8 Dec 2022
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Inps: indetto lo stato di agitazione del personale

L’istituto previdenziale viene criticato per servizi non erogati sotto pandemia.  “Attacchi ingiusti. In Lombardia, grazie all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori, la percentuale di ‘prodotti Covid’ erogata è stata, nella fase più acuta dell’emergenza, tra il 90 e il 95%” afferma Trevisani, coordinatrice Fp Cgil

1 lug. – Indetto lo stato di agitazione all’Inps. I sindacati protestano per il venir meno dell’accordo del 3 giugno sulla sicurezza nel tempo della pandemia. “Un ottimo accordo, che guardava alla tutela della salute delle operatrici e degli operatori dell’istituto insieme a quella dell’utenza – spiega in video conferenza Antonella Trevisani, coordinatrice Fp Cgil -. Ma il 23 giugno, con una disposizione interna, l’Inps è andata in violazione dell’accordo che per noi voleva incidere sull’organizzazione del lavoro e la relazione con il pubblico”.

L’istituto previdenziale, con la ‘fase 3’, ha deciso riattivare l’accesso fisico all’utenza. Non sarà così in Lombardia, la regione più colpita dal virus, dove “è stato siglato un accordo sulla sicurezza che ricalca quello nazionale; ma non sappiamo quanto durerà, visto l’atteggiamento dell’amministrazione” sottolinea la sindacalista.

Dopo la crisi sanitaria è partita la crisi sociale e l’Inps viene criticato, da quando opera da remoto, di non essere all’altezza delle richieste. “Sono attacchi ingiusti. In Lombardia, grazie all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori, la percentuale di ‘prodotti Covid’ erogati (cioè le misure di sostegno al reddito e alle famiglie legati alle misure restrittive, dalla cassa integrazione e dal Fis ai congedi parentali e al bonus baby-sitter, fino al bonus di 600 euro per i lavoratori autonomi) è stata, nella fase più acuta dell’emergenza, tra il 90 e il 95%. La nostra regione peraltro era già allenata ai servizi di informazione su prenotazione: esclusa Milano, è stata avviata una fase sperimentale che poi è stata ripresa anche a livello nazionale – ricorda Trevisani -. Con l’attuale posizione unilaterale dell’amministrazione centrale viene archiviato un momento di innovazione importante: l’Inps che si prende cura dei cittadini e che, per evitare di esporli al contagio, arriva nelle loro case”.

Ed è su questo tasto fondamentale che batte il chiodo il coordinatore Fp Cgil nazionale Matteo Ariano. “L’innovazione era centrale nell’accordo del 3 giugno. Avevamo insistito con l’ente perché si avviasse una campagna informativa ai cittadini, per spiegare che con lo smart working venivano attivati servizi aggiuntivi e non sostitutivi alla presenza fisica. Certo, lo smart working andrà disciplinato, vedi i tempi di lavoro che si sono estremamente dilatati a danno della vita personale. Ma l’aumento della produttività c’è stato ovunque, e la sfida dell’innovazione – con cui, come sindacato, abbiamo provato a coniugare la sicurezza dei lavoratori e la garanzia dei diritti di cittadinanza – va colta” sostiene Ariano. Ribadendo che “la tutela della salute delle persone è per noi la priorità. I documenti di valutazione dei rischi, anche quelli interferenziali, vanno aggiornati. Non ci possono essere, negli uffici, operatori in mascherina e addetti alle pulizie senza dispositivi di protezione. Le sedi dell’ente devono poter essere messe nelle condizioni più sicure per poter riaprire. Laddove non ci fossero queste condizioni, faremo denuncia alle Ats e alla Procura della Repubblica”.

Proprio un anno fa, la Fp Cgil nazionale apriva le sue porte ai nuovi assunti dell’Inps, ed entrambi i coordinatori lo sottolineano. “Tra Milano e la Lombardia sono circa 600 i nuovi dipendenti” specifica Trevisani. Nell’accordo integrativo 2019, “il Tep, il trattamento economico sulle professionalità, viene dato dopo 12 mesi di servizio e non più dopo 24. È un obiettivo che abbiamo raggiunto e che coinvolge tante competenze arrivate: dagli analisti di processo ai consulenti della protezione sociale, la parte più consistente”. Per Trevisani, “ora tocca dare risposte anche alle professionalità dell’area A e B, con le progressioni verticali e orizzontali”.

“L’Inps è un pezzo centrale del nostro welfare – afferma nelle sue conclusioni Manuela Vanoli, segretaria generale Fp Cgil Lombardia -. Lo stato di agitazione nazionale deve servire a dare una risposta forte. Questa è la fase in cui si gettano le basi per il paese futuro. Le pubbliche amministrazioni vanno dotate di risorse, potenziate con il personale adeguato, ammodernate”. (ta)