9 Dec 2021
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Ospedale di Cittiglio: metti che ti opera un primario omofobo

Moretto (Fp Cgil Varese): situazione incresciosa, grande forza di lavoratrici e lavoratori a dire no. Zecca (Fp Cgil Medici Lombardia): chi si cura delle persone non fa differenze anzi le rispetta. I sindacati chiedono la legge contro omolesbobitransfobia, ribadendo il ruolo di uno Stato laico e una sanità pubblica senza interferenze di interessi di parte, religioni, pregiudizi.

21 lug. – “È scioccante che questi insulti siano stati lanciati quando il paziente non poteva essere consapevole perché sotto anestesia totale. Il fatto è disdicevole, in parte lenito dalla presa di posizione a tutela del cittadino da parte del personale presente”. Bruno Zecca, segretario Fp Cgil Medici Lombardia, interviene in merito alla denuncia fatta dai sindacati, la categoria fp lombarda e di Varese con i rispettivi confederali, su quanto accaduto all’ospedale di Cittiglio nel pieno dell’emergenza pandemica.

I fatti risalgono al 25 marzo e sono stati ripresi dalla stampa nei giorni scorsi. I sindacati hanno colto l’occasione del ddl Zan, attaccato da più parti perché non diventi legge, e hanno colto l’occasione per l’esatto contrario: “La legge contro l’omolesbobitransfobia è una legge quanto mai necessaria nel nostro paese, per questo auspichiamo che la proposta di legge presentata dall’on. Alessandro Zan vada in porto. Come primo passo necessario a sanare una piaga sociale per la quale occorrerà altresì, e soprattutto, un cambio di paradigma culturale. Un cambio culturale trasversale a tutta la società, perché da omofobia possono essere colti anche persone che avrebbero tutti gli strumenti – o meglio, più strumenti di altri – per non solo evitarla ma contrastarla”.

Ma cosa è successo il 25 marzo? “Un primario dell’ospedale di Cittiglio avrebbe denigrato, mentre lo operava, un cittadino, reo, ai suoi occhi, di essere omosessuale – racconta Gianna Moretto, segretaria generale Fp Cgil Varese -.  Non bastasse, avrebbe intimato a un collega anestesista che replicava alle sue dichiarazioni oltraggiose, di uscire dalla sala e avrebbe attaccato le donne che in quel periodo necessitavano di fare una interruzione di gravidanza. La situazione è a dir poco incresciosa, ma va sottolineata la grande forza delle lavoratrici e dei lavoratori, medici, infermieri e personale di sala che, pur con la possibilità di mettere a rischio carriera e serenità professionale, hanno comunque preso posizione a difesa dei diritti civili” sottolinea Moretto. E c’è pure chi ha fatto un esposto. “Il primario è stato sospeso, sottoposto a provvedimenti disciplinari e ci sono indagini in corso”.

“Si è venuti meno alla deontologia medica da un lato e si è gettato discredito su una categoria professionale dall’altro. La buona notizia è che c’è chi dice no, affrontando direttamente la situazione. C’è chi dice no, partendo dai luoghi di lavoro, con i rischi che potrebbe comportare ma con la consapevolezza di diritti che sono inalienabili agli esseri umani. E con tutta la dignità che occorre” ribadiscono i sindacati, evidenziando il ruolo giocato dagli operatori per “contrastare le discriminazioni, partendo da loro. È la prima leva culturale e sociale da agire. Noi siamo e saremo al loro fianco. Anche in questa battaglia per fermare omofobia, lesbofobia, bifobia, transfobia. Una battaglia per ribadire il ruolo di uno Stato laico e, nel caso specifico, di una sanità pubblica che non deve essere influenzata da convinzioni religiose, pregiudizi, interessi di parte, ma esclusivamente dalla sua missione: la tutela della salute delle persone”.

Zecca ragiona anche su un altro elemento. “Siamo tutti professionisti e l’ultimo contratto spinge proprio sulla valorizzazione di tutte le figure professionali. L’atteggiamento di questo primario – da quanto si apprende anche dalla stampa – farebbe riferimento a una concezione arcaica del suo ruolo che è gestionale e non di comando. Quindi abusare del proprio ruolo, attaccare una persona per il suo orientamento sessuale, gettare discredito su una intera categoria ledendo la figura di tanti medici è molto grave, dal piano deontologico a quello etico, dal piano umano a quello aziendale. E le aziende ospedaliere devono garantire che questi episodi non accadano attraverso precisi codici di comportamento”. Per il dirigente sindacale, questo caso specifico “che sarà giudicato nelle sedi opportune, ha trovato un suo riscatto proprio nella determinazione dei lavoratori a opporsi a chi discrimina. Chi si cura delle persone non fa differenze anzi le rispetta, e così vogliamo che sia non solo in sanità ma nella società tutta”. (ta)