8 Dec 2022
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Lo smart working al Comune di Brescia

L’esecutivo della Rsu: l’amministrazione, sotto pandemia, ha mostrato di essere ‘un organismo vivo che sa reagire ed evolvere’.

10 lug. – Sotto lockdown, il Comune di Brescia ha messo in lavoro agile 820 dipendenti su 1620. Passata (quella che è parsa essere) la fase peggiore del Covid-19, il sindaco Emilio Del Bono ha chiesto di farli tornare a lavorare in presenza. La rappresentanza sindacale unitaria delle lavoratrici e dei lavoratori ha preso subito posizione con un comunicato assertivo per la “nuova consapevolezza” che richiede cogliere le opportunità offerte dallo smart working.

A chi già dice basta al lavoro agile, l’esecutivo della Rsu replica che, invece, nell’emergenza sanitaria “ha saputo attivare competenze ed energie per raggiungere i migliori risultati possibili”, nonostante si trattasse più di home working che di smart working, ma forte di una sperimentazione già avviata dall’amministrazione comunale. L’ente ha così mostrato di “non essere una macchina cementata nella burocrazia ma un organismo vivo che sa reagire ed evolvere”.

Quali sono i vantaggi dello smart working? “Lo smart working implica un salto di visione: significa immaginare una pubblica amministrazione che, raggiungendo i cittadini nelle loro case, sui loro pc, tablet e cellulari, si fa più veloce, più ecologicamente sostenibile, più innovativa – risponde Diego Sinis, delegato Fp Cgil della Rsu -. Fondamentale è poi il fatto che il lavoro agile imponga di lavorare per obiettivi monitorando i risultati. La mera presenza in ufficio non è necessariamente indice di maggiore produttività. È stato fatto nei mesi di confinamento ed è stata un’esperienza positiva: oggi disponiamo di dati e risposte rispetto a cosa ha funzionato bene e cosa è da migliorare”.

Qualche esempio? “L’amministrazione in breve tempo ha messo in smart working centinaia di lavoratrici e lavoratori, mettendoli in rete, e ad alcuni fornendo anche pc e cellulare. In molti settori la risposta dei lavoratori è stata di grande disponibilità e flessibilità, per andare incontro, anche ben oltre l’orario di lavoro, alle esigenze della cittadinanza – risponde Sinis -. È chiaro che i settori vadano meglio organizzati, con una particolare attenzione anche ai tempi da dedicare alle istanze telefoniche dei cittadini più in difficoltà a fare richieste per via telematica. E va comunque precisato che questi servizi sono aggiuntivi e non sostitutivi di quelli erogati presso gli uffici comunali”.

Altri aspetti importanti dello smart working ripresi dal sindacalista riguardano le condizioni di lavoro. “Premesso che questo strumento andrà ben regolamentato, dai tempi di disconnessione a tutti quei diritti che possono rimandare a questa modalità di lavoro, il lavoro agile può essere funzionale a lavoratrici e lavoratori con fragilità, può essere funzionale alla riduzione delle assenze, a organizzare orari flessibili a beneficio sia dell’operatore che dell’utente, a stabilire o rinforzare il senso di fiducia tra Pa e dipendenti. Ha funzionato molto bene la conciliazione dei tempi di vita e lavoro e, in base a un sondaggio effettuato, 450 colleghe e colleghi vorrebbero continuare a lavorare da casa anche dopo il periodo emergenziale”.

Quindi? “Vogliamo aprire un confronto con l’amministrazione sulla revisione del regolamento del lavoro agile e l’introduzione di maggior flessibilità per gli orari lavorativi in presenza, sicuri che questi elementi saranno punti cardine per migliorare la motivazione e il benessere organizzativo”. (ta)