8 Dec 2022
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Cooperative sociali / La lotta degli educatori del cremasco

Ieri la Fp Cgil Cremona ha organizzato un’assemblea a Crema per confrontarsi “sul percorso da seguire per la corretta applicazione del ccnl e vedere riconosciuto il giusto valore al lavoro educativo”. Il delegato Favalli: “È stato un momento importante”

24 sett. – “Dall’assemblea siamo usciti con entusiasmo. Abbiamo avuto per la prima volta l’occasione di trovarci insieme, di avere un confronto collettivo su come sviluppare strumenti per trovare soluzioni. È stato bello non sentirsi più soli”. Francesco Favalli, 28 anni, è un educatore ed è rappresentante sindacale aziendale Cgil in una cooperativa sociale del cremasco che offre servizi di assistenza educativa per studenti con disabilità, sia a scuola che a domicilio. Ieri anche lui è intervenuto all’assemblea organizzata dalla Fp Cgil Cremona alla Sala Alessandrini di Crema, rivolta proprio a educatrici ed educatori professionali dipendenti di cooperative che gestiscono i servizi educativi dei comuni del cremasco.

“È stato un momento importante, primo risultato di un lavoro che, seppur in fase embrionale, sta andando avanti bene. Ritrovarci ieri in sala in una cinquantina è stato un successo – ribadisce soddisfatto Favalli -. Prima avevamo una bassa sindacalizzazione. Ora abbiamo costruito una rappresentanza per circa i due terzi della forza lavoro delle cooperative sociali del territorio”.

La realtà di queste lavoratrici e lavoratori era già dura prima del Covid e ora si è ancora di più appesantita. Quali sono i principali problemi? “Può parere strano, ma nel settore non tutti sanno che c’è un contratto nazionale, che ci sono dei diritti per il lavoro educativo. Spesso educatrici ed educatori sono sotto il ricatto morale per cui se accampano rivendicazioni stanno mancando di rispetto ai minori che assistono. Si fa leva sul nostro buon cuore – racconta il delegato Fp Cgil -. Il contratto nazionale non applicato correttamente è la maggiore criticità. Tanti di noi, ad esempio, sono sotto-inquadrati: il nostro titolo di studio è richiesto per legge ma non viene considerato. Tra noi c’è anche chi sta inquadrato 2 livelli al di sotto, non come educatori ma come assistenti alla persona o impiegati generici. Poi ci sono le ore non frontali non retribuite, oltre al fatto che siamo pagati a prestazione e se il minore è assente da scuola non vediamo un centesimo. Questo è uno dei temi da affrontare con più urgenza. Abbiamo la banca ore e nessuno ha la maggiorazione per lo straordinario. Siamo tutti con contratto part-time, qualcuno (ma sono un’eccezione) pure in part-time ciclico. Il Covid si è ripercosso anche sul nostro lavoro – aggiunge Favalli -. Siamo stati messi tutti in Fis e le nostre attività sono dipese dalle iniziative dei singoli comuni. Nelle prime settimane di lockdown il lavoro scolastico è stato convertito in lavoro domiciliare e quello che era già domiciliare è stato sospeso: abbiamo seguito a casa bambine e bambini con disabilità che seguivamo a scuola, mentre non abbiamo più potuto seguire quelli che già prima fruivano a casa del nostro servizio. D’estate per noi c’è il crollo, da 35 ore ce ne vengono garantite 25”.

Favalli sottolinea come il territorio cremasco sia, di tutta la Lombardia, quello in cui i servizi educativi del terzo settore costino di meno, perché gli enti pubblici riconoscono loro quote minori. Ma sottolinea anche quanto sia “urgente sviluppare strategie nel caso si verificassero, a causa del virus, nuove chiusure, totali o parziali delle scuole”.

“A queste lavoratrici e lavoratori vanno riconosciuti dignità e diritti. Siamo impegnati in un lavoro capillare su tutto il nostro territorio e su un settore che non solo opera con le fragilità ma è frantumato, da ricomporre e tutelare in modo sempre più inclusivo. Siamo consapevoli che questa pandemia rappresenta un’incognita ulteriore: intanto ci dobbiamo convivere, con la responsabilità di fare la nostra parte per favorire la tenuta sociale e l’affermazione dei diritti, con la leva della contrattazione di secondo livello, sollecitando le amministrazioni locali, a partire dal Comune di Crema, ad aprire tavoli dedicati” dichiara Sabrina Negri, segretaria generale Fp Cgil Cremona. (ta)