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14 Luglio 2020 - 13:20
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E all’improvviso… tu

Oggi assemblea generale della Fp Cgil Lombardia. La segretaria generale Vanoli riepiloga i mesi difficili dall’esplosione del Covid-19, le nuove priorità e la ripresa della rotta

29 giu. – Si è tenuta oggi l’assemblea generale della Fp Cgil Lombardia, la prima dallo scoppio della pandemia e con la maggior parte del gruppo dirigente in collegamento video.

La segretaria generale Manuela Vanoli nella sua cronistoria è partita dalla fase zero. Cioè da quando il sindacato ha riconquistato il diritto alla contrattazione con il rinnovo del primo triennio contrattuale per funzioni centrali, funzioni locali e sanità pubblica. E con le maniche che già si rimboccavano in vista delle prossime elezioni delle Rsu. Poi l’inaspettato Covid-19, con i primi casi a Codogno. Le reazioni contrastanti iniziali, prima la paura e poi lo sminuire la cattiveria del virus. Sin dai primi giorni come categoria abbiamo lanciato un allarme” afferma Vanoli.

Intanto il virus si allarga nel resto d’Italia, sconcertata dall’arrancare della Lombardia con la sua sanità d’eccellenza. La regione dei primati: la più colpita dal coronavirus e la più incapace a far fronte all’emergenza. “Da tanti, troppi anni contestiamo un sistema di welfare lombardo caratterizzato da una troppo alta presenza del privato, concentrato su ospedali ad alta specialità e caratterizzato da un abbandono costante e ormai pressoché totale della medicina sul territorio” considera la segretaria generale, sottolineando anche l’abbandono di Rsa e case di riposo.

Questo pezzo di welfare “ha fallito. Gli operatori della sanità hanno retto ma pagando un prezzo troppo alto: ammalandosi, andando a lavorare senza dispositivi assistendo malati covid, facendo turni di 12 ore consecutive senza riposi per qualche mese, tornando a casa a fine turno e isolandosi in una stanza per la paura di contagiare parenti”.

In questa situazione, le priorità d’azione sindacale si resettano velocemente. La salute prima di tutto: delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi pubblici e così dell’utenza. “I nostri settori, tranne una piccola parte, non si sono fermati neanche durante la fase più dura della pandemia, hanno continuato a garantire tutte quelle prestazioni che rappresentano diritti universali di cittadinanza, continuando ad andare al lavoro ed esponendosi al rischio di contagio in ambiti particolarmente critici come quello sanitario e socio-assistenziale, o adattandosi al cambiamento radicale del lavoro da casa, senza spesso nessun supporto tecnologico e formativo da parte delle amministrazioni. Abbiamo agito ogni possibile via per tutelare la salute e la sicurezza delle persone che rappresentiamo e applicare i protocolli sottoscritti a livello nazionale” rileva Vanoli.

I presidi unitari e congiunti di protesta organizzati in tre tappe, nelle scorse settimane, sotto Regione Lombardia  muovono proprio da una necessità ormai ineludibile: questo sistema sanitario e socio sanitario lombardo è da rifare.

Tutto il paese, poi, deve complessivamente ripartire e in casa Cgil le proposte fioccano, vedi il documento “Dall’emergenza al nuovo modello di sviluppo: un welfare più forte per diritti universali”.

Secondo Vanoli, “dall’emergenza sanitaria siamo passati all’emergenza sociale e l’occasione che si propone – come è in ogni crisi – è quella di ricostruire, partendo da salute e lavoro. Questo non può che significare – e non solo in una logica di categoria – investimenti nei servizi pubblici: sanità e socio sanitario, sistema del welfare e dei servizi sociali, pubbliche amministrazioni, servizi educativi, beni culturali, giustizia, igiene ambientale, sicurezza e così via. Per ricostruire il paese servono ora misure concrete e che guardino in prospettiva – afferma -. Per questo, per rafforzare i servizi pubblici e così i diritti delle persone, servono assunzioni e non precarietà. Il lavoro pubblico è centrale e va reso stabile, con tutte le flessibilità organizzative e innovative che possono rendere i servizi più efficaci ed efficienti, conciliandoli con le necessità delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dallo smart working, dalla formazione e dalla partecipazione  a elaborare soluzioni e strategie per migliorarli rendendoli più funzionali”.

Defiscalizzazione degli aumenti salariali, blocco dei licenziamenti sino a fine anno e ammortizzatori sociali di supporto, equità fiscale, redistribuzione della ricchezza sono altre misure necessarie. Mentre “il taglio delle tasse in busta paga è un primo importante risultato della mobilitazione dei mesi scorsi. Ora serve anche una complessiva riforma fiscale”. Lo Stato deve farsi regista di “un nuovo modello di sviluppo sostenibile che, tutelando l’occupazione, riconverta le produzioni in senso ecologico”, ma anche tornare a tenere le redini su temi cruciali, vedi la sanità, “contro spinte autonomiste che produrrebbero altre disuguaglianze invece che equità e inclusione, pari diritti per le persone, a prescindere da dove vivano”.

Per Vanoli, investire nei servizi pubblici vuol dire anche “investire nelle donne” e contrastare una discriminazione di genere che viene da lontano, e ancora uccide. Sono quegli stessi servizi pubblici nei quali da tempo operano anche persone già migranti e che, in quanto tali, sono attaccate da razzismi e xenofobie. “Anche i migranti, sotto pandemia, hanno avuto il loro periodo eroico: vedi gli sfruttati nei campi o in bici, persone che ci hanno consentito di mangiare e vivere stando al riparo nelle nostre case. Ma le loro condizioni di vita e lavoro non sono migliorate e ora, all’avvio della fase 3, stanno tornando a essere quelli che ci invadono, magari anche appestandoci col virus. Dobbiamo fare la nostra parte perché questa discriminazione finisca – ha detto la segretaria generale -. Non solo supportando le proposte che la nostra organizzazione puntualmente ripropone in termini di politiche migratorie (a partire dalla tutela della vita di queste persone e del diritto ad avere un futuro dignitoso) ma anche rafforzando l’azione della nostra categoria”.

Vanoli ha poi parlato del rinnovo del contratto della sanità privata come “risultato storico” e delle trattative che a breve si apriranno per rinnovare i contratti delle Rsa.

Scadenze importanti attendono la categoria che riprende, giorno dopo giorno, l’attività ordinaria in una situazione che resta straordinaria: le piattaforme contrattuali che ora saranno discusse con le lavoratrici e i lavoratori; il dato sulla rappresentatività che l’Aran certificherà a fine anno e per cui bisogna farsi forti col tesseramento; le prossime Rsu che, ai tavoli aziendali, saranno protagoniste nel contrattare l’organizzazione del lavoro, dopo i rinnovi contrattuali e il nuovo sistema di classificazione.

“Ringrazio tutti voi per aver tenuto tra mille difficoltà in questa fase inedita e a volte disperante che ci ha visti impegnati su fronti non solo sindacali ma, e soprattutto, umani – ha detto Vanoli concludendo il suo intervento – . L’importanza di fare rete tra noi si è mostrata ancora una volta elemento che ha fatto la differenza e che ha cercato di non far sentire nessuno solo, anche quando ci ha colto un senso di impotenza. Ricordiamocene per tutte le sfide e le difficoltà future”. (ta)