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18 Ottobre 2021 - 17:10
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Brescia / Assistenti all’autonomia e integrazione scolastica in presidio

Vocale (Fp Cgil): a queste operatrici e operatori, già in part-time ciclico, va versato lo stipendio e va sanata l’iniquità trattamentale. Ma non ci basta, chiediamo anche la reinternalizzazione del servizio.

La delegata Trento: “Siamo qui a chiedere tutele per il futuro, risposte dall’amministrazione comunale, a chiedere di riprogettare insieme un servizio prezioso”

11 giu. – “90/60/90. Non sono le nostre misure… 90 la paura, 60% i Fis, 90 i giorni senza un euro” recita un cartello. “Dalla fonte Miur 2019, 43621 alunni disabili nel Comune di Brescia, 4 operatori interni al Comune” riporta uno striscione. Questa mattina, a Brescia, sotto Palazzo Loggia che è sede dell’amministrazione comunale, si è tenuto un presidio delle lavoratrici (la stragrande maggioranza) e dei lavoratori assistenti all’autonomia e all’integrazione scolastica di bambini e ragazzi con disabilità.Le questioni più grosse sono due. Nel territorio il servizio è in appalto a due cooperative, da cui dipendono circa 350 persone in part-time ciclico, dunque non pagate durante la pausa estiva, con ripercussioni sui contributi previdenziali, e che hanno avuto una pesante stretta alle attività dopo le misure prese per contenere il contagio da coronavirus, vista la chiusura delle scuole. Per cui sono state messe in Fis, fondo di integrazione salariale, ma non vengono pagate da circa tre mesi perché la Lombardia della velocità va a rilento – spiega Giuseppe Vocale, segretario Fp Cgil Brescia -. L’altra questione riguarda l’esternalizzazione che ha mostrato le sue falle, a partire dalla precarietà del personale, per cui oggi chiediamo al Comune di invertire la rotta, reinternalizzando il servizio e dando così più garanzie di tenuta e continuità, oltre che riconoscendo alle lavoratrici e ai lavoratori l’importante e delicato compito che svolgono”.

In Largo Formentone, Maria Cristina Trento, delegata Fp Cgil, scatta foto e gira col cellulare dei video. “Questi che vedete in piazza sono i miei colleghi – dice in uno di questi -. Sono una rappresentanza di 350 colleghi che lavorano nella scuola come operatori per la disabilità. Siamo qui a chiedere tutele per il futuro, risposte dall’amministrazione comunale, a chiedere di riprogettare insieme un servizio prezioso. Siamo il 90% donne in questo lavoro, noi da 90 giorni non prendiamo più uno stipendio. Invitiamo l’amministrazione, in primo luogo, a internalizzare queste risorse”.

A un operatore, Samuele, la delegata chiede di parlare della formazione per poter esercitare questa professione. “La formazione è molto ampia, con corsi che vengono fatti anche all’interno delle cooperative. Il nostro lavoro spazia, partendo dagli asili fino ad arrivare alle scuole superiori e in qualche caso persino alle Università” sostiene il giovane. L’attività peraltro non riguarda solo il sostegno agli alunni. “Lavoro in sinergia con tutta l’équipe scolastica, i docenti di sostegno fino ad arrivare ai docenti curricolari che seguono il ragazzo, e collaborando con tutte le figure che gravitano nel mondo della scuola, anche gli Ata” continua. Quindi possiamo dire che più che all’integrazione noi puntiamo all’inclusione, giusto?” sottolinea Trento. “Esatto – risponde Samuele -. Cerchiamo di aiutare questi ragazzi, questa bambine e bambini a vedere quali sono le loro potenzialità e qualità e poterle mettere in campo in quella che è la loro vita”.

Un’altra operatrice, Luana Vergari, manifesta tutta la durezza della fase. “Abbiamo i mutui da pagare, affitti, abbiamo figli e siamo ridotti non dico alla fame ma ci siamo quasi. È una situazione vergognosa, dal mio punto di vista, che in uno Stato che si ritiene civile avvenga tutto questo. Sono qua a nome anche delle colleghe che non ci sono e mi auguro che i colletti, quelli bianchi, che sono in cima a questo palazzo, ci diano veramente una risposta e che finalmente questa situazione finisca”. (ta)