25 Sep 2022
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Giustizia e lavoro agile

Russo (Fp Cgil): attraverso protocolli organizzativi possiamo garantire la tutela della salute, la sicurezza, l’erogazione del servizio

8 sett. – Circa il 70% del personale della giustizia dallo scorso 1° luglio, come vuole il Decreto “Rilancio”, ha ripreso a lavorare in presenza negli uffici, mentre lavoratrici e lavoratori con fragilità o con figli minori sono rimasti in lavoro agile. Nelle pubbliche amministrazioni lo smart working è stato prorogato fino al 15 ottobre.

Un bilancio di questa esperienza? “Va precisato che gli uffici giudiziari sono ripartiti il 13 maggio, anche se la percentuale dei lavoratori in presenza è salita da luglio – afferma Felicia Russo, coordinatrice Fp Cgil -. L’esperienza dello smart working è stata generalmente positiva. Dopo la prima settima di smarrimento, con l’inizio dell’emergenza sanitaria da Covid-19, tutte le attività smartabili sono state organizzate per come possibile in modo da continuare a rispondere ai bisogni della cittadinanza. Non racconta la realtà chi dice il contrario. Ma ora noi chiediamo di più”.

Cioè? “Intanto, bisogna considerare che il virus, per quanto attutito, circola ancora e la tutela della salute e della sicurezza sia di lavoratrici e lavoratori sia dei cittadini resta la priorità. Bisogna evitare l’affollamento dei palazzi di giustizia e assicurare il distanziamento sociale. Ma bisogna anche cogliere le opportunità offerte da questa modalità di lavoro e investirci in termini di sistema, con visione. Per questo il tema vero – prima ancora di una nuova regolamentazione dello smart working, per cui incontreremo il Ministero l’11 settembre – è l’organizzazione del lavoro” risponde Russo.

A cosa ti riferisci? “I tribunali possono essere anche sedi di pregio architettonico ma non sono adeguati a ospitare in sicurezza tante persone. Attraverso protocolli organizzativi, firmati da amministrazioni, sindacati e avvocati, possiamo consentire l’erogazione stabile del servizio: dilatando la presenza dell’utenza negli uffici, individuando, a fronte dell’esperienza maturata nei mesi scorsi, le attività che possono essere svolte telematicamente. Senz’altro dovremo affrontare il nodo dei dati sensibili (vedi quelli di natura penale ma non solo) che impediscono – questi sì – il lavoro da remoto. Per questo chiederemo che venga rafforzata la rete e messa in sicurezza. Su tutte queste partite, come prevede il Protocollo nazionale siglato nel luglio scorso, stiamo chiedendo incontri a livello territoriale alle varie amministrazioni giudiziarie per riorganizzare al meglio la ripresa dopo il periodo feriale”.

La coordinatrice tiene ad aggiungere che “mettendo a frutto un’esperienza positiva come il lavoro agile, attraverso la modernizzazione della giustizia miglioriamo la vita del paese, non solo quella delle lavoratrici e dei lavoratori. Questo pezzo di pubblica amministrazione, fondamentale bene democratico, per farsi traino nell’innovazione ha bisogno però di risorse, da qui la richiesta che si colga assolutamente l’opportunità offerta dall’Unione Europea con il Mes”. (ta)