30 Nov 2021
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PAT e Covid-19: tutta colpa del personale (che non c’è)

Secondo la Commissione di verifica gestione emergenza covid-19 presso il Pio Albergo Trivulzio, istituita da Regione e Comune di Milano, dell’epidemia interna è responsabile l’assenteismo del personale. Guarneri (Fp Cgil):  “È meschino e vergognoso scaricare sui lavoratori il peso di scelte organizzative ben lontane dalle loro responsabilità”

14 lug. – Nelle case di riposo milanesi il Coronavirus ha colpito con velocità e violenza. I contagi e i decessi sono aumentati nel corso dei giorni, cresciuti fino a travolgere il mondo delle Rsa: 4000 persone contagiate, un terzo di quelle assistite nelle case di riposo del territorio metropolitano; dei 3701 decessi registrati nelle Rsa durante il periodo di quarantena, il 60% è stato ricondotto al Covid-19.

La Procura di Milano ha aperto una ventina di inchieste sulla gestione dell’emergenza nelle Rsa lombarde, alcune delle quali relative al più famoso centro di assistenza sanitaria per anziani del capoluogo lombardo: il Pio Albergo Trivulzio. Anche il Ministero della Sanità ha aperto un’indagine interna; la storia del PAT si è ingigantita insieme al numero delle morti, è finita sulle prime pagine dei giornali e, mentre iniziavano le perquisizioni e gli interrogatori, si è parlato di carenze o ritardi nelle forniture dei dispositivi di protezione al personale. 

Molti dipendenti sono stati i primi a denunciare una gestione confusa dell’emergenza e la carenza di protocolli adeguati a rallentare i contagi. Non si eseguivano né tamponi, né test sierologici, mancavano le mascherine e i camici ma, secondo la commissione di verifica della gestione dell’emergenza sanitaria, l’epidemia interna al PAT è da imputare all’assenteismo del personale.

“Dopo mesi di turni infiniti e prostranti, dopo che 270 di loro si sono ammalati, è meschino e vergognoso scaricare sui lavoratori il peso di scelte organizzative ben lontane dalle loro responsabilità – commenta Isa Guarneri, segretaria della Fp Cgil Milano -. Il personale sanitario è stato lasciato solo: senza indicazioni chiare, senza protezioni adeguate. I lavoratori sono i primi ad aver pagato la pessima gestione dell’emergenza”.

Tra gli assenteisti la commissione sembra contare anche tutti i dipendenti bloccati in quarantena obbligatoria per la comparsa di sintomi compatibili con il Covid-19 e che non potevano rientrare al lavoro senza un tampone, atteso per oltre un mese. Così come quelli che sono stati isolati senza essere mai entrati in contatto con pazienti positivi al virus e tutti i dipendenti immunodepressi o genericamente a rischio per patologie precedenti. Questi ultimi, in particolare, non avendo ricevuto alcuna indicazione, hanno tutelato la loro salute ricorrendo alla malattia ordinaria.

La commissione, poi, parla di una gestione accorta delle risorse disponibili per la protezione dei dipendenti. Già alla fine di marzo, però, le organizzazioni sindacali avevano diffidato il PAT rispetto alla scarsità dei dispositivi di protezione individuale. Pare che venissero addirittura definiti come non necessari e pure controproducenti poiché diffondevano allarme tra i pazienti. Alle lavoratrici e ai lavoratori che acquistavano in autonomia le proprie mascherine veniva chiesto di non indossarle. Inoltre, la commissione sostiene che tutti i diciassette pazienti ricoverati dall’ospedale di Sesto San Giovanni fossero negativi al Coronavirus. A dispetto del fatto che i contagi al PAT sono iniziati dal reparto dove quei pazienti erano ricoverati, su nessuno di loro è stato effettuato un tampone per accertarne con certezza la negatività.

La funzione pubblica CGIL di Milano e la CISL Fp Metropolitana hanno chiesto al PAT di provvedere al test sierologico per tutti i pazienti invece che tentare di usarli come scaricabarile. (Matteo Palma)