28 Nov 2022
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Stabilizzare i medici della continuità assistenziale e dell’emergenza territoriale

Lanciata una petizione a sostegno degli emendamenti al Decreto Rilancio che vogliono la stabilizzazione di queste professionalità. Ad appoggiarla anche la Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN

8 giu. – C’è una cronicità, in sanità, che si considera poco. Quella del personale che eroga i servizi di assistenza e cura. Vedi i medici della continuità assistenziale, cioè le ex guardie mediche, e i medici dell’emergenza sanitaria territoriale. Nel nostro paese sono circa 7000 e cinque di loro hanno lanciato per tutti su change.org una petizione a sostegno della stabilizzazione di queste lavoratrici e lavoratori.

“Nel 2019 sono stati avviati per decreto del Governo percorsi di stabilizzazione anche per i medici della Continuità Assistenziale e dell’Emergenza Sanitaria Territoriale, dai quali però siamo stati ingiustamente esclusi, a causa di criteri eccessivamente restrittivi – si legge nella petizione -. Ora, a distanza di un anno, si presenta l’opportunità di correggere quell’errore, estendendo anche a noi il diritto alla stabilizzazione in forza di due emendamenti al Decreto Legge “Rilancio” a firma rispettivamente degli Onorevoli Luca Rizzo Nervo e Giulia Grillo – Manuel Tuzi. Vogliamo precisare che non toglieremmo ad alcuno quel lavoro che comunque siamo già noi a svolgere. Rivendichiamo solo una stabilizzazione, che peraltro non comporta alcun costo aggiuntivo per le finanze pubbliche, per garantire con continuità quei servizi che, ogni giorno, notte e festivo, offriamo da anni alla comunità”.

A dare man forte all’appello e così agli emendamenti al Decreto Rilancio si è schierata la Fp Cgil Medici e Dirigenti del Servizio sanitario nazionale. “Questi emendamenti estendono finalmente i criteri di stabilizzazione a tutti i medici della medicina generale che da anni sono incaricati nei servizi territoriali di continuità assistenziale e di emergenza sanitari. Medici ancora ingiustamente esclusi dal processo di stabilizzazione del decreto Calabria che prevede la possibilità di accedere in sovrannumero e senza borsa di studio al corso di formazione in Medicina Generale. Stiamo parlando – continua il sindacato – di medici senza i quali non sarebbe oggi possibile garantire i servizi soprattutto nella drammatica fase di emergenza pandemica. È una delle priorità di politica sanitaria nella misura in cui le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), che secondo la riorganizzazione dei servizi territoriali sono strategiche per il contenimento del contagio e per la presa in carico precoce dei cittadini, avranno bisogno della competenza e dell’esperienza acquisita da questi professionisti negli anni di attività svolta da precari”.

Per Giorgio Barbieri, responsabile Medici di Medicina Generale della Fp Cgil Lombardia, “a queste professionalità precarie va riconosciuto il merito di portare avanti da anni e tra mille difficoltà un servizio a tutela della salute delle persone e della collettività. Il concetto di sanità precaria, inoltre, è una contraddizione in termini che si scarica pesantemente sulla vita concreta delle lavoratrici e dei lavoratori”. (ta)

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