8 Dec 2022
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La medicina territoriale lombarda è stata devastata da decenni di definanziamento

La denuncia di Giorgio Barbieri, responsabile Medici di Medicina Generale Fp Cgil Lombardia, dal presidio unitario congiunto sotto Regione Lombardia. Per la segretaria generale della categoria regionale Manuela Vanoli, “Un sistema basato tutto sugli ospedali e sull’alta specialità non è in grado di dare tutte le risposte ai diversi fabbisogni di assistenza e cura. Regione dovrà confrontarsi con le organizzazioni sindacali. Serve un cambio di passo”

19 giu. – “Non vi dirò che la sanità lombarda è pessima e che con questa emergenza col Covid sia collassata. Io sono orgoglioso dei miei colleghi che negli ospedali in questi mesi hanno combattuto e hanno saputo vincere – giusto un minuto prima di perdere – una durissima battaglia. Ma dobbiamo anche dire che, se al sistema ospedaliero si fosse affiancato un sistema territoriale altrettanto efficiente, se si fosse dato spazio a quella rete epidemiologica già esistente, che sono i medici di medicina generale – i primi ad essere a conoscenza dello stato di salute della popolazione sul territorio -, avrebbero potuto quantomeno rallentare quella pressione che a un certo punto ha letteralmente travolto i nostri ospedali”. Giorgio Barbieri, responsabile per la Fp Cgil Lombardia dei medici di medicina generale è intervenuto oggi al presidio unitario sotto Regione Lombardia, organizzato dai sindacati confederali, categorie della funzione pubblica e sindacati dei pensionati e incentrato sulla medicina di territorio e la continuità assistenziale. L’iniziativa fa parte di una mobilitazione partita il 16 giugno e dedicata alle Rsa, che proseguirà martedì 23 giugno focalizzandosi sulla rete ospedaliera lombarda. Obiettivo dei tre presidi sotto Palazzo Lombardia è quello di chiamare Regione a ridefinire un nuovo Patto per la Salute. Patto tanto più necessario in un sistema sanitario regionale dalle così maglie lasse da far ‘gioco facile’ al coronavirus.

“Non avremmo dovuto contare 15mila vittime secondo i dati ufficiali ma altrettante la cui causa di decesso è solamente da attribuire, non avremmo dovuto contare la metà dei morti di tutta Italia. La Lombardia ha degli ottimi centri di cura ma il concetto di salute pubblica non può essere costretto in quello di curare le malattie. Salute significa prima di tutto mantenere uno stato psico-fisico libero da malattia. Operare per la salute significa promuovere stili di vita, significa diagnosi precoce, screening, prevenzione primaria, campagne vaccinali, prevenzione secondaria, terziaria, riabilitazione, tutte materie di competenza della medicina territoriale, quella medicina devastata da decenni di definanziamento” sostiene Barbieri.

“Abbiamo organizzato questi tre presidi per costringere Regione a confrontarsi sulle nostre proposte per cambiare il nostro sistema di welfare – afferma Manuela Vanoli, segretaria generale Fp Cgil Lombardia -. Ricordiamolo,  al presidio di oggi, che i medici di base sono stati abbandonati a se stessi durante la pandemia, lasciati senza dispositivi di protezione a fare le visite. C’è stato un periodo, sotto la fase acuta dell’emergenza sanitaria, che nella nostra regione ne moriva di media uno al giorno. Questo è uno tra i molti possibili esempi a contestare le dichiarazioni di Regione per cui il modello sanitario e socio sanitario va bene così com’è. Non è vero! – attacca la dirigente sindacale –. Un sistema basato tutto sugli ospedali e sull’alta specialità non è in grado di dare tutte le risposte ai diversi fabbisogni di assistenza e cura, a tutela della salute delle persone, come il Covid ha drammaticamente portato alle cronache e, soprattutto, nella vita di cittadine e cittadini. La medicina di territorio e la continuità assistenziale vanno rafforzate e devono poter interfacciarsi in modo efficiente ed efficace con tutto il sistema”. Qui Vanoli sottolinea anche un altro abbandono, quello delle e dei pazienti che non hanno potuto ricevere cure, effettuare prestazioni ed esami per la chiusura delle “attività ambulatoriali e ordinarie”, con tutte le ripercussioni sulla loro salute e sui servizi, man mano che ripartiranno. “Regione Lombardia pare sorda ai nostri appelli ma dovrà ascoltarci. Siamo e saremo in piazza con le nostre denunce, rivendicazioni e proposte, fino a che non otterremo la giusta attenzione e riscontri veri ed efficaci, che dovranno tradursi in un deciso cambio di passo”. (ta)