29 Nov 2021
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Asm Pavia / L’igiene che manca

Denuncia dei sindacati pavesi che chiedono l’intervento dell’Ats e coinvolgono diversi soggetti istituzionali. Panella (Fp Cgil): dal Comune silenzio assordante. Sicurezza e salute dei lavoratori vanno garantite al massimo grado, tanto più col coronavirus

6 mag. – Salute e sicurezza sul lavoro sono centrali a prescindere. Figuriamoci se imperversa un virus.

All’Asm Pavia viaggia pure un paradosso: un servizio di igiene ambientale erogato  alla cittadinanza non ha al suo interno le condizioni igieniche più adeguate a tutela dei suoi operatori.

Tra azienda municipalizzata e sindacati, a detta di Riccardo Panella, segretario Fp Cgil Pavia, “c’è ruggine da tempo” per quanto riguarda l’area raccolta e spazzamento e la sua settantina di addetti.

Un’altra riprova si è avuta ieri quando i sindacati hanno abbandonato la riunione del Comitato che verifica l’attuazione delle misure anti Covid-19. “In più occasioni abbiamo invitato Asm a procedere con l’applicazione del Protocollo sicurezza per il settore rifiuti siglato lo scorso marzo a Roma per contrastare la diffusione del virus. Non accettiamo che l’azienda tenti di far ricadere sui lavoratori colpe gestionali – attacca Panella –. Da quanto ci raccontano gli stessi operatori abbiamo il forte sospetto che sanificazione e disinfezione dei locali e dei mezzi non vengano fatte oppure vengano fatte in modo superficiale. Dall’azienda abbiamo solo riscontri cartacei, ci mostrano le tabelle con gli orari delle pulizie. Per questo, visti i rischi che si corrono,  abbiamo chiesto l’intervento dell’Ats e informato Prefettura e Commissione nazionale di garanzia relativamente all’attuazione del Protocollo”.

Il sindacalista ne ha anche per il Comune di Pavia: “Detiene oltre il 90% delle quote della partecipata e dov’è? Abbiamo chiesto un incontro ai primi di marzo, da allora il silenzio” rileva.

C’è poi il fatto occorso il 30 aprile: presentatisi al turno della  mattina, i lavoratori hanno trovato guanti e scarponi gettati nel cassonetto accanto agli spogliatoi. “Non potendo più indossarli e non avendo altri dispositivi di protezione in sostituzione, hanno dovuto arrangiarsi per non lavorare scalzi e a mani nude” spiega Panella, trovando in questo episodio una motivazione in più: “Se ci fosse stata una programmazione degli interventi di sanificazione e disinfezione, gli operatori non avrebbero fatto trovare i loro Dpi sugli armadietti, come fanno abitualmente, ma li avrebbero spostati”.

Sono state accertate le responsabilità? “L’azienda ha comunicato di avere avviato un’indagine interna. Per noi il punto è e resta la tutela della salute degli operatori. Ora aspettiamo la risposta dell’Ats e poi decideremo quali iniziative mettere in atto”.