30 Nov 2021
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Ufficio del Giudice di Pace di Milano / Assembramenti alle ‘prove generali’

Gioffrè (Fp Cgil): il Presidente del Tribunale ha stilato linee guida, vanno rispettate. Chiediamo tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Ma anche più possibilità di accesso agli applicativi per lavorare da remoto

11 mag. – “È stata una mattinata difficile, con tanta, troppa gente. Grave che lo facciano anche gli avvocati che conoscono bene le misure. Il Presidente del Tribunale di Milano, che è anche coordinatore dei giudici di pace, ha disposto delle linee guida su come accedere negli uffici di Milano e Rho, fissando dei paletti che vanno rispettati: oggi si sono presentate troppe persone ai nostri uffici, troppi cittadini per depositare ricorsi, ecc. Si sono creati assembramenti, un problema di ordine pubblico. È dovuto intervenire il direttore amministrativo a calmare gli animi. La ripresa effettiva delle attività sarà domani: il personale in presenza garantisce i servizi essenziali mentre la maggior parte opera da remoto”. Oggi all’Ufficio del Giudice di Pace di Milano, nella splendida cornice dei Giardini della Guastalla, “si sono fatte le prove generali”, racconta Vincenzo Mario Gioffrè che ci lavora ed è delegato Fp Cgil. “Per decreto legge, udienze e deposizione degli atti erano sospese proprio fino all’11 maggio. Poi il Presidente del Tribunale ha disposto un rinvio delle udienze fino al 9 giugno ma da domani si riparte con gli atti”.

Come è organizzato il lavoro? “Da domani gli uffici dei Giudici di Pace riapriranno ma con limitazioni. Ad esempio, ci sarà un operatore in ognuna delle otto cancellerie civili e uno alla cancelleria penale. Le parti potranno depositare gli atti, prendendo prima appuntamento via mail semplice o certificata (pec). Come sindacati abbiamo chiesto che venga pienamente garantito il diritto alla salute e alla sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. Abbiamo guanti, mascherine e disinfettante. Ma chiediamo anche barriere in plexiglass in tutti gli uffici. Le cancellerie ne sono sprovviste e le stanze sono piccole, c’è bisogno di avere più protezione ma finora il Ministero non ha dato la sua autorizzazione. Anche i test sierologici saranno importanti – aggiunge -. Con la riapertura delle attività andranno via via previsti per tutto il personale, ci sono stati casi di persone positive nei nostri uffici”.

Per quanto riguarda il lavoro da remoto? “Chiediamo si possa ancora proseguire con questa modalità lavorativa. Ma per essere più efficienti abbiamo bisogno di alcuni interventi – risponde Gioffrè –Ad esempio tutto il personale deve poter accedere ai vari applicativi, servono le dovute autorizzazioni in merito. Stessa cosa per quanto riguarda le notifiche telematiche: vanno estese anche al personale che lavora da casa. Inoltre chiediamo al Ministero di estendere il processo civile telematico (pct) anche ai giudici di pace. C’è un progetto, con fondi Pon, che lo prevede ma è bloccato e noi siamo fortemente in ritardo.

Cosa significa avere il pct? “Significa che tutto il fascicolo diventa digitale. È un servizio in più per tutti, gli avvocati, i cittadini e i lavoratori”.

Gioffrè lamenta anche problemi sulla piattaforma per le video call. “Negli altri uffici giudiziari ‘Teams’ è uno strumento usato per le udienze da remoto. Per gli uffici dei giudici di pace non ci sono abbastanza licenze, vi accedono solo direttori e funzionari. Anche qui chiediamo di estendere la possibilità a tutte le lavoratrici e i lavoratori. Questa pandemia oltre alle criticità legate all’emergenza sanitaria sta offrendo opportunità di innovazione nell’organizzazione del lavoro e nelle tecnologie informatiche che peraltro chiedevamo da tempo. Ecco, è arrivato proprio il momento di farvi fronte”.

Ufficio del Giudice di Pace di Milano (foto di Barbara Simioni)