9 Dec 2021
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Inps Lombardia / I sindacati chiedono un accordo regionale sullo smart working

Trevisani (Fp Cgil): la nostra regione da sempre è apripista in termini di sperimentazioni innovative. Rispondiamo così anche alle scelte unilaterali della direzione centrale

29 sett. – I sindacati regionali hanno proposto alla direzione Inps Lombardia di giungere a un accordo regionale sullo smart working “per una sperimentazione spinta, innovativa e che possa essere anche un modello a livello nazionale, nella tradizione di questa regione che in molte occasioni è stata il motore di innovazioni poi recepite a livello centrale”. Così Fp Cgil – Cisl Fp – Uil Pa lombarde in un comunicato alle lavoratrici e ai lavoratori dell’ente che fa sintesi dell’incontro avuto venerdì scorso, 25 settembre, con l’amministrazione.

“Abbiamo voluto sfidare l’amministrazione regionale sul tema dell’innovazione, rendendoci disponibili a un accordo territoriale sullo smart working per normare con regole d’avanguardia il lavoro agile nella nostra regione e, così, da un lato, rispondere alle scelte unilaterali fatte a livello nazionale, dall’altro, proporci come modello di buone prassi” racconta Antonella Trevisani, coordinatrice Fp Cgil.

Dal 15 settembre lo smart working ha smesso di essere modalità di lavoro ordinaria nelle pubbliche amministrazioni e la direzione centrale dell’Inps ha fissato, senza confrontarsi con le organizzazioni sindacali, le nuove modalità operative per le strutture, “lasciando – spiega Trevisani – margini di flessibilità ai direttori territoriali, in ragione delle misure di sicurezza per il Covid. In Lombardia sappiamo bene cosa è stato questo virus, peraltro tutt’altro che scomparso, ma siamo anche forti delle prestazioni garantite alla cittadinanza. Il dato positivo della produttività di questi mesi (+27% a livello nazionale rispetto al 2019), con attività andate oltre i servizi ordinari, si è affermato a partire dalla nostra regione, dove è stato erogato il maggior numero di prestazioni per i cosiddetti ‘prodotti Covid’: dalle casse integrazione e Fis ai congedi parentali e ai vari bonus. Lavorando anche da remoto, – continua la sindacalista –  le lavoratrici e i lavoratori della Lombardia hanno dato grande dimostrazione di impegno e tempestività, di capacità di riconvertirsi per affrontare un’emergenza inedita. Alcuni ritardi, situazioni ancora non risolte, dipendono da fattori esterni, vedi le rettifiche alle denunce da parte dei datori di lavoro”.

La direzione regionale Inps come si sta comportando? “Nella riunione di venerdì abbiamo contestato alcune modalità rigide nell’individuazione delle giornate di smart working, chiedendo alla direzione una maggior flessibilità per consentire a tutte le lavoratrici e i lavoratori di conciliare meglio le proprie situazioni personali con le attività lavorative e abbassare i rischi di contagio, negli uffici e sui mezzi pubblici, considerando anche il gran numero di pendolari tra i dipendenti (i neo assunti lo sono tutti, risiedono fuori regione)  – risponde Trevisani -. Ma considerando pure che le scuole hanno orari diversificati per le entrate e le uscite, e questo è un elemento che condiziona le tempistiche dei genitori che lavorano. Insomma, abbiamo chiesto di limitare la circolazione delle persone e rotazioni più congeniali alle esigenze di tutti e abbiamo ottenuto la disponibilità dell’ente a dare indicazione ai direttori provinciali per una maggiore flessibilità e una gestione più condivisa”.

Un punto particolarmente dolente sottolineato dalla rappresentante della Fp Cgil riguarda la categoria dei lavoratori fragili (in Lombardia sono 204) per i quali lo smart working è necessario e normato. “Lavoratrici e lavoratori dell’istituto ci hanno segnalato valutazioni sanitarie particolarmente rigide da parte dei medici competenti: malati oncologici o persone trapiantate ancora sotto terapia non sono tati riconosciuti come soggetti fragili. Invitiamo l’amministrazione a fare tutti gli approfondimenti del caso”. (ta)