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18 Ottobre 2021 - 16:42
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Salute Mentale / L’intervento della CGIL Lombardia alla Conferenza regionale

Vangi: “Dignità, diritti, democrazia: anche quando si parla di salute mentale, anche per le persone che soffrono di disabilità psichica. Noi crediamo che cambiare sia possibile e oggi sia doveroso. Per quanto ci riguarda, noi ci siamo”

2 ott. – “L’auspicio è che tutto questo ci porti ad azioni comuni che sollecitino scelte politiche coraggiose. Scelte che guardino alla centralità della persona, che ci portino a superare la logica prestazionale o, peggio, di mercato a cui abbiamo assistito in sanità negli ultimi decenni, scelte che favoriscano la ricomposizione fra sanità, socio sanitario e sociale, che valorizzino il patrimonio di competenze e professionalità, che favoriscano il protagonismo delle comunità territoriali. Scelte che rendano davvero esigibili i diritti universali sanciti dalla nostra Carta Costituzionale, in particolare l’articolo 32”. Così Monica Vangi, segretaria CGIL Lombardia, intervenendo alla Conferenza regionale per la Salute mentale della Lombardia, promossa dal Garante delle persone private di libertà personale del Comune di Milano (sulla cui pagina Facebook è disponibile la registrazione), in collaborazione con Campagna Salute mentale, Urasam Lombardia, Rete utenti Lombardia, Club nazionale SPDC no restraint, la stessa CGIL regionale e con il sostegno della Conferenza nazionale per la Salute mentale.

Per farsi carico di una questione così radicalmente umana servono gli adeguati finanziamenti, ma nella nostra regione, fa notare la sindacalista, non si spende quanto dovuto: “È necessario arrivare al 5% del fondo sanitario nazionale – afferma -. In Lombardia le risorse vengono maggiormente destinate alla residenzialità, alle strutture chiuse, all’unica REMS di Castiglione delle Stiviere. In questi anni abbiamo assistito all’esternalizzazione delle Comunità protette a media e bassa intensità presenti nei nostri territori con un’ulteriore frammentazione dell’offerta rivolta alle persone e alle loro famiglie. In una logica – commenta – che sottende al mero taglio dei costi per luoghi e servizi non considerati evidentemente prioritari”.

Così non si investe sul personale nei distretti di salute mentale, nei centri psicosociali; scarseggiano appartamenti protetti e “personale che accompagni la persona nel suo reinserimento nel territorio. Parlo di investimenti sul personale – aggiunge – perché sono convinta che la salute mentale non sempre rappresenti una priorità e neppure ne venga riconosciuto il giusto valore”.

Vangi ha chiuso il suo intervento riprendendo il titolo dato all’assise, “È il tempo di cambiare”, sostenendo: “Noi crediamo che cambiare sia possibile e oggi sia doveroso. Per quanto ci riguarda, noi ci siamo”.

Il sindacato è in prima linea nel rivendicare politiche di prevenzione per le persone, a maggior ragione se portatrici di fragilità, di problematiche di salute mentale, ma occorre dare mani e gambe ai servizi territoriali perché possano farsene carico bene e sul serio. Molto interessante, qui, l’approccio che guarda agli effetti “che ancora non stiamo vedendo della pandemia” e che potrebbero colpire chiunque: lutti, sofferenze, scelte difficili, isolamento sociale dei bambini e dei ragazzi nel lockdown, “l’isolamento forzato di anziani e disabili residenti in strutture”, perdita del lavoro.

La salute mentale è dunque un tema di salute che riguarda tutti. Ma il sistema sanitario e socio sanitario regionale non la garantisce a tutti, come l’esplodere del Covid ha ormai reso innegabile. Regione Lombardia, con il costante spostamento di risorse dal territorio all’ospedale, dal territorio alle residenze, dal pubblico al privato ha impoverito i servizi di prossimità. Lo smantellamento dei distretti, la carenza di medici di base, il misconoscimento delle professionalità – non riconoscerne il faticoso lavoro con persone portatrici di disabilità psichica, nonché le competenze e la formazione necessarie -, i tagli all’assistenza domiciliare hanno impoverito le forze equipaggiate per erogare il diritto alla cura e al benessere. Tutto il contrario di quello che il sindacato, unitariamente, chiede già dal 2018 e ha ribadito scendendo in piazza tre volte, sotto Palazzo Lombardia, lo scorso giugno, insieme alle categorie della funzione pubblica e ai sindacati dei pensionati: bisogna investire, investire, investire! Servono risorse economiche e umane per potenziare i servizi territoriali di prossimità, fare rete con le strutture ospedaliere, riorganizzare le Rsa. Serve l’integrazione tra il socio sanitario e il sociale, il “coinvolgimento degli enti locali, dell’associazionismo, del volontariato, del terzo settore”.

Per Vangi la legge 23/2015, la cui sperimentazione termina con il 2020, va rivista. “Non siamo d’accordo con chi pensa a rivisitazioni di pura forma, crediamo che proprio il ruolo del territorio e dei suoi servizi debba cambiare, che l’assetto del sistema sanitario e sociosanitario lombardo debba essere modificato – afferma -. In questo quadro anche i servizi e le strutture che si occupano di salute mentale devono essere riletti e ripensati, anche destinando parte delle risorse che potranno arrivare con i fondi europei e delle assunzioni di personale per la medicina di territorio definite dal decreto Rilancio e dal decreto Agosto”.

Ancora, l’“enorme” residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza di Castiglione delle Stiviere va superata creando “strutture più piccole legate al singolo territorio”. La sindacalista qui evidenzia anche il tema delle equipe forensi che vanno costituite in tutte le Asst affinché si possa “affrontare il tema dei disabili psichici autori di reato ricercando soluzioni che non siano la pura e semplice segregazione” come mostra il “lavoro prezioso” delle equipe già attive.

Dignità, diritti, democrazia: anche quando si parla di salute mentale, anche per le persone che soffrono di disabilità psichica. Sembrerebbero affermazioni scontate ma nella pratica lo sono molto meno, ed è per questo che, come CGIL, partecipiamo al dibattito su questi temi, in particolare nell’ambito della Campagna per la Salute mentale cui aderiamo con convinzione. Con modestia, con grande rispetto delle competenze, dei saperi, delle esperienze e dell’enorme sofferenza. Con modestia ma con determinazione” sostiene Vangi, guardando a Giuseppe Di Vittorio e a Franco Basaglia. “Il diritto ad una vita dignitosa e all’inclusione sociale delle persone più fragili necessita dell’impegno dell’intera comunità oltre che della volontà politica a superare i limiti già presenti prima dell’emergenza sanitaria e che quest’ultima ha solo fatto emergere con prepotenza”.

La CGIL c’è, con la protesta e con la proposta. (ta)


E’ Il Tempo Di Cambiare – Conferenza Regionale Salute Mentale Lombardia

Pubblicato da Garante delle Persone Private della Libertà Personale del Comune di Milano su Giovedì 1 ottobre 2020