9 Dec 2021
HomeBergamoAssistenti educatori / Un lavoro bellissimo ma lo cambio

Assistenti educatori / Un lavoro bellissimo ma lo cambio

La precarietà economica non dà serenità. La storia di una lavoratrice bergamasca in cerca di continuità. Rossi (Fp Cgil): quella degli assistenti educatori, dipendenti delle cooperative sociali che operano nelle scuole a sostegno degli alunni con disabilità è una figura professionale da ridefinire

29 sett. – “La precarietà si sente, anche se si hanno contratti a tempo indeterminato. Non siamo assunti dalla scuola, dobbiamo sottostare a bandi che vengono vinti dalla cooperativa nei comuni. Quindi è il comune che gestisce il nostro monte ore e il nostro lavoro nella scuola”. O, più precisamente, il comune stabilisce il monte ore dell’appalto e dei singoli studenti, la cooperativa gestisce il lavoro degli assistenti educatori. Vita dura, per loro, che supportano nelle scuole alunne e alunni con disabilità ma che, in caso di loro assenza, non vengono pagati o, al massimo solo un’ora (una sorta di calcolo del percorso casa-lavoro). La lavoratrice intervistata da una delegata della Fp Cgil Bergamo, sua collega, nel video diffuso sulla pagina Facebook della Fp Cgil Lombardia, era ai suoi ultimi giorni da assistente educatrice. “Sono tanti, tanti anni che lavoro nelle cooperative sociali. Il lavoro in sé è bellissimo. Il problema è che ci sono dei dubbi sempre, agli inizi dell’anno, su dove si è, su quante ore si hanno, e questo rende molto difficili stare sereni” afferma.

Per queste figure professionali il Covid e il blocco delle attività sono stati il colpo forse più duro. C’è chi è stato messo in Fis, il fondo di integrazione salariale, e chi, come questa lavoratrice, no. Il lockdown è stato “una cosa tremenda, difficilissima e di cui mi sto portando ancora gli strascichi. Non si è percepito nessun ammortizzatore economico. Io vivo da sola ed è stato molto difficile proseguire nella vita quotidiana con le spese”.

Da qui la scelta necessaria e sofferta per la giovane lavoratrice: “Adesso ho deciso di cambiare lavoro e di lavorare sempre in ambito sociale ma in una realtà che mi permette di avere una continuità anche estiva, cosa che la scuola non ti permette”.

Roberto Rossi, segretario generale Fp Cgil Bergamo, stima che nel suo territorio gli assistenti educatori si aggirino attorno alle 2000 unità. “Sono dipendenti di cooperative sociali che ottengono il servizio in appalto dalle amministrazioni comunali. Non hanno tutele in caso di assenza degli allievi se non appunto, e nemmeno per tutti, quella di vedersi pagare un’ora a giornata. Con questa pandemia, la precarietà segna ancora più marcatamente la vita di queste persone. Delle soluzioni vanno trovate per loro e per la tenuta della continuità educativa di studenti già fragili e che vanno accompagnati nel loro percorso di crescita – sostiene il sindacalista – A maggior ragione, proprio per questo, la figura degli assistenti educatori va ridefinita mettendo al centro il loro ruolo educativo al posto di quello assistenziale”. (ta)

⛔️ La figura dell'assistente educatore è assolutamente precaria, ancora di più in questa fase di emergenza sanitaria…

Pubblicato da Funzione Pubblica Cgil Lombardia su Martedì 29 settembre 2020