenza e dare risposte a una attività lavorativa nuova e immane che arrivava. Tutto questo nel grande sforzo organizzativo di impostare, con il lavoro da remoto, la formazione per poter gestire questi prodotti. L’organizzazione posta in essere dall’Inps, a livello centrale e a livello territoriale, sta dando risultati che qualcuno potrebbe definire inaspettati vista la situazione”. Non lo sono? “No, nessuna meraviglia e lo ribadisco il motivo, che guarda a come le lavoratrici e i lavoratori dell’istituto stanno vivendo questa fase: con forte senso morale e del servizio pubblico, consapevoli di essere lo strumento per garantire ai cittadini lo stato sociale. Nonostante le difficoltà, anche nell’adeguare le reti informatiche alla migrazione delle attività dagli uffici alle case, con l’impegno di tutti i lavoratori il risultato di questo primo periodo è stato più che positivo”.

E ora con la fase 2? “Chiediamo, proprio per gli ottimi esiti ottenuti nella fase 1, che un futuro  rientro in istituto sia gestito con progressività e molta attenzione – risponde la sindacalista -. Anche perché in questi anni le sedi dell’Inps, in seguito ai tagli di spesa, hanno ridotto fortemente gli spazi e quindi ora è un problema garantire il distanziamento fisico a tutela della salute dei dipendenti. In Lombardia, i direttori con il medico competente, i rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza e quelli al servizio di prevenzione e protezione, le organizzazioni sindacali, stanno iniziando a valutare in che modo prevedere la futura progressiva ripresa delle attività nelle sedi. Non è ancora stato deciso nulla, anche perché la stessa amministrazione valuta positivamente gli esiti del lavoro da remoto.  Va anche considerato che molti dipendenti dell’Inps non risiedono nel comune della sede di servizio e quindi questo impatta anche sulla mobilità generale. Incrementata naturalmente, riaprendo in toto gli uffici, anche dal ritorno massiccio dei cittadini ai nostri sportelli. Su Milano, ad esempio, abbiamo sedi che arrivano anche a 600 accessi giornalieri. Come garantire la sicurezza a tutti è un problema sociale oltre che organizzativo”.

La sindacalista tiene a ragionare anche su un altro aspetto di rilievo. “Il personale dell’istituto ha lavorato oltre l’orario ordinario in questi mesi ed è in corso un importante smaltimento delle giacenze, dando risposte maggiori alla cittadinanza. A livello regionale abbiamo intrapreso un confronto con la direzione per la fase 2 che  auspichiamo si concretizzi in maniera attenta, non frettolosa, nel momento in cui i servizi ordinari e straordinari vengono erogati con continuità indiscutibile. L’emergenza non finirà qui, perché stiamo aspettando altri decreti che introdurranno o riconfermeranno provvedimenti, dal punto di vista assistenziale, di cui l’istituto dovrà caricarsi. Ma l’Inps, anche se in modalità diversa, è rimasto e rimarrà sempre a servizio della cittadinanza, a sostegno dei bisogni primari dei cittadini e dei lavoratori del paese”.