3 Dec 2021
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Polizia locale, una riforma necessaria

I sindacati presentano in audizione le loro proposte unitarie. Sciamanna (Fp Cgil): Gli agenti devono poter essere uguali in tutta Italia e avere gli stessi riconoscimenti e le stesse tutele assistenziali, infortunistiche e previdenziali delle altre forze di polizia

16 lug. – In Parlamento ci sono ben sette proposte di riforma della polizia locale. Cgil Cisl Uil della funzione pubblica, all’audizione con la prima Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati del 7 luglio scorso, hanno presentato la loro, in 22 punti, frutto delle elaborazioni di questi anni.

La legge quadro della polizia municipale, la 65/1986, è appunto di 34 anni fa. “È arrivato il momento di cambiarla, come è cambiato il mondo. Peraltro questa legge non ha avuto una evoluzione omogena nel paese” afferma Corrado Sciamanna. Il coordinatore Fp Cgil Lombardia sottolinea in particolare tre punti delle proposte unitarie: “Uno. Il lavoro della polizia locale va riconosciuto come lavoro usurante, come è per i colleghi della polizia di stato. Due. L’indennità di vigilanza, assegnata dal 1995 a tutti gli agenti, va alzata almeno al 60% di quella presa dalla polizia di stato, che supera i 500 euro al mese mentre la nostra si aggira sui 90 euro. Tre. La formazione. È sempre un fattore cruciale, sulle attività di sicurezza pubblica, polizia stradale e giudiziaria, su tutte altre eventuali mansioni che ci vengono attribuite. Chiediamo, in particolare alle Regioni, di istituire scuole di formazione, accademie. Alcune ce ne sono già in Lombardia, vedi Polis. Bisogna fare di più”.

Tra gli altri punti, Sciamanna pone quello dell’arma in dotazione. “Abbiamo il vincolo dell’arma, non possiamo uscire dal Comune in cui lavoriamo armati. Per cui se lavoro a Milano ma vivo a Como e magari devo passare per Corsico, prima devo rientrare a casa a lasciare l’arma. Chiediamo la possibilità di ampliare al territorio regionale il porto dell‘arma”. Poi c’è il nodo da un lato dei contingenti minimi. “Per istituire un corpo di polizia locale ci devono essere almeno 15 agenti, per cui nei comuni più piccoli si deve procedere all’unione dei servizi”. Dall’altro dell’età media avanzata e di personale sempre più prossimo alla pensione, per cui “urge un piano straordinario di assunzioni”. Senza dimenticarsi della polizia provinciale. “Qualcuna è stata assorbita nella polizia locale. In qualche regione, come la nostra, è rimasta solo con poche unità. Prima della riforma delle province, aveva la funzione di controllo sulle materie ambientali e venatorie. Ora che quei nuclei sono spariti, chi le svolge quelle funzioni? Quando si tolgono competenze senza deciderle a chi riassegnarle è un problema”.

All’inizio facevi riferimento alla disomogeneità di applicazione della legge 65. “In alcune regioni del Nord c’è stata una accelerazione verso la polizia locale con funzione repressiva . Soprattutto i sindaci di centro-destra puntano sull’aspetto securitario. In altre regioni è rimasta più la figura dell’agente con prevalenza di compiti di controllo amministrativo. I sindaci giocano un ruolo importante. Ma noi chiediamo al legislatore di dare risposte sulla nostra figura, proprio in ragione del fatto che non si capisce più quali siano le nostre funzioni principali. Le nostre competenze vanno definite. E rivendichiamo la serietà e la coerenza di riconoscere che svolgiamo molte attività simili a quelle delle forze di polizia (polizia di stato, carabinieri e guardia di finanza) senza però averne gli stessi riconoscimenti economici, le stesse tutele assistenziali, infortunistiche e previdenziali”.

Il sindacalista riporta un esempio su Milano, la sua città. “I servizi legati alla viabilità sono stati ridotti, destinando più personale alla polizia giudiziaria.  Circa 150 agenti sono alle dipendenze del Tribunale, svolgono attività di indagine, come la polizia di stato, ma non hanno lo stesso trattamento se subiscono un infortunio né uno scivolo pensionistico come loro”.

Un punto su cui battere il chiodo, quello delle tutele. Ed è a queste che Sciamanna si aggancia nel ricordare la polemica sorta con l’amministrazione comunale di Sesto San Giovanni, che ha diffuso un video deridendo gli agenti della locale milanese in monopattino rispetto alla prestanza su 4 ruote dei suoi. “A Milano ci sono stati e ci sono nuclei di sperimentazione: in monopattino, a cavallo, i sommozzatori. I droni. A Milano siamo in circa 3000 a Sesto sono in un centinaio. I numeri e le attività svolte non sono raffrontabili . Il punto non è la competizione, semmai il sostegno reciproco che è necessario darci per rendere più forte la rivendicazione delle tutele che non ci sono. Non mi pare, peraltro, che il sindaco di Sesto stia lottando perché i suoi agenti le abbiano”.

Così Sciamanna insiste: “Noi dobbiamo essere uguali in tutta Italia. La polizia locale non può essere tutto e niente, a seconda di come le amministrazioni ritengono di impegnarci. Dalle attività di controllo a livello amministrativo, a diretta dipendenza degli enti locali, dal controllo della circolazione e sicurezza stradale, di leggi e regolamenti, si è passati ad attività di polizia giudiziaria, di pubblica sicurezza, di repressione dei reati. Il nostro campo di competenze si è molto ampliato. Non ancora i nostri diritti”. (ta)