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18 Ottobre 2021 - 17:24
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#Fase2 / Gestire la ripartenza dei servizi educativi 0-6 in Lombardia

Pirovano (Fp Cgil) interviene, a titolo unitario, al webinar dell’Anci Regionale

15 mag. – “Il tema dei servizi educativi per noi è prioritario e lo era già dalla fase 1, quando purtroppo nell’agenda del governo sono stati dimenticati i diritti dei bambini e della bambine. Finalmente ora sulla stampa e nell’ultimo decreto del governo si torna a parlare di questa priorità, insieme a quella della salute – ancora di più dentro un’epidemia – e alla sostenibilità economica del sistema”. Questi tre temi si legano insieme, per Lucilla Pirovano, coordinatrice Fp Cgil Lombardia, che questa mattina è intervenuta, anche per conto delle categorie di Cisl e Uil, al seminario on line organizzato dall’Anci Lombardia sulla riapertura dei servizi educativi 0-6.

La proposta della Ministra per la Famiglia Elena Bonetti per gestire la graduale ripresa delle attività di questi servizi, dopo le restrizioni della prima fase dell’emergenza sanitaria da coronavirus, coinvolge, oltre i comuni, tutta una serie di realtà, da quelle del terzo settore fino appunto alle organizzazioni sindacali. E di quanto la questione sia rovente lo prova anche il successo di questa iniziativa che ha avuto oltre mille adesioni (chiuse ieri per le troppe richieste).

Per Pirovano, posto che l’importanza della priorità deve essere misurata dalle risorse messe in campo, nodo centrale resta “un’idea dei servizi educativi che avevamo anche prima della pandemia, quella di considerare lo 0-6 come un sistema unico e continuo, l’avvio del percorso di formazione dei bambini e delle bambine da iniziare il più presto possibile”. Un’idea che fatica ad affermarsi in Lombardia. E qui la sindacalista ricorda il percorso fatto con Anci, qualche mese fa, per contrastare la delibera con cui Regione Lombardia, con visione retrograda, soprattutto per quanto riguarda il servizio 0-3 anni, ledeva il diritto dei bambini ad avere un’offerta pedagogica per crescere, considerando i nidi una sorta di parcheggio sociale per far fronte alle domande individuali delle famiglie o alle esigenze di conciliazione. “Tra i vari danni di questo virus, riteniamo sarebbe grave si aggiungesse anche un ulteriore passo indietro in questo senso”. L’attesa imminente è quella di un protocollo nazionale, elaborato su basi scientifiche, che tenga dentro tutela della salute e della sicurezza di tutti (piccoli, educatori, famiglie) insieme ai diritti dei bambini, anche in nome del contrasto alle disuguaglianze sociali. In queste linee guida centrale dovrà essere una “sorveglianza sanitaria costante e concreta”. Perché certe misure con i bambini sono difficili da far applicare, dal distanziamento all’uso delle mascherine. Così se il rischio non si può eliminare, però con “la sorveglianza sanitaria, un piano serio di test dei soggetti coinvolti, si può controllare. Mappatura e prevenzione, finora mancate, ci possono molto aiutare nel prosieguo”.

Allora la questione non diventa quando aprire ma come. Sia rispetto alla possibilità dei centri estivi sia rispetto a settembre che “è domani”. Pirovano, a fronte dei rapporti scientifici che sono stati diffusi, ragiona sul fatto che i servizi all’infanzia “non saranno più quelli di prima. I servizi educativi richiedono in questo momento un piano straordinario di risorse che deve essere, ancora di più, sugli enti locali”. Sono questi enti, pur collaborando con il terzo settore, “la vera governance. Dovranno tenere la regia di questo sistema, garantendo quella qualità e professionalità che finora ha contraddistinto il settore. Le risorse devono arrivare il prima possibile e devono essere messe immediatamente in campo”. Risorse straordinarie serviranno innanzi tutto per massicce assunzioni di personale, svincolate dai tetti di spesa, e che tengano conto “dell’esperienza maturata anche da chi finora ha lavorato in servizi in appalto, esternalizzati”. Ma anche per l’edilizia scolastica, “perché oltre alle persone, i servizi si compongono anche dei luoghi. Questa può essere un’opportunità – se qualcosa dobbiamo salvare da questa crisi – per ripensare e migliorare ulteriormente quei servizi e gli spazi dove si svolgono”. Ridefinendoli, appunto, tramite cantieri scolastici.

La finalità educativa e pedagogica è il cuore di tutto il sistema e “deve andare in continuità con quello che è stato finora, e vedere insieme il pezzo privato e il pezzo pubblico” legati dal “filo rosso degli uguali diritti e uguali tutele. Il riferimento forte al protocollo deve valere per tutti i pezzi”.

Una criticità riguarda la tenuta dei livelli occupazionali, da garantire anche a chi “sta in ammortizzatore sociale, non si capisce a che condizioni e per quanto tempo”.

Una parola chiave è invece la formazione. “Dopo un evento così traumatico, soprattutto per i bambini ma anche per tutti gli operatori coinvolti, si deve ripartire da un fortissimo investimento in formazione”, che includa un “sostegno psicologico per i bambini, per i processi nuovi, ma anche la sicurezza. Visto che il lavoro non sarà più quello di prima serve un aggiornamento, anche questo straordinario”. E serve – aggiunge la sindacalista – interloquire con Regione. In particolare con il settore istruzione, formazione lavoro. Credo che anche in questo, con Anci e con tutti, possiamo darci una mano”. L’obiettivo è, attraverso “una possibile alleanza, uscire da questa crisi in un modo positivo e migliore”. (ta)