12 Aug 2022
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#CuriAmoSempre / L’orgoglio di Berardi, infermiere al Papa Giovanni di Bergamo

In occasione della giornata internazionale dell’infermiere la Fp Cgil ha organizzato una diretta Facebook

12 mag. – “Oggi vorrei essere quello che sono: un infermiere”. Così Giampaolo Berardi, dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, nell’unico intervento registrato della diretta Facebook organizzata dalla Fp Cgil (pagina Sanità) nella giornata internazionale dell’infermiere. Sotto pandemia da Covid-19.

Berardi esprime un pensiero condiviso quando sottolinea che – a differenza di quanto proclamato dai media – “non siamo eroi ma abbiamo svolto la nostra professione con passione e coscienza. La nostra emotività è stata messa a dura prova, con i pazienti, con i colleghi, con la nostra cerchia più intima” ammette.

Non di sola emotività si tratta, come mostrano i media e le indagini della Magistratura. “La straordinarietà di questo momento ha messo in luce tutte le falle nei nostri processi organizzativo-gestionali. Si sono palesati nodi e l’impreparazione di taluni gangli strategici. Ma nel nostro essere infermieri siamo stati all’altezza della situazione: flessibili, pronti, generosi, ad alta adattabilità, forti, capaci di lavorare in equipe. Di prendere decisioni e di batterci per difenderle – dice il lavoratore -. Il nostro impegno è stato riconosciuto da più parti. Serve ora dare concretezza a tutto questo”. E qui entra in campo “la missione del sindacato. Di una Cgil che riesce a rappresentare l’interesse dei singoli senza perdere la visione dell’insieme”.

Il territorio bergamasco è stato flagellato dal coronavirus e Berardi lo evidenzia in modo netto: “Quello che è successo da noi è stato paragonato a una crisi sanitaria e umanitaria. Lo dicono i numeri. Si poteva evitare con un poderoso intervento territoriale”. Se non fosse che la medicina territoriale è stata “totalmente abbandonata”, e la prevenzione mortificata per non intaccare la “centralità dell’ospedale, meglio se privato”. La bellezza dell’immagine usata da Berardi non ne attutisce l’urto: “Siamo stati colti impreparati ed è stato un processo di difficile interpretazione, come un’onda di Hokusai che continuava a crescere su di noi”.

Il Covid ha fatto esplodere quanto il sindacato denunciava da tempo: il modello ospededalocentrico, inaugurato dal Presidente di Regione Lombardia Roberto Formigoni, non va. Per cui occorrerà “una profonda riforma del sistema socio sanitario, riconoscendo i fallimenti di taluni e l’incapacità e inadeguatezza di scelte politiche che hanno orientato il sistema al profitto e ritardato una risposta di salute al limite della violazione costituzionale”.

Cosa ci aspetta ora? “Nel futuro prossimo la sfida dovrà giocarsi sul ruolo determinante della sanità territoriale – ribadisce Berardi -, per anticipare le risposte nell’ambito della prevenzione e dell’igiene civile e industriale”. Mentre per quanto riguarda, nello specifico, la professionalità celebrata oggi, 12 maggio – la Fp Cgil ha diffuso in merito due contributi artistici, una vignetta di Makkox e la canzone ‘‘Un uomo e una donna come te’ di Fabrizio Nitti -, “l’infermiere, con il suo bagaglio di esperienze e capacità tecniche è in grado di collaborare con gli altri specialisti nell’affrontare in sicurezza la sorveglianza sanitaria, la rilevazione dei livelli di salute, l’esecuzione di atti tecnicamente adeguati all’esercizio professionale, in regime sia ambulatoriale che al domicilio del cittadino, senza escludere i luoghi di lavoro”. Ma anche di “gestire in autonomia tutta una serie di esami strumentali effettuati in un ambito di medicina del lavoro con valore di screening”, come vissuto dallo stesso Berardi quando “i servizi sono stati riorganizzati per diversificare e aumentare la disponibilità, trasferendo ambiti e compiti verso gli infermieri”.

Funzione e valore di questa professione non potranno più essere disconosciuti, a nessun livello, nemmeno giuridico.

Alla diretta Fb – condotta dai segretari Fp Cgil Barbara Francavilla e Michele Vannini, insieme a Giancarlo Go, responsabile per la categoria delle professioni infermieristiche – hanno partecipato infermiere e infermieri collegati da Roma, Lecce, Napoli, Padova, Torino, Olbia e Piacenza.

Francavilla, anch’essa infermiera, ha sottolineato l’orgoglio di una professione che deve potere essere riconosciuta sia nel pubblico che nel privato, secondo il principio “stesso lavoro, stessi diritti, stesso salario”, che non è “un mantra” ma invece “democrazia e giustizia sociale”. Ma ha anche rimarcato la mobilitazione avviata per il rinnovo del contratto della sanità privata, al palo da 13 anni.

Go ha parlato del lavoro del coordinamento per individuare proposte sugli standard assistenziali e per quelle modifiche giuridiche necessarie affinché il personale infermieristico possa avere spazi di maggiore autonomia.

Vannini, collegato dall’Ospedale Maggiore di Bologna, indossa una maglietta Fp Cgil dalla scritta inequivocabile: “Se salvi una vita sei un eroe. Se salvi centinaia di vite sei un infermiere”. Per poi ribadire che questa professione è “un progetto di vita”. L’epidemia ne ha mostrato l’operato straordinario. Di tutti, da quelli della sanità a quelli del terzo settore”. La loro richiesta è di avere rispetto. “Viene ancora prima del carattere economico, rispetto come riconoscimento della professione e della sua valenza sociale”. Centrale, a tal fine, per le rappresentanze dei lavoratori, è “fare politiche che valorizzino le professioni mantenendo una visione confederale e non corporativa, non che guarda un piccolo specchio di mondo ma che inserisce la richiesta di valorizzazione e riconoscimento professionale dentro un contenitore molto più ampio quale è quello del Servizio Sanitario Nazionale che vogliamo rendere nelle sue forme, pubblico e privato”.

Barbara Francavilla, Michele Vannini, Giancarlo Go