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18 Ottobre 2021 - 17:23
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Sanità privata, basta scuse: contratto subito!

Aris e Aiop tardano a convocare i sindacati per firmare definitivamente la pre-intesa del 10 giugno. Cgil Cisl Uil della funzione pubblica preavvisano: non costringeteci al conflitto

27 lug. – Il detto dice che una ciliegia tira l’altra. Nella storia per rinnovare il contratto della sanità privata la parte delle ciliegie la fanno i pretesti delle controparti datoriali. Il rinnovo, atteso da 14 anni da circa 100mila lavoratrici e lavoratori, è stato siglato dopo tre anni di dure e tortuose trattative lo scorso 10 giugno. Ma ora la scusa di Aris e Aiop alla ratifica definitiva sarebbe quella di non avere, da parte delle Regioni, le garanzie sufficienti per poter procedere.

Apriti cielo! I sindacati di categoria di Cgil Cisl Uil hanno scritto al Presidente e al Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini e Genesio Icardi, definendo “paradossale” la vicenda e chiedendo un intervento di pressione sulle due associazioni.

“Intanto nel paese sono state fatte centinaia di assemblee sull’ipotesi di accordo che è stata approvata dalle lavoratrici e dai lavoratori, che legittimamente sono di nuovo sconcertati dall’atteggiamento di Aris e Aiop. Insomma, il contratto è un diritto non una concessione. È disdicevole questa protervia delle controparti” afferma Gilberto Creston, segretario Fp Cgil Lombardia.

Nella nostra regione sono circa 50mila le lavoratrici e i lavoratori che rivendicano riconoscimento e rispetto. “Rispetto a prescindere, per il lavoro svolto. Ma anche rispetto e valorizzazione come contraccambio alla gestione di questa difficile fase pandemica, cui ha dato il suo contributo anche il personale delle aziende accreditate. Per questo, unitariamente, abbiamo chiesto ad Aris e Aiop lombarde di premere sui rispettivi livelli nazionali perché sottoscrivano subito il nuovo contratto della sanità privata. Malcontento e tensione stanno salendo tra gli operatori, si stanno già organizzando sul territorio iniziative di mobilitazione ma vorremmo evitare di riaprire il conflitto quando ormai la strada dovrebbe essere in discesa. Anche perché le aziende sanitarie hanno bisogno di tornare a erogare tutte le prestazioni sospese nei mesi in cui il Covid è stato più aggressivo – sostiene Creston -. E anche perché un’altra intesa attende le due controparti: quella per rinnovare il contratto, fermo da 8 anni, alle lavoratrici e ai lavoratori delle Rsa”. (ta)

  • In foto, la protesta di Susanna Calti, delegata Fp Cgil, con sue colleghe della Clinica San Giuseppe di Milano (Multimedica)